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Perché bisogna essere a favore del libero mercato? Anzitutto, perché uno dei diritti fondamentali della persona è essere libero. La società non esiste, ma esiste l’insieme delle decisioni individuali che, attraverso le proprie azioni sociali, compongono la società. Quando si tratta di scelte individuali non può essere applicata alcuna etica esterna e un governo o un pianificatore socialista non può imporre alla società delle norme che ritiene utili, ma che non tiene conto della volontà dell’individuo.
John Locke riteneva che uno dei diritti inviolabili della persona è il possesso di ciò che hanno guadagnato.

Adam Smith parlava della “mano invisibile”, in quanto sosteneva che nulla più dell’individualismo è necessario alla società per raggiungere risultati socialmente ottimi. Ebbene, quando parlo di libero mercato intendo lasciare fare (o laissez-faire) alla mano invisibile, ossia se le persone sono lasciate libere di fare e di contrattare, il benessere della società accrescerà. Ecco perché intendo che il mercato sia un mezzo o uno strumento per raggiungere il benessere e, di conseguenza, qualsiasi intervento su di esso comporta la fine del benessere.

Libero mercato vuol dire rispettare e valorizzare la persona. Il socialismo, invece, con il suo principale principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, tende a distruggere le volontà dell’individuo rendendogli la vita sempre più mediocre.

Libero mercato vuol dire vivere con razionalità e con spontaneità la strada verso il raggiungimento degli obiettivi della vita. Lo Stato e la legge sono nate per evitare il caos, perciò sono nate al servizio degli individui. Ciò implica che lo Stato o chi governa non ha il diritto di giudicare, di modificare le relazioni o contrattazioni tra le persone. Non dobbiamo dimenticare che la società non è che la somma degli individui che lo costituiscono e lo stesso discorso vale per l’interesse della comunità.

Perché il mercato viene “ritoccato”? Perché chi governa interviene sul mercato? Perché nel mercato si potrebbero creare delle situazioni in cui qualcuno vince e qualcuno perde oppure delle situazioni in cui qualcuno è più svantaggiato di un altro. Quindi si interviene sul mercato, spesso viene fatto come sorta di compensazione, in modo tale da aiutare chi è svantaggiato. Il risultato non solo soddisfa le aspettative, ma tende a capovolgere la situazione, in quanto chi era in un primo tempo avvantaggiato, si ritrova successivamente svantaggiato.

Esempio tipico sono le imposte in Italia: chi produce reddito e permette di far produrre reddito a tanti lavoratori, viene costantemente attaccato dal sistema fiscale. Un altro esempio tipico è l’attuale sistema welfare italiano, nel quale il lavoratore operaio è un soggetto tipicamente svantaggiato rispetto al datore di lavoro. Con il sistema lavorista realizzato grazie alla pressione sindacalista alla fine degli anni sessanta, oggi chi è stato assunto a tempo indeterminato fino al 2007 gode di importanti protezioni a discapito sia dei datori di lavoro -che sono costretti a non assumere oppure devono ricorrere a contratti irregolari o temporanei- sia dei nuovi lavoratori che sono costretti a vivere di contratti instabili.

Questi sono due tipi di conseguenze per dimostrare cosa succede quando un Governo interviene sul mercato. Toccare il mercato vuol dire soddisfare qualcuno nel breve termine, ma nel lungo termine vuol dire rendere scontenti tutti.

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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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