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Pensiamoci, cosa succederebbe se ci fosse un partito del “meno tasse”? In questo momento storico, il centrodestra si è proposto come portavoce della Rivoluzione Liberale con slogan come “meno Stato, meno tasse, più mercato”, mettendosi in contrapposizione con la sinistra delle supertasse e della superburocrazia.

In realtà, piaccia o no, in Italia manca una forza liberale che abbia come punto di riferimento la battaglia politica contro le tasse e lo Stato Spendaccione.

Si tratta di una battaglia da portare senza dogmi ma con coerenza. La politica non è una scienza esatta, quindi una politica non può avere due esiti simili in due contesti diversi. Se si decide di portare avanti una politica di Meno Tasse e di Meno Stato bisogna portarla fino in fondo e non cadere nella trappola della politica del consenso che è caratterizzata da promesse di spesa sociale.

La tutela dei poveri non deve mai mancare perché è solo se ciascun cittadino gode di buona e sufficiente ricchezza che una nazione può essere considerata davvero in buona salute. Il confine tra la tutela dei poverissimi e il promettere o realizzare politiche di assistenzialismo o di interventismo economico è molto sottile. Di conseguenza, se un partito chiede meno tasse e meno Stato, ma alla fine realizza delle politiche contrarie all’obiettivo prefissato, perde qualsiasi tipo di credibilità e perderà sempre più elettorato.

Per questo motivo bisogna lavorare per portare avanti un partito veramente liberale che si metta in gioco contro le tasse. Questa è una battaglia che, se condotta in modo continuo e serio, può portare a dei grandi risultati.

Non è un percorso facile se consideriamo che l’Italia è stata per anni a sentirsi dire che il Governo sia l’unico in grado di risolvere i problemi e l’unico in grado di assisterci nei momenti difficili. Non dobbiamo cadere nella tentazione, ma avere la forza di spiegare quali siano i benefici di una politica liberale di Meno Stato e Meno Tasse.

Ripeto, non è semplice se consideriamo che tanti partiti tendono a parlare di liberalismo e di meno tasse, ma non dobbiamo limitarci a fare solo qualche proposta. Quando si porta avanti una politica liberale, bisogna tenere bene in mente che in Italia, sia a destra che a sinistra, i principali partiti sono più vicini al socialismo. In realtà non è sempre una scelta, ma una questione culturale. Nel corso del ventennio cinquanta-settanta hanno diffuso la convinzione che debba essere il Governo a intervenire per risolvere i nostri problemi. Il Governo interventista appartiene alla cultura socialista e, se ci fate caso, in tutti i principali partiti politici vediamo proposte in tal senso. Sei disoccupato? Allora metto il Reddito di Cittadinanza. La sensazione è che manchi l’idea di pensare ad un altro tipo di politica. Se la disoccupazione è alta, potrebbe essere proprio colpa del Governo invadente che penalizza con tasse e burocrazia? Invece no, tendiamo ad intervenire per curare, ma mai per prevenire.

Ecco perché penso che la principale grande sfida di un partito del meno tasse sia quello di iniziare un’opposizione culturale contro tutto ciò che ci hanno fatto credere nel corso di questi decenni sulle funzionalità del Governo e dei compiti dello Stato. Rompere questa ipnosi socialista non è semplice, ma insistendo possiamo compiere un grande risultato politico che renderà l’Italia un grande Paese.

Diffondi il Liberalismo!
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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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