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Sin dai tempi della prima elezione post-fascismo del 1946, l’Italia ha un sistema politico multipartitico. Cosa vuol dire multipartitico? Vuol dire che vengono eletti in Parlamento più di 4-5 partiti politici. Un sistema stimolato soprattutto dalla legge elettorale proporzionale che è durata per tutta la Prima Repubblica.
Nonostante le riforme elettorali realizzate dal 1992 ad oggi, tranne il 2008, continua a persistere il sistema multipartitico. Nelle elezioni del 2013 sono entrati i seguenti partiti politici:
– Popolo della Libertà (oggi Forza Italia)
– Partito Democratico;
– Sinistra Ecologia Libertà (oggi Sinistra Italiana);
– Fratelli d’Italia;
– Lega Nord;
– Movimento 5 Stelle;
– Scelta Civica;
– Centro Democratico.

E i liberali dove sono? Un po’ ovunque, un po’ da nessuna parte.

Si avvicinano le elezioni e si stanno perfezionando le alleanze politiche. Se da una parte ci sono i partiti politici maggioritari che si giocano le chance per vincere le elezioni o comunque per ottenere la maggioranza, dall’altra ci sono i partiti politici minoritari che se la giocano per sopravvivere.

Ebbene, la mia intenzione è focalizzarmi sui partiti minoritari. Parliamo di una categoria piuttosto variegata, ma con tratti abbastanza simili tra loro. L’aspetto più comune tra questi partiti è avere un programma politico piuttosto rigido e ideologizzato. Tra i partiti in passato avevamo anche il Partito Liberale Italiano.

Con il passare del tempo i partiti minoritari (e -ahimè- anche i partiti liberali) hanno subito un perenne declino e faticano ad entrare nelle case delle persone. Con il declino della democrazia rappresentativa, questi partiti minoritari hanno perso quell’elettorato di nicchia che  permetteva loro di entrare in Parlamento.

Se da una crisi possono nascere delle opportunità, questa frase non vale per i movimenti liberali o per il singolo politico liberale. Il liberalismo è un pensiero politico talmente poco conosciuto che, in un sistema statalista e socialista come quello italiano, può ottenere grandi consensi. Ma manca la capacità di investire nelle idee, di creare un progetto a lungo termine come quello avviato da noi Individualisti Feroci che ogni giorno investiamo tempo e denaro per diffondere le idee liberali.

Invece, gli addetti al lavoro (liberali) preferiscono pensare che l’Italia non potrà mai essere liberale, preferiscono pensare al breve termine e preferiscono investire sulla propria presenza in Parlamento, con malizia o con l’idea di poter rappresentare il Liberalismo. Di conseguenza, si costruiscono delle alleanze particolari con altri partiti, talvolta lontani dal Liberalismo. La speranza è quella di investire il più possibile su se stessi, entrare in Parlamento e dopodiché presentare da soli le proprie istanze liberali. A questo punto, mi chiedo, ma il liberalismo deve essere umiliato a tal punto da essere usato solo per qualche istanza?
Uno potrebbe dire “beh, meglio di niente”, ma sinceramente penso che con questo sistema evoluzioni non ce ne siano state. Ad esempio, lo stipendio da Parlamentare potrebbe essere reinvestito per diffondere le idee liberali, ma purtroppo non capita mai.

In questo modo, il liberalismo rischia davvero di scomparire perché se i liberali non fanno i liberali, l’elettore liberale smetterà di votare o voterà il classico “meno peggio” e il liberalismo sarà sempre più assente dagli ambienti della politica.

Quindi sono completamente sfavorevole ad alleanze politiche opportunistiche perché aiutano solo il partito maggioritario a capo della coalizione. Se da un’elezione all’altra passano 5 anni, è davvero così difficile iniziare un percorso politico alternativo a questi “minestroni” pre-elettorali?

Non voglio cadere nella logica populista per cui si fa politica solo per la poltrona o per i soldi, ma se penso a quei liberali in Parlamento che hanno la possibilità di fare (ma non fanno nulla, oppure non ci riescono perché il loro partito liberale non è) qualche pensierino viene.

In conclusione, L’Individualista Feroce sta diventando una grande famiglia liberale apartitica, quindi non saremo noi a dire chi votare o chi non votare, ma continueremo nella nostra linea di investire sulla cultura liberale.
Non solo in campagna elettorale, ma quotidianamente.

Diffondi il Liberalismo!
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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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