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Sorpresa! Il mercato dell’auto si è ripreso e, non solo, va alla grande. Il quotidiano tedesco “Die Welt” attraverso la sua pagina online fa sapere che, secondo la VDA (Verband deutscher Autoindustrie, una sorta di automobilclub tedesco) sarebbero state vendute 84,6 milioni di autovetture in tutto il mondo. Tutto ciò nonostante il dieselgate e gli scandali che parevano fatti sorgere ad orologeria (Volkswagen nel settembre 2015).

In effetti negli ultimi anni il mercato dell’automobile non ha vissuto giorni particolarmente felici. Se penso al mio piccolo ad esempio, alla città dove abito e cioè Torino, per tutta la durata del semestre freddo (da ottobre) le auto diesel fino all’Euro 4, e alcune volte anche i mezzi Euro 5, sono state costrette nei garage complice una siccità eccezionale e un’amministrazione comunale non certo impeccabile, che non ha trovato di meglio che far restare a piedi un’area metropolitana di quasi 2 milioni di abitanti.

Berlino d’altra parte viene portata spesso e volentieri ad esempio, come città della mobilità sostenibile, in cui solo la metà dei propri abitanti possiede un’automobile. Nelle nostre città il numero delle “strisce blu” aumenta e il numero nominale dei parcheggi diminuisce.

A questo punto sorgerebbe spontanea una domanda: se il problema è l’inquinamento (che giustamente si combatte), basterebbe incentivare l’acquisto di auto ibride o elettriche. Invece no. A voler spingere per un utilizzo prevalente del trasporto collettivo nelle nostre città è anche una componente ideologica di tipo socialista o socialdemocratica: l’automobile è un mezzo privato, simbolo di egoismo ed opulenza.

Quello automobilistico è uno dei mercati in cui si sono maggiormente abbattute le scelte dirigiste dei governi europei. Le accise sulla benzina, ma anche le agevolazioni governative per l’acquisto di auto elettriche (come quella che si sono inventati al Ministero dei Trasporti tedesco) ne sono un esempio. Nonostante lo Stato induca a farci pensare due volte prima di acquistare un’automobile, le nuove immatricolazioni sono cresciute come prima: esattamente del 3% in Germania e in Francia e del 7% in Spagna e in Italia. Un vero trionfo del mercato, che è più forte sia degli incentivi statali (leggi con il denaro del contribuente) che degli scandali che saltano fuori periodicamente.

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Categories: Attualità

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