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Luigi Einaudi, nell’articolo scritto per il Corriere della Sera per il numero del 20 maggio 1919, ragiona sulla tendenza da parte dello Stato di concedere un aumento di stipendio o una riduzione di ore di lavoro al dipendente pubblico. In primo luogo, compara la Pubblica Amministrazione con una classica Azienda privata. Nel caso dell’azienda, Einaudi spiega che, visto e considerato, l’organizzazione deve essere la più ordinata possibile, in quanto qualsiasi inefficienza è soprattutto un danno per l’imprenditore, i lavoratori tendono a non pensare troppo sulla busta paga o sull’orario di lavoro. Questo non accade nella Pubblica Amministrazione. Se consideriamo che il lavoro burocratico è spesso poco efficiente e mal organizzato, aldilà che la paga possa essere bassa o alta, è da considerare essi come un costo enorme, soprattutto per i contribuenti che pagano le tasse anche per mantenere un apparato burocratico improduttivo e malcontento. Quindi, continua Einaudi, se lo stato decide di concedere qualsiasi aumento in più ai suoi impiegati, non solo la conseguenza sarà che i contribuenti avranno un peso maggiore alle spalle, ma che il malcontento degli impiegati non sarà attenuato dall’aumento dello stipendio.

In fase costruttiva, Einaudi ritiene opportuno intervenire per risolvere il problema. A suo parere, la strada da intraprendere riguarda il fatto di “trovare il metodo con cui sia possibile migliorare le sorti economiche degli impiegati senza sacrificio per i contribuenti. Il maggior salario è possibile attraverso una migliore resa del lavoro. L’impressione per Einaudi è quella che esista una “buca misteriosa tesori nascosti”, da cui si possano ricavare a volontà i fondi per l’aumento della busta paga. Questo disincentiva l’impiegato pubblica a migliorare la propria resa lavorativa, poiché le paghe più alte verranno da sé, quasi trascurando che possa essere un costo in più per i contribuenti.

In sostanza, Einaudi descrive l’impiegato pubblico come una persona che vive in un mondo diverso da quello reale, non solo sul piano della busta paga o di un suo eventuale aumento, ma anche sul piano del tempo di lavoro, riferendosi alla tendenza degli impiegati di fare meno ore possibile e di concludere la giornata lavorativa nel migliore orario possibile.

Einaudi quindi è favorevole alla correlazione “Aumento di Stipendio – Ottima Resa Lavorativa”. Come lui stesso diceva: “Il miglioramento economico dei pubblici funzionari è inscindibilmente collegato con la riforma della burocrazia e con l’elevamento del lavoro prestato nei pubblici uffici”. Per una riforma della Pubblica Amministrazione, Einaudi ritiene opportuno anche abolire gli uffici dannosi e inutili, ridefinizione dei gradi e delle funzioni interne e l’abolizione assoluta di tutte le barriere tra i funzionari della capitale e delle province, proprio perché è favorevole ad una Pubblica Amministrazione efficiente e al servizio dei cittadini, con dei dipendenti pagati sulla base del servizio offerto al contribuente, vero datore di lavoro della situazione.

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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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