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L’abbattimento di una Chiesa e di una cittadina della Renania per far posto a una miniera di lignite sta scioccando tutto il mondo

Che cosa conta poi un paesino di 251 anime nel Land della Renania-Palatinato di fronte al fabbisogno energetico dell’intera nazione? Che se ne fa la Germania di una Chiesa, eretta nel XIX secolo e restaurata definitivamente appena 33 anni fa quando sotto di essa giace dell’utilissima lignite?

Devono essere state queste le domande alla base del ragionamento dello Stato tedesco, che ha deciso distruggere la Chiesa di San Lamberto di Immerath, insieme a tutto il resto del paesino, per aprire una nuova miniera di lignite, un combustibile fossile utile per la produzione di energia, in particolare elettrica.

Ciò è avvenuto perché la Germania, dopo anni di tranquillità su questo fronte, sta andando incontro a una crisi energetica pazzesca, in cui i costi non si possono più sostenere col solo gettito fiscale e pertanto, per non far pendere eccessivamente la bilancia dello Stato, si è deciso di produrre più energia, partendo dal combustibile fossile ben presente nei Land occidentali dello stato teutonico.

Ma pensiamo ora all’Italia: quanto tempo ha il nostro Bel Paese, primo nel mondo per Patrimoni dell’Umanità UNESCO, prima di vivere scene come quella di Immerath? Per quanto tempo ancora potremo andare avanti a tutelare il nostro territorio senza intervenire in maniera massiccia per ottenere spazio e fonti di energia?

La risposta è molto semplice: non abbiamo tempo. E non abbiamo nemmeno troppi mezzi: il solare si è dimostrato a più riprese un sistema inquinante per quanto riguarda lo smaltimento dei pannelli e di scarso valore produttivo, tanto che la Germania aveva puntato fortemente su di esso anni fa e ora si è dovuta ricredere; l’eolico ha portato a un sistema non adeguatamente regolamentato e talvolta anche lesivo dei paesaggi, come ad esempio in Sardegna o in Puglia dove l’ex-presidente Vendola ha subito più di qualche critica e qualche problema legato al costo delle stesse strutture; impossibile, poi, pensare di avviare il nucleare in un paese che già due volte ha respinto questa possibilità tramite referendum.

Come resistere, allora, ai costi energetici che l’Italia dovrà affrontare? Semplicemente puntando sì sulle rinnovabili, ma percorrendo due strade diverse. La prima è quella di lasciare l’iniziativa ai privati nella costruzione di pale eoliche, così da non danneggiare aree che lo Stato dovrebbe invece proteggere e garantendo in risposta un abbassamento del costo energetico dell’impresa che vuole auto-generare energia. La seconda è quella di favorire, tramite incentivi e detrazioni, la coibentazione e la cogenerazione.

La coibentazione è una tecnica tesa a favorire l’isolamento termico, ovvero a fare in modo che il calore rimanga all’interno della struttura – e questo abbasserebbe notevolmente non solo il bisogno di riscaldamento e di consumo energetico, ma anche il livello di emissione di polveri sottili – mentre la cogenerazione è un processo di produzione in contemporanea di energia elettrica e di calore. Questo sistema permetterebbe dunque di mettere in “cascina” quella parte di energia che solitamente viene sprecata nella produzione tradizionale di elettricità.

Che siano queste le ricette per il futuro o altre non ancora scoperte – come ad esempio il nucleare dopo la fusione dell’atomo – la questione è chiara: l’Italia non ha più molto tempo da perdere dietro agli sprechi energetici, se vuole far sì che il nostro Paese non venga martoriato come il povero borgo di Immerath che per una manciata di lignite ha perso casa e Chiesa.

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