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Si conclude con questo articolo, la parte dedicata a Sergio Ricossa, economista e saggista italiano. Abbiamo provato a farlo con lo Stra-Borghese, un libriccino che ha le idee molto chiare su cosa sia liberale o che cosa non sia liberale. Se non avete avuto modo di leggere i primi due articoli, vi lascio intanto i due link (Prima Parte, Seconda Parte).

Capitolo 9 – Cosa deve fare il borghese quando vede un suo nemico. Innanzitutto, non deve stupirsene.

Il borghese ha sempre avuto e sempre avrà molti nemici, fra cui sé stesso. Per avere successo bisogna infatti passare davanti ai concorrenti, borghesi o non borghesi. Chi stravince raramente è simpatico, ma guai a chi fallisce dopo aver lanciato la sfida..

Inizia così il nono capitolo, con Ricossa che spiega la dura vita del borghese, un lottatore isolato che prova ad emergere, ma è oggetto dello sport più diffuso, “infilzare il piccolo borghese”. Non solo, non solo deve saper emergere, ma deve essere capace di rimanere all’erta e di non ricadere sotto.
Per Ricossa ci sono, dunque, tante coalizioni contro la borghesia che presentano tesi che si rivelano, alla prova dei fatti, dei veri e propri equivoci.

E’ vero che l”Ottocento fu borghese; non è vero che di conseguenza il grosso della ricchezza sia passato da poche famiglie nobili a poche famiglie borghesi, come se si trattasse di un campio della guardia.

Questo perché, continua Ricossa:

Il “miracolo” della borghesia ottocentesca fu di creare nuova ricchezza, e di crearne per tutti: una ricchezza “democratica”, distribuita in modo meno diseguale di quella dell’ancien régime. Per la prima volta nella storia, non pochi privilegiati, ma grandi masse di popolazione migliorarono fortemente e durevolmente il loro tenore di vita.

Ma Ricossa che non è facile avere un carattere borghese. Non è facile perché è faticoso, carico di responsablità personali, cinico e severo.

La borghesia trasforma la vita in una continua competizione..

Ma bisogna stare attenti ad un possibile pericolo.

Dopo il trionfo, il borghese è sazio. Ma il borghese sazio è un controsenso: cessa di essere borghese. Diventa conservatore, conformista, perfino pauroso. Il figlio vive alle spalle del padre borghese e lo contesta. Comincia l’epoca del “signorino soddisfatto”, come la chiamava Ortega y Gasset. In effetti il signorino non è soddifatto; è viziato, annoiato, nauseato; è antiborghese.

Questa tendenza dei borghesi è tra le principali cause del declino della borghesia. Detto meglio: il successo del trionfo borghese ha trasformato il borghese in persona annoiata, sazia e senza stimoli. Ha cominciato a perdere la propria identità e scendere a patti con i collettivisti.

Perciò oltre a non cadere nella sazietà, il borghese deve continuare ad essere tale anche di fronte a un non borghese e contrattare. Contrattare con la cultura borghese che è stata in grado di dare al mondo personaggi come Hayek, Friedman, il sociologo Aron, il filosofo Nozick.

Capitolo 10 – Quel che il borghese deve sapere sugli intellettuali di “sinistra”

Ricossa parla dell’intellettuale di “sinistra” iniziando dalle sue caratteristiche: si proclama ai quattro venti; se non sei d’accordo con lui sei un essere inferiore; o, addirittura, un “servo dei padroni”.

Gli intelettuali di “sinistra”, questo sì, hanno messo a punto un loro linguaggio speciale, oscuro e suggestivo, per sentenziare su quei temi. il “sinistrese” è uno strumento pericolosamente, subdolamente efficace. […] Naturalmente, l’arte di imbrogliare con le parole è antichissima e onorata dall’umanità in generale.

Come deve difendersi il borghese dall’intellettuale di “sinistra”?

Il borghese, che voglia difendersi o meglio attaccare, farà bene a lasciare agli avversari l’arte del bla-bla-bla. Non è arte per lui. Nel carattere borghese c’è un gusto insopprimibile per la concretezza […]. Miri alla concretezza, e le sacrifichi i fronzoli; miri alla semplicità, a costo della semplificazione.

Capitolo 11 – Quel che il borghese deve sapere sullo sfruttamento

L’economia borghese è per tutti sfruttatrice. Tutti lo dicono, dalla chiesa ai giornalisti, dai sindacalisti agli attori, tutti insomma. Ricossa non è d’accordo.

Lo sfruttamento quale “essenza dell’economia borghese è un vuoto assoluto circondato di chiacchiere. Non che manchino i borghesi sfruttatori, ma ce ne sono per le stesse ragioni individuali che producono sfruttatori collettivisti o di qualunque altro genere.  […] Intendiamoci, a tutti piacerebbe sfruttare gli altri e dichiararsi sfruttati dagli altri. Esiste però un orgoglio borghese che impone di non lamentarsi mai e di respingere il guadagno non proprio, non merito individuale, insoddisfacente come vincere una partita dopo aver comprato l’arbitro.

Secondo Marx, i borghesi sarebbero in grado di dimostrare che gli sfruttati sono loro. Da chi poi? dagli stessi borghesi salariati. Marx si basa su una ” Sostanza Valorificante” che non si capisce quale sia. O meglio, sostengono che sia il lavoro salariato, non rendendosi conto che è il mercato che determina il valore delle merci e che stabilisce quanto sia utile per la società quel determinato lavoro. Se avete a casa o avete la possibilità di acquistare il libro, vi consiglio di leggere in modo approfondito questo capitolo, perché Ricossa “smonta Pezzo per pezzo” il ragionamento marxista.

Capitolo 12 – L’abbiccì dell’economia borghese

Che cos’è l’economia borghese? Semplice, l’economia di mercato. Tutti pensano di conoscerla, ma in realtà la maggior parte la conosce attraverso le parole dei collettivisti.

Non è la scienza economica che ha inventato il mercato e quanto gli è connesso […] Né si tratta di ossessioni di pochi avidi di denaro, giacché il mercato è in tutti i sensi una creazione di molti, di gran parte del popolo, e viene riscoperto da ogni nuova generazione, se è vero che i ragazzi includono il baratto e lo scambio nei loro giochi, assai prima di sapere che cosa sia il capitalismo.

L’economia di mercato non è solo borghese, ma democratica, perché dà spazio a tutti, ed è anche sociale, perché dà un’opportunità a tutti. Ma attenzione, nessuna economia di mercato ha una capacità produttiva talmente elevata da consentire di soddisfare tutti i bisogni della società. I bisogni vanno selezionati ed è necessario porre delle priorità.

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Categories: EconomiaSocietà

Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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