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I liberali liberisti, ormai da decenni, non hanno più un movimento o partito di riferimento.
Oggi non è così facile fare politica, in quanto lo stile populista è maggioritario su tutti i colori politici. Il populismo è figlia del socialismo e il socialismo ha sempre preferito la politica del consenso. La politica del consenso viene inteso, da parte mia, vuol dire “mediare tra i due litiganti”, facendo tutti “fessi ma contenti”.

La mediazione però non ha molto senso quando un pensiero politico è poco diffuso o se non esistono forze politiche di rilievo. Serve un liberalismo che sappia prendare delle posizioni chiare e coerenti e che sia in grado di non cadere nella “trappola” della politica del consenso con posizioni politiche ibride. Ma se vogliaml tornare alla ribalta, non possiamo stare dalla parte di entrambi su una questione, ma essere pronti a scegliere da che parte stare senza timori.

Prendere una posizione vuol dire avere degli avversari, ma io penso che non sia un problema, anzi penso che possa addirittura fare bene per un movimento che presenta un pensiero politico quasi estinto.
Perché? Perché avere degli avversari vuol dire, per inevitabile conseguenza, avere anche degli amici che saranno pronti a votare, in caso di elezioni.

Non bisogna avere timore, bisogna avere il coraggio di giocarcela parlando di temi troppo poco discussi in questi decenni. Non bisogna trascurare che, per motivi elettorali, una forza politica è costretta a stare in una coalizione. Quindi dovrà essere in grado di portare avanti i propri cavalli di battaglia, non trascurando le regole del gruppo. Ma la priorità, per iniziare ad avere una forza liberale liberista, ambiziosa di diventare maggioritaria nel paese, deve essere quello di dire ciò che pensa.

Deve dire che se lasciamo allo Stato meno cose da fare, avrà bisogno di meno soldi, quindi meno tasse. Ma non solo, perché dobbiamo dire che se lo Stato ha meno compiti vuol dire che si impegnerà maggiormente nei suoi compiti principali come gestire la giustizia, la politica estera e la difesa.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che il sistema del lavoro in Italia non funziona più. Dobbiamo avere il coraggio di dire che siamo stanchi di un sistema che favorisce gli occupati e penalizza i disoccupati o i nuovi lavoratori come i giovani.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che la partitocrazia e l’eccesso di burocrazia sono una vera grana per l’Italia. Non possiamo più accettare che i cittadini debbano pagare tasse per coloro che si divertono con i vari consigli d’amministrazione, come la RAI. La burocrazia è un fenomeno che si è rafforzata di pari passo con lo sviluppo delle politiche socialiste e, quindi, noi dobbiamo rispondere con politiche di “Deregulation”, cioè uscire da questo caos di documenti, tempistiche esagerate, leggi e regolamenti lunghissimi.

Bisogna avere il coraggio di dire che è necessaria per l’Italia una vera Privatizzazione dell’Industria Di Stato e per l’abolizione degli Ordini Professionali, che da troppi anni hanno reso l’economia italiana

Bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco perché solo così inizieremo a valere qualcosa.

 

Di Dadone Raffaele

Diffondi il Liberalismo!
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Categories: Politica

Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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