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“Tutti concordano nell’affermare che la grandezza dello stato si giudichino in base alla quantità d’argento che possiede”, così diceva Jean-Baptista Colbert, ministro della Finanza della Francia nel 1665.
Quindi per lui il denaro era ricchezza. Più soldi aveva lo Stato, più forte era lo Stato. Egli adottò la politica del Mercantilismo, cioè proteggere le aziende francesi, quindi istituì tasse sulle importazioni, sussidi alle esportazioni e burocrazia sulle imprese.

Nonostante ciò, la Francia non riusciva ad essere più ricca dell’Inghilterra.
Nel settecento, i pensatori francesi provarono a dare una risposta sul perché tutto ciò fosse possibile. In particolare i Fisiocrati, uno su tutti Francois Quesnay, ritenevano che l’economia fosse governata da leggi naturali, perciò la ricchezza non deve essere solo accumulata, ma deve anche circolare. Quindi riteneva che leggi, norme, tariffe, sussidi e provvedimenti simili tendevano solo ad ostacolare questa naturale circolazione.
La soluzione era semplice: LAISSEZ-FAIRE (Lasciare Fare).

Un piccolo slogan che diventerà presto il simbolo del Libero Mercato. Uno dei più grandi, influenzato dai Fisiocrati, fu lo scozzese Adam Smith che nel 1776 scrisse La Ricchezza Delle Nazioni.
Lui sviluppò al meglio l’idea di libero mercato attraverso la metafora della Mano Invisibile dove, attraverso un’accurata Divisione del Lavoro, ciascuno fa il proprio lavoro e guadagna per ciò che fa. Come disse lo stesso Smith: “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse.”

Smith, inoltre, spiegò i meccanismi del libero mercato:
1. Anche nel caso il fornaio pensasse solo a se stesso, non può mettere un prezzo troppo alto
2. Perché gli altri fornai, pensando al loro interesse, potrebbero abbassare il prezzo per rubargli i clienti
3. Se fosse l’unico fornaio della città non potrebbe strafare perché altri aprirebbero un altro forno per il proprio interesse

Quindi, per Smith, è la competizione a mantenere tutti onesti, dove il mercato stesso capisce i bisogni della gente e il modo per soddisfarli.

Il libero mercato organizza ogni cosa molto meglio del miglior organizzatore. Immaginate qualcuno che pianifica i rifornimenti a Roma?

Ma ci sono anche tante altre cose non dette sullo stesso Smith. Per esempio, non era un dogmatico, cioè era consepevole che:
1. I mercati non sono perfetti
2. Non si occupavano dei servizi pubblici, come la pulizia stradale
3. I mercati non rispettano le leggi

Ed è proprio per questo che vedeva nello Stato un ruolo di arbitro, in grado di:
1. Occuparsi dei tassi d’interesse
2. Proteggere i salari dei lavoratori
3. Tenere sotto controllo l’onestà delle banche
4. Proteggere i Brevetti
5. Controllare le malattie e garantire un livello standard d’istruzione

Due punti, poco citati, del pensiero Smithiano erano
1. Lo stipendio del lavoratore
2. Le corporazioni

Per Smith, prezzi e stipendio avevano un rapporto particolare. Se uno saliva, l’altro scendeva (il suo potere d’acquisto) e viceversa.
Ma la sua risposta era: “Nessuna società può essere felice se la Maggior Parte di essa è povera”.

Questo passo è memorabile, in quanto ci permette di arrivare al vero messaggio (perduto) di Adam Smith. I capitalisti facevano il loro interesse, pagavano bassi stipendi, sfruttavano la propria forza nei confronti della politica da spingere la legge a stabilire sussidi e tariffe, limitando la concorrenza.

Il vero messaggio perduto di Adam Smith è “OCCHIO AI CAPITALISTI”, in quanto tendono a voler diventare i Padroni dell’Umanità con i Monopoli Istituzionalizzati dagli Stati, dove chi lavora non lavorerà mai sodo come se fosse sua o in una situazione di libero mercato, o le grandi Corporazioni che tendono a distruggere o inglobare chi vuole inserire in un determinato mercato.

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Categories: EconomiaSocietà

Raffaele Dadone

Raffaele Dadone

Nato a Cagliari, ho 26 anni e sono laureato in Scienze Politiche e Sociali e sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale Scienze del Governo presso l'Università degli Studi di Torino. Mi considero un Liberale di "Vecchio Stampo". Il mio impegno è per rendere maggiormente protagonisti i cittadini, sia come individui singoli sia all'interno di gruppi, valorizzando il Terzo Settore. Sono per uno Stato Minimo che si occupi esclusivamente di Giustizia, Sicurezza e Tutela dei Poveri.

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