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Clientelismo, mancanza di infrastrutture, burocrazia asfissiante, fuga di cervelli, illegalità diffusa. Questi sono cinque elementi che, operando contemporaneamente, riescono a distruggere presente e futuro dei cittadini. Il vero problema è che tutti questi problemi sono causati dall’eccessiva presenza dello Stato nella vita delle persone. In questo articolo parlerò soprattutto della Regione Calabria, una delle regioni italiane considerate più povere in Europa.

I mali che coinvolgono una regione dalle grandissime potenzialità, come quella calabrese, non solo non sono mai stati limitati, ma spesso e volentieri si è tentato di rafforzarli. In che senso?
Nel corso dei decenni chi ha governato, a livello locale ma spesso anche a livello nazionale, ha spesso gestito il problema del Mezzogiorno e della Calabria con una mentalità pessimista. L’impressione era che, per i cittadini di questa regione, ci fossero scarsissime speranza di poter avere un futuro ricco di soddisfazioni. Di conseguenza, in tutti questi anni, hanno preferito sfruttare la macchina pubblica per rimediare al problema del lavoro e della disoccupazione: in queste terre, il principale datore di lavoro è proprio lo Stato. Questo tipo di politica finiva col diventare un’”arma” utile per vincere le elezioni politiche, provocando gravi problemi.

Inoltre, le assunzioni erano anche allo scopo di inserire persone vicine agli ambienti criminali, come la Ndrangheta, per limitare coloro che volevano investire adottando la strategia della Burocrazia di due pesi e due misure. Una burocrazia inesistente per i criminali, una burocrazia asfissiante per il resto dei cittadini. Ma i criminali non producono economia, non producono redditi e non producono benessere e il resto dei cittadini è stufo di aspettare che tutto ciò finisca, come testimonia il fatto che sono davvero migliaia le persone che, negli ultimi vent’anni, lasciano la propria terra. La Calabria si ritrova da sola nelle mani dei criminali e di governanti che proteggono i criminali. Se chi emigra è spesso giovane oppure con qualità di capitale umano medio-alto, rimane in Calabria chi possiede una qualità medio-bassa di capitale umano, come testimonia il fatto che l’occupato calabrese abbia compiuto 11,2 anni di istruzione medio rispetto ai 12,6 della media italiana.

La Burocrazia asfissiante è figlia della mal-amministrazione e la mal-amministrazione è figlia dell’eccessiva presenza dello Stato. La moltitudine di regole e gli infiniti nodi tra cariche di funzionari della Pubblica Amministrazione ha provocato un carico burocratico pesante e difficile da gestire, nel quale per evitarla è necessario creare dei “divari di legalità”, ossia “corrompere” qualcuno o la Pubblica Amministrazione Locale per eludere le ragnatele burocratiche. Questo viene fatto soprattutto dalle organizzazioni criminali. Per il resto, per gli unici cittadini in grado di produrre economia, reddito e ricchezza, non resta che “ingoiare il rospo” oppure “chiudere tutto”.

Riepilogando: l’eccessiva presenza dello Stato ha provocato tre realtà. La prima realtà è quella di persone, con medio-alta istruzione, che emigra altrove in cerca di riscatto. La seconda realtà è quella di persone, con medio-bassa istruzione, convinta che non ci sia alcuna speranza. La terza realtà è quella di una famiglia eterogenea, costruita nel tempo dallo Stato, che domina il territorio. Una famiglia eterogenea che comprende i cittadini assunti per diminuire la disoccupazione e i cittadini assunti per favorire gli interessi della Ndrangheta.

La Calabria è una terra che si può rialzare, ma non con gli interventi di assistenzialismo, poiché questo tipo di politiche ha spesso contribuito a impoverirla. Dobbiamo investire sulla cultura liberale e sulla cultura dell’ottimismo, perché i criminali si fanno forza dei due principali fenomeni provocati dalle politiche socialiste, la corruzione e la povertà. La corruzione per rendere il mercato ingiusto e diseguale, la povertà per costringere qualcuno ad affidarsi alla richieste della Ndrangheta. Non ci dobbiamo far convincere che tutto ciò possa rimanere così per sempre; mettiamo da parte il pessimismo cronico e investiamo sul sogno di essere liberi di lavorare, di fare, di essere e di scegliere.

Diffondi il Liberalismo!
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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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