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In alcuni casi si dice “comunque vada sarà una vittoria”. Dal 5 marzo, per noi liberali, sarà comunque Governo Socialista.

Nonostante sarà una sfida elettorale a quattro fazioni, che riguarda il presunto “centrodestra” (Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia), il presunto “centrosinistra” (Partito Democratico), la presunta “estrema-sinistra” (Possibile, Liberi e Uguali, Sinistra Italiana, Articolo 1) e il Movimento 5 Stelle, sembra molto probabile che all’indomani delle elezioni avremo un Governo Socialista, a prescindere dal partito vincitore.

Il motivo è ben dimostrato dal programma di ciascun partito.

Dando per scontato che i partiti di estrema-sinistra, principalmente socialisti, propongano l’aumento della spesa pubblica per fini assistenziali, più tasse per il ceto medio e alto e più burocrazia, nelle tre fazioni non si riscontra una grande differenza.

Secondo il Movimento 5 Stelle, il sistema statale e l’organizzazione della pubblica amministrazione funzionano, ma sono le persone che lo rovinano. Quindi il loro programma si concentra nel porre delle regole che metta “a freno” le distorsioni negative favorite dall’attuale sistema statale (dal vincolo di mandato alla legge sugli appalti, dalla legge sui scafisti alla legge sugli impresentabili ecc). Il sistema italiano che si distingue in eccessiva burocrazia, in una pressione fiscale molto alta ed estremo paternalismo, non viene mai messo davvero in discussione dai grillini. Anzi, rincarano persino la dose proponendo il Reddito di Cittadinanza.

Il Partito Democratico è senza dubbio il partito più in difficoltà. Nonostante le varie rotture interne il partito socialdemocratico di Renzi conserva una solida base elettorale, ma che potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro. Per fare un esempio calcistico, il Partito Democratico è come se fosse una squadra in difficoltà che si trova nei tempi supplementari e cerca di far scorrere il tempo al fine di raggiungere i calci di rigore per sperare in una vittoria. Non solo, ma una possibile coalizione  post-elezioni con i liberali radicali, essendo particolarmente deboli in termini di voti, rende il partito ancora più liquido. Infatti, con il fatto che potrebbe esserci un nuovo Governo di Larghe Intese, il Partito Democratico si adatterà alle esigenze dell’alleato, vedasi Governi Letta, Renzi e Gentiloni. Perciò tenendo conto che difficilmente il Partito Democratico avrà come alleato nel periodo post-elezioni il partito radical-liberale di Bonino e Della Vedova, non resta che fare due calcoli per capire che il partito democratico dovrà adeguarsi anche stavolta agli interessi altrui.

Anche Forza Italia è nella stessa situazione. La linea di Berlusconi sarà quella di alternare proposte liberali (reddito di dignità ispirato a Friedman e flat tax) con proposte socialiste (spese odontoiatriche e pensioni minime a 1000 euro). Questo perché Forza Italia è a capo di una coalizione molto variegata. Da una parte abbiamo Salvini e Meloni, nonostante qualche proposta liberale, propongono una linea prevalentemente nazionalsocialista (nel senso etimologico del termine!), come la lotta contro le delocalizzazioni e la protezione del Made in Italy. Dall’altra abbiamo i liberali che propongono il ridimensionamento della macchina statale, abbassamento delle tasse e riforme liberali del mercato. Nel mezzo ci sono i cattolici che propongono una linea politica di nostalgia della politica della Prima Repubblica.
Purtroppo per noi liberali, nella coalizione del centrodestra si riscontra un netto squilibrio tra i vari alleati. Infatti il partito di Parisi, Energie per l’Italia, fatica ad avere visibilità e fino al giorno delle elezioni sarà dura “farsi notare” dagli elettori. Quindi, per quanto la coalizione di centrodestra abbia sia liberali che nazionalsocialisti, molto probabilmente, sarà questa seconda componente a prevalere, costringendo Berlusconi e Forza Italia a rinunciare alla linea liberale.

Tirando le somme, le forze liberali non mancano, sia a sinistra che a destra, ma non hanno alcuna speranza di ottenere un buon risultato a causa della scarsa visibilità e della mancata organizzazione. Le forze socialiste, che siano più comuniste o più nazionaliste, anche stavolta saranno forti e maggioritarie in Italia. Purtroppo per gli italiani.

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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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