fbpx

 

Leggevo l’articolo su LEFT di Philippe Van Parijs, economista e filosofo, uno dei massimi teorici del reddito di base.
Per proporre una somma mensile di denaro, su base individuale, indipendentemente dalla condizione economica e senza contropartite lavorative, Van Parijs è partito dal presupposto che dobbiamo uscire dalla schiavitú del lavoro dell’epoca neoliberale.

Quale epoca neoliberale? Quella dei lavoratori occupati ultraprotetti dai sindacati sarebbe epoca neoliberale?
I giovani penalizzati perché non si possono “mettere in discussione” i lavoratori occupati nei decenni scorsi, sarebbe epoca neoliberale?

Continuiamo nel ragionamento di Van Parijs. Lui è d’accordo con il pensiero di Josè Mujica che “siamo al mondo per vivere, non per lavorare”. A questo punto mi chiedo, ma se esistiamo per vivere, chi ci deve mantenere? La risposta è facile, lo Stato. Ma chi mantiene lo Stato? Noi cittadini. Infatti Van Parijs spiega che il metodo per guadagnare il budget sufficiente per finanziare il reddito di base è tassare chi produce reddito.

Ma andiamo avanti. Van Parijs ritiene che il reddito di base è comodo per evitare che le persone possano “scartare” i lavori poco dignitosi. Quindi, interpretando il pensiero del filosofo, il reddito di base ci potrebbe rendere pigri e viziati. Pigri perché non siamo stimolati a diventare dei lavoratori di alta qualità, viziati perché ci scegliamo pure il lavoro.

In generale, il reddito di base viene considerata come la madre di tutte le battaglie per (l’eterna) lotta alla disuguaglianza che renderà i poveri meno vulnerabili. Il fatto che sia una misura universale, quindi anche per tutti, è davvero preoccupante perché rischiamo davvero che chi ha l’opportunità di avere un discreto reddito possa cadere nella “trappola del l’assistenzialismo” (fare poco perché tanto ci pensa lo Stato a darmi i soldi per mangiare).

Sembra proprio che il reddito di base sia davvero un inno alla pigrizia perché come dice un altro marxista olandese, Rutger Bregman: “con il reddito di base la gente avrà la reale libertà di decidere cosa fare della propria vita”.

Oggi è in crisi l’Europa, le retribuzioni hanno meno potere d’acquisto rispetto al passato, il lavoro è meno stabile, ma queste persone non si rendono conto che se siamo in questa situazione è proprio perché i cittadini si devono sobbarcare il peso economico del sistema del welfare state costruito nel dopoguerra.

Se davvero vogliamo avere l’opportunità di “essere offline” per staccarsi per qualche ora dal lavoro dobbiamo investire su noi stessi per guadagnare potere contrattuale e un curriculum straordinario. Se non sei nessuno, perché pretendere la botte piena e la moglie ubriaca? Bisogna sempre punire chi colpisce la persona, ma non dobbiamo confondere il diritto al riposo con il diritto all’abolizione alla pigrizia. Inoltre, non possiamo più accettare che vengano perseguitati coloro che producono reddito per coloro che vogliono vivere “mantenuti e viziati”.

Diffondi il Liberalismo!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts

Attualità

13 Reasons Why e come chi ha il monopolio della forza può far male

È uscita da poco la seconda stagione di 13 Reasons Why, una serie che ha amplificato il dibattito del bullismo, della droga, del suicidio e, soprattutto, sulla responsabilità e sulle ripercussioni di certe azioni. Vediamo Read more…

Attualità

Comunisti in cerca di Rolex?

Hanno portato avanti una campagna elettorale giustizialista da separati e ora, salvo nuovi capovolgimenti, si ritroveranno insieme a governare. Due campagne apparentemente simili, ma con tante analogie. D’altronde, sono i partiti che sono riusciti a Read more…

Attualità

Perché non possiamo essere comunisti (e neanche socialisti)

Pochi giorni fa è ricorso l’anniversario della nascita di Karl Marx, un evento che è stato ampiamente celebrato in tutto il mondo occidentale, con citazioni, nuovi saggi, film e approfondimenti di vario genere. Al di Read more…