Nel 2018 il Servizio Sanitario Italiano compie quarant’anni. Un compleanno amaro se consideriamo la grave crisi che sta vivendo la sanità pubblica. Infatti i dati sono talmente allarmanti che persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha notato il declino del modello italiano.

Un declino che si ripercuote sia sulla qualità della cura e sia sull’accesso alla cura.
Ma cosa succede esattamente nella sanità pubblica?
❌ Lunghissima attesa per una visita
❌ Carenza Posti Letto Ospedali
❌ Anziani senza assistenza

La sconfitta principale per la sanità pubblica è che il cittadino è costretto a rinunciare alla sanità pubblica per rivolgersi a quella privata. Un paradosso se consideriamo che le tasse dei cittadini sono anche per godere della sanità, ossia noi paghiamo per non ricevere alcun servizio.

Secondo i socialisti, il motivo del declino è dovuto ai tagli che ci sono stati negli ultimi 10 anni sulla sanità pubblica. Infatti vantano il modello romagnolo che si basa su incentivi alle aziende sanitarie considerate virtuose. I socialisti reclamano anche la tendenza di alcuni medici a dedicarsi maggiormente al libero mercato anziché alla pubblica sanità contribuendo all’aumento dei tempi di attesa.

Facciamo un pochino di ordine. Secondo il modello romagnolo la sanità pubblica funziona solo se girano i soldi (nostri) e se quest’ultimi vengono usati soprattutto per incentivare un medico a dedicarsi alla pubblica sanità piuttosto che alla privata sanità.
A questo punto, mi chiedo, per far funzionare la sanità dobbiamo sacrificarci tutti? Perché se prendiamo in considerazione il ragionamento dei socialisti, pare che lo Stato debba spendere di più (quindi più tasse?) e il medico debba essere costretto a guadagnare meno per la collettività (a discapito del proprio profitto?).

Non sono per nulla d’accordo con l’opinione dei socialisti. Vi spiego il mio ragionamento. Ritengo che la salute sia il principale diritto da garantire alla persona. “Senza la salute non puoi fare nulla”, diceva sempre mia nonna. Ma non possiamo davvero pensare che l’attuale modello italiano sia ancora percorribile perché provoca solo inefficienza, corruzione e gravi penalizzazioni nei confronti dei cittadini. La soluzione non può essere la famosa assicurazione all’americana, ma creare un sistema tale per cui lo Stato continui a spendere per la sanità, ma non come gestore. Bisogna concludere l’esperienza del Sistema Sanitario Nazionale e valorizzare le organizzazioni di Privato Sociale – aziende autonome garantite dallo Stato – che, godendo di una tassazione particolarmente bassa e rispettando alcuni parametri, agiranno nel libero mercato. I cittadini avranno la libertà di scelta e coloro che hanno difficoltà economiche potranno usufruire del Buono Sanità, un credito da poter usare liberamente per le cure e la prevenzione.

In conclusione, bisogna aver il coraggio di dire che siamo stanchi del tira e molla tra socialisti moderni e socialisti nostalgici, nel quale i primi sono dei convinti sostenitori di un assistenzialismo razionale e i secondi sono convinti sostenitori di un assistenzialismo a 360 gradi. Se un cittadino ricorre al privato anche in regime di sanità pubblica vuol dire che non ha futuro e deve essere riformata. Spendere per la sanità va bene, ma lasciamoli nelle mani dei cittadini, così almeno non spenderanno due volte per lo stesso servizio.

 

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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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