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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato in visita a Milano per ammirare i padiglioni dell’Expo. È rimasto soddisfatto dell’organizzazione, tanto da farsi persuadere dalla moglie a vedere per ben due volte lo spettacolo dell’Albero della Vita.

Successivamente, durante la cena, il premier ha colto l’occasione per discutere di economia con il commissario unico dell’esposizione, Giuseppe Sala; con qualche allusione al nuovo premier italiano ed alle sue manovre per abbassare le imposte. (No, non sono tasse. Quelle che vengono imposte, si chiamano imposte. Le tasse servono a pagare un servizio richiesto direttamente dal cittadino, ma questo è un altro discorso; torniamo in tema.)

Il premier Netanyahu durante il discorso

La discussione si protrae a lungo, fra le portate tipiche della cucina italiana, cosicché il discorso verte sul personale: il premier Netanyahu chiede al commissario Sala “E lei, quanto paga di tasse?“, il commissario non mente e risponde “Circa il 50 per cento“. Certo, in quanto dirigente; ma come imprenditore quanto pagherebbe?

Immediatamente si inserisce nel discorso l’imprenditrice, Cavaliere del lavoro e presidente Expo  Diana Bracco “Per le aziende è anche peggio“, frase alla quale non serve aggiungere altro.

Il premier israeliano rimane sbalordito, forse nessuno l’aveva informato del regime che da decine d’anni si propone di far soffrire in una lenta agonia gli imprenditori e le aziende italiane, mentre le multinazionali e le banche godono di incentivi. Anche questo, però, è un altro discorso.

Chiede una penna, in pochi istanti arriva un cameriere al tavolo con l’oggetto richiesto; prende il menù della serata, lo gira ed inizia a disegnare. Ciò che ha disegnato non era altro che la Curva di Laffer, la raffigurazione di un semplice principio: se si portano le aliquote fiscali da una zona critica ad una più bassa, aumentano le entrate ed il benessere dei ceti meno abbienti.

 

Foto del grafico disegnato da Netanyahu sul retro del me

Lo stesso principio era stato spiegato per la prima volta da Arthur Laffer a Ronald Reagan, scrivendolo su un tovagliolo. Non tanto diverso da quanto accaduto all’Expo.

Benjamin Netanyahu è stato fino al 2005 ministro delle Finanze di Israele, dunque la sua voce non conta poco; ha aggiunto, sempre durante la cena: “Noi abbiamo fatto così ed ha funzionato.Siamo riusciti a tagliare l’aliquota fiscale dal 36 al 25 per cento e gli introiti fiscali sono cresciuti.

Prima che il discorso venisse abbandonato per abbracciarne uno nuovo, il commissario Sala chiede gentilmente “Posso conservarlo?“, riferendosi al menù scarabocchiato. Il premier sorride e risponde “Certo, non è mica un segreto.”

Ci sono persone che, per anni, nel nostro paese hanno combattuto al fine di abbassare le imposte, spesso e volentieri scambiati per opportunisti che desideravano alleggerire i propri conti con lo Stato. O forse lo proponevano proprio loro perché subiscono in prima persona il sopruso? Sembra un concetto impossibile, figuriamoci. Alla fine della fiera, le stesse persone che volevano più imposte per gli imprenditori e meno per i dipendenti, preferiscono lavorare per lo Stato motivando se aprissi anche solo un piccolo negozio, verrei massacrato dal Fisco.

Ah già, dimenticavo che è facile affrontare i problemi se non ci riguardano; per non dire altro.
Anzi, stavolta si può dire che sono tutti bravi a pagare con il portafoglio degli altri.

 

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