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In Italia e nel mondo, si parla sempre più spesso della crescente diseguaglianza fra i redditi più alti e i più bassi della popolazione. Alcune delle proposte per “combattere” questa concentrazione di reddito sono nuove imposte: patrimoniali, sui robot, di successione…

Mi concentro un attimo sul “combattere” le diseguaglianze:

  • Un lavoratore/imprenditore più bravo di un altro ha tutto il diritto a guadagnare di più, ed è un dovere dello Stato favorire/tutelare “l’ascensore sociale” e la meritocrazia
  • In Italia, l’intervento pubblico di prelievo fiscale e di redistribuzione acuisce il problema invece di diminuirlo
  • Nel “combattere” le diseguaglianze si può percepire una certa colpa additata all’accumulo e alla produzione di ricchezza, come se la ricchezza di alcuni fosse causa della povertà degli altri e perciò ci debba essere una sorta di compensazione in termini di giustizia e equità
  • Invece di combattere i ricchi, questi movimenti dovrebbero preoccuparsi di creare una nuova ricchezza più accessibile, con un sistema educativo più formativo e un mercato del lavoro più flessibile e rinnovabile

Passando alle imposte patrimoniali, le trovo ingiuste e la loro esistenza non dovrebbe essere tollerata e cercherò di illustrare le mie motivazioni.

Un presupposto legislativo del prelievo fiscale è la manifestazione di ricchezza, che viene a mancare quando un’imposta è calcolata su un patrimonio che non è “manifestazione” in quanto composto da beni di durata prolungata nel tempo. Il reddito è “manifestazione di ricchezza” in quanto si crea a seguito di operazioni economiche e “compare” senza avere una “durata temporale”

Un altro tassello del nostro diritto è la progressività dell’intero sistema fiscale, che richiede quantomeno delle imposte proporzionali e non regressive rispetto al reddito. Questo principio viene completamente a mancare nelle imposte patrimoniali perché non prendono in considerazione il reddito. Qualcuno di voi che sta leggendo potrà giustamente pensare che chi ha un gran patrimonio, una bella casa, una auto di lusso ecc., deve avere un alto reddito. Premesso che, fino a prova contraria, quel reddito è già stato tassato, questo non è necessariamente vero. Ci sono moltissimi esempi di persone che ereditano case e non riescono a sopportare l’onere delle imposte patrimoniali gravanti su di esse e non riescono nemmeno a venderle. Per fare un esempio ancora più lampante: il canone Rai. Secondo la retorica politica sarebbe un corrispettivo per il servizio pubblico, ma in realtà si configura come una patrimoniale. Il presupposto del prelievo è che un soggetto abbia un apparecchio adatto a ricevere i canali Rai, in parole povere, un’imposta sul possesso di TV, smartphone, Pc ecc. Il canone ha lo stesso importo sia che si abbia 1,10,1000 televisori che presupporrebbero maggiore ricchezza/reddito; un’imposta completamente regressiva.

Se non vogliamo parlare di progressività del sistema fiscale, almeno di proporzionalità si dovrebbe, le imposte patrimoniali non sono proporzionali nemmeno rispetto al patrimonio nel suo complesso per svariati motivi:

  • I beni non sono tassati per il loro valore di mercato, ma secondo altri parametri
  • L’accertamento del valore di un bene è parzialmente soggettivo, volubile nel tempo e richiede alte competenze non ascrivibili ai criteri d’imposizione
  • Diversi tipi di beni sono tassati in modo diverso: Auto >> Bollo auto; Casa >> IMU, Tari; gioielli, quadri, titoli finanziari (non gli interessi e plusvalenze) e altri beni in nessun modo
  • La sola imposizione di una patrimoniale diminuisce il valore del bene in questione

Mi fermo su questo punto che coinvolge il titolo del testo, l’attacco alla ricchezza

Senza porvi complicati operazioni di matematica finanziaria, vi mostro quanto deleteria sia un’imposta patrimoniale sul valore di un bene. Immaginiamo che una casa abbia un valore di mercato di 100000€. Il valore di questa casa dipende dalla sua redditività. Ipotizziamo che questa da questa casa ci si aspetti un affitto di 500€ al mese, per un totale annuo di 6000€. E ora ipotizziamo che il governo metta l’agognata patrimoniale. Per questa casa vale 1000€ annui. La casa ora ha una redditività di 6000-1000= 5000€, il 17% in meno. Il nuovo valore della casa lo riflette e perciò cala a 83000€, 17 volte ciò che lo stato ha ottenuto dall’imposizione. Il proprietario, al primo anno dall’introduzione della patrimoniale, ha “pagato” 18 volte, una volta in termini di versamento tributario, e 17 volte attraverso la perdita di valore del suo immobile.

Un altro tema delle patrimoniali è ciò che accade alle imprese private. Se anche i beni di queste ultime sono gravati da questa imposizione (se non lo fossero ci sarebbe una discriminazione fiscale in loro favore a discapito dei cittadini/famiglie) ne conseguirà una distorsione della concorrenza. Come ho già scritto, l’imposta patrimoniale non tiene in considerazione il reddito e porta le imprese a essere gravate di diversi livelli d’imposizione. Questo metterà ingiustamente fuori mercato (o comunque in maggiore difficoltà) le imprese borderline solo a seguito di una scriteriata fiscalità e favorirà artificiosamente la concentrazione del mercato ad un minor numero di imprese. Così gli impositori otterranno il contrario di ciò che speravano, distribuire la ricchezza ad una platea più ampia. Questo effetto distorsivo della concorrenza non avviene con le imposte sul reddito perché sono proporzionali (per le imprese) e si configurano come un costo marginale e non come un costo fisso (come le patrimoniali) e perciò una barriera all’ingresso al mercato per nuove imprese (perché si necessità di un investimento più grande per farvi fronte e non tutti possono/vogliono farvi fronte anche a seguito di una redditività di impresa più incerta)

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Matteo Chionna

Matteo Chionna

Laureato in economia e commercio presso l'Università Milano-Bicocca, ora studente di International management presso l'Università di Bergamo. Liberale cattolico che non sopporta gli sperperi di denaro pubblico.

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