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Qualsiasi cosa stiate facendo, tenetevi forte. Non vi dico di stringere le mani sul volante perché, per quanto apprezzabile, spero proprio che non stiate leggendo il blog mentre siete alla guida. Appoggiate la tazzina del caffè bollente, trovate un posto a sedere e preparatevi.

La nostra “Ferocia” ha fatto sì che oggi abbiamo per voi una notizia incredibile, uno scoop sensazionale in esclusiva mondiale qui su l’Individualista Feroce: Richard H. Thaler, padre dell’economia comportamentale, ci ha detto, in via confidenziale, che intende rinunciare al Premio Nobel vinto qualche settimana fa.

Chiudete la bocca o la gente che vi guarda penserà che stiate avendo un ictus.

Subito gli abbiamo chiesto spiegazioni al riguardo e lui, col suo savoir-faire del New Jersey, ci ha candidamente spiegato che nei giorni scorsi ha letto una teoria economica che gli ha fatto dubitare dei propri meriti. Ha parlato di propria “manifesta inferiorità” nei confronti di questo genio dell’economia.

Chi sarà mai, vi starete chiedendo. Un guru finanziario, forse? Milton Friedman redivivo che, non contento di aver vinto un Nobel da vivo, vuole tentare di vincerne uno anche da morto? Un bambino prodigio analfabeta del Punjab che è riuscito a conciliare capitalismo, comunismo e luddismo in un’unica, elegante teoria economica destinata a cambiare il corso della storia umana?

Ebbene no. Parliamo di Laura Castelli, 31 anni, deputata pentastellata, componente della Commissione Bilancio della Camera, nonché fedelissima di Luigi Di Maio (una garanzia, insomma).

Idem come sopra, la faccenda dell’ictus.

Quale sarà mai la teoria presentata dall’Onorevole, pardon, Cittadina Castelli? Cerchiamo di spiegarla bene.

L’altro giorno, il 19 di ottobre, la Cittadina Castelli all’EAEPE (European Association for Evolutionary Political Economy, in pratica una riunione di economisti, o presunti tali, dissidenti rispetto all’economia classica basata sul mercato) in corso a Budapest, ha presentato l’ultima mirabolante potenzialità nascosta del reddito di cittadinanza. Secondo uno studio effettuato da lei e da altri non meglio precisati esperti, il reddito di cittadinanza sarebbe in grado di sbloccare miliardi di soldi europei per investimenti e flessibilità di bilancio.

Cito testualmente: “I meccanismi europei si basano su calcoli complicati, e uno dei parametri fondamentali è il Pil potenziale, la quantità massima di prodotto interno lordo che ciascun Paese potrebbe realizzare secondo le sue caratteristiche. E all’interno di questo parametro un grande peso lo ha la percentuale di inoccupati, ovvero di coloro che non cercano lavoro

A parte l’evidente lacuna lessicale riguardo al termine inoccupati (che più correttamente sarebbero da chiamare inattivi secondo l’accezione data dalla Castelli), il PIL potenziale è una grandezza, non direttamente osservabile, del massimo valore raggiungibile dal PIL di un paese, secondo le caratteristiche proprie del paese stesso. All’interno del calcolo del PIL potenziale, gli inattivi rappresentano un ostacolo nel raggiungimento di questo massimo valore raggiungibile, poiché, se non cercano lavoro, non sono in alcun modo in grado di contribuire al PIL nazionale.

Da tempo la Commissione Europea e l’Italia hanno in corso una disputa riguardo a questo cosiddetto output gap, cioè questo ammanco di PIL rispetto al potenziale raggiungibile, ritenendo che la nostra economia sia bloccata da un elevato tasso di inutilizzo dei fattori produttivi, tra cui ovviamente anche il lavoro.

Posto che da tempo l’Europa conceda ai vari paesi membri aiuti economici in termini di flessibilità e fondi per gli investimenti al fine di combattere la disoccupazione, ecco dove la faccenda si fa scabrosa: secondo l’idea di Castelli, sono proprio questi inattivi sfaticati a causare il blocco della nostra economia. Abbiamo troppi inattivi e, a confronto, troppo pochi disoccupati. Secondo il ragionamento della Cittadina, dunque, se riuscissimo a far diventare questi inattivi dei disoccupati, il nostro output gap aumenterebbe ulteriormente, “costringendo” l’Europa a darci più soldi comunitari, sia in termini di fondi per lo sviluppo sia in termini di maggior flessibilità (puro deficit).

Come fare ciò? Sfruttando il Sacro Graal del 21° secolo: il reddito di cittadinanza.

Infatti, “Il reddito di cittadinanza trasforma gli inoccupati (inattivi, NdA) in disoccupati, cioè in persone che il lavoro lo cercano, e a cui verrà dato un reddito in cambio della frequenza di corsi e altri criteri. Verranno reimmessi nel circuito. E questo ci permetterà di chiedere agli organismi europei maggiori spazi finanziari”.

Ricapitolando: abbiamo troppi inattivi che non fanno niente, gli diamo il reddito di cittadinanza, li trasformiamo magicamente in disoccupati registrati che seguono non meglio precisati corsi di formazione e le statistiche sulla disoccupazione esplodono improvvisamente. A quel punto il premier di turno (Giggino, presumiamo) andrà in Europa a sbattere i pugni sul tavolo, pretendendo più risorse per fare rientrare questa disoccupazione galoppante. Secondo le stime degli esperti di cui sopra, l’Europa sarebbe “costretta” a concedere qualcosa come 15 miliardi di € ogni anno all’Italia. E come verrebbero usati questi soldi? Per combattere veramente la disoccupazione (che, a parte il meccanismo astruso, potrebbe essere anche un nobile fine)? Ma certo che no! Questi soldi andrebbero a finanziare… il reddito di cittadinanza stesso!

Andremmo a creare un perfetto ciclo che si autoalimenta, o quasi (il reddito di cittadinanza costerebbe 17 miliardi, ma due miliardi li trovi facilmente, dai! Basta mettere una bella patrimoniale fissa e sei a posto).

Ma perché fermarci qui, dico io? Andiamo oltre! Diventiamo tutti disoccupati! Lavoratori, ma chi ve lo fa fare di lavorare? Licenziatevi! Lo Stato e l’Europa vi manterranno. Anzi, più saremo, più soldi l’Europa sarà “costretta” a darci. In parole povere, più disoccupati ci saranno, più diventeremo ricchi!

Riuscite, ora, ad intravedere il materiale da Nobel?

Ok, ora potete riaprire gli occhi. Va tutto bene, respirate. È stato solo un bruttissimo incubo.

Richard Thaler non ha rinunciato al Premio, e Milton Friedman riposa in pace (ammesso che nell’aldilà non distribuiscano le proposte economiche dell’EAEPE. In quel caso, gli consigliamo di chiedere un passaggio a Caronte e farsi una gita per i gironi infernali con Dante e Virgilio. Almeno si distrae un po’).

Tuttavia, mi dispiace: la proposta della Cittadina Castelli è vera, drammaticamente vera.

La cosa più triste, però, non è tanto questa balzana idea, quanto piuttosto il fatto che, invece che escogitare modi realistici per risollevare l’economia italiana (taglio della spesa pubblica e taglio delle tasse, giusto per fare un esempio), si siano sprecate risorse pecuniarie e mentali per trovare un modo per conseguire una delle più classiche aspirazioni italiche: fottere il sistema.

Vedete, è proprio questo il problema dell’Italia. I politici (da destra a sinistra, passando per le Stelle e per le stalle) invece che applicare teorie economiche già esistenti e dalla comprovata efficacia, preferiscono inventarsi cose nuove, tipo bonus a cifre fisse (chi ha detto 80€?). Invece che generare nuova ricchezza, si preferisce redistribuire ricchezza. Il problema è che è sempre la stessa, e nel momento (inevitabile) in cui questa esce dall’Italia, noi non la rivediamo più.

Ahimè, ogni paese ha la classe dirigente che merita. Perché la verità, signori, è che se volete trovare i veri responsabili della nostra situazione, non abbiamo che da guardarci allo specchio.

Diffondi il Liberalismo!
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Francesco Degli Esposti

Francesco Degli Esposti

Torinese di nascita, frequento l'ultimo anno di laurea magistrale in Direzione d'Impresa, Marketing e Strategie. Mi definisco un liberale duro e puro, refrattario ai compromessi al ribasso. Mi sono unito a l'Individualista Feroce perché credo fermamente che l'unica speranza di salvezza per il nostro paese sia un'autentica rivoluzione liberale, e qui spero di poter fare la mia parte a tal fine.

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