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Cosa si prova quando si paga le tasse ma ricevi uno scarso servizio? Sicuramente fastidio, rabbia e frustrazione: paghi le tasse per ricevere qualcosa in cambio, ma questo qualcosa in cambio è incompleto o, talvolta, persino inesistente. Provano questa sensazione tanti commercianti o liberi professionisti quando attendono qualche autorizzazione oppure tanti cittadini che vengono “sballottati” da un ufficio comunale all’altro.

Ma cosa si prova quando paghi le tasse e vivi in un contesto in cui sono assenti i servizi fondamentali dello Stato? Mi riferisco all’acqua potabile contaminata, alla mancanza di elettricità, strade sporche e alle strade urbane distrutte oppure a chi vive nei container, dove in alcuni territori italiani siamo lontani dalla soddisfazione del servizio. Ogni qualvolta si verifica – e purtroppo spesso capita – credo che sia una grave sconfitta dello Stato, soprattutto dal punto di vista organizzativo.

Nel corso di questi decenni di Repubblica italiana, i principali canali culturali, spesso di stampo socialista e statalista, hanno insistito sulla “Primato del Pubblico” a discapito del privato; hanno insistito sulla contrapposizione dell’interesse collettivo all’interesse individuale; hanno insistito sulla necessaria subordinazione dell’individuo per il bene della comunità o della società. Perciò lo Stato si è inserito in un numero esorbitante di decisioni – che erano al di fuori del suo ambito -, provocando nelle persone la sensazione di avere scarsa voce in capitolo per quanto riguarda alla vita propria e alla propria famiglia. Di conseguenza, visto e considerato che al cittadino non gli restava che pagare le tasse e attendere il servizio da parte dello Stato, con il passare del tempo, lo stesso cittadino si ritrovavano spesso delusi.

Ma cosa succede concretamente? Oggi lo Stato si occupa di talmente tanti aspetti che nemmeno gli dovrebbero spettare, si dimentica di occuparsi dei servizi minimi e fondamentali. Perché servizi minimi e fondamentali? Perché sono quei servizi che non possono essere soddisfatti dal privato, poiché è difficile ricavarne un profitto, occorre che sia lo Stato ad occuparsene. In teoria, il cittadino paga le tasse proprio allo scopo di poter adempiere a questi servizi, ma nella pratica questo non avviene. Non avviene perché lo Stato non è una famiglia e non è un’azienda perché è composta da persone governata da cariche provvisorie – il mandato di un Sindaco o di un presidente della Regione dura cinque anni – e queste stesse persone non devono badare alla contabilità – basti vedere il deficit e il debito maturato in questi decenni.

Insomma, se lo Stato esiste per evitare l’anarchia, all’interno dello Stato domina l’anarchia. Già in alcuni precedenti articoli, ho parlato dell’autogoverno del welfare dei cittadini, ossia sono quest’ultimi stessi ad occuparsi, volontariamente e spontaneamente, dei servizi minimi ed essenziali per il cittadino. Ma nonostante i tanti fallimenti dello Stato Onnipresente, qualche socialista insiste sul fatto che il cittadino sia un’egoista naturale ed è necessaria la mano dura dello Stato per evitare che l’egoismo domini.

Credo che per rispondere al timore dei socialisti ritengo sia opportuno riprendere una frase di Margaret Thatcher, che si riferiva al padre, anch’essi conservatore.

“La responsabilità della persona è la sua parola d’ordine. L’ozio è un peccato”

Perché ho voluto riprendere questa frase? Perché se noi mettiamo il nostro destino nelle mani dello Stato, rischiamo di diventare “pigri” sulle questioni pubbliche. Iniziamo a diminuire la presenza statale, diminuiamo lo tasse e iniziamo ad occuparci noi stessi della nostra comunità. Fare le cose volontariamente escono 10 volte meglio di farle forzatamente. Ricordiamoci che il denaro pubblico non esiste, pertanto se lo Stato non in grado di gestire i nostri soldi, allora vuol dire che dobbiamo pagare meno tasse e iniziamo ad occuparci noi della nostra comunità. Inoltre, per quanto riguarda i servizi fondamentali come acqua, strade e luce, occorre che lo Stato se ne occupi con impegno perché deve occuparsi soprattutto di questo, insieme alla giustizia e alla sicurezza.

Concludo con una frase di Martin Luther King.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”

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Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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