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  • I prezzi coordinano le attività di un enorme numero di individui attraverso l’intero pianeta. Alti prezzi indicano in quali punti del sistema un particolare bene sia scarso e contemporaneamente inducono le persone a darsi da fare per colmare la carenza
  • Ci sono, di regola, molti differenti modi di produrre lo stesso oggetto. I prezzi incoraggiano gli individui a utilizzare il mix di input più a buon mercato. Queste scelte influenzano, a loro volta, i prezzi dei fattori negli altri mercati, dando il via a una catena di aggiustamenti
  • L’informazione relativa all’offerta, alla domanda e ai prezzi è essenziale nelle scelte di natura economica. Essa è solitamente frammentata, mutevole, locale e personale; nonostante ciò, i mercati possono complessivamente consentire la formulazione di decisioni migliori e più veloci rispetto a quanto possano permettere i sistemi di pianificazione centralizzata.
  • I mercato ricompensano il prodotto del singolo partecipante sulla base della valutazione che di esso fanno le controparti, qualsiasi siano i meriti personali del produttore.

Il modello di “concorrenza perfetta” riportato dai manuali è responsabile di molta cattiva politica economica. Esso induce le persone a immaginare che i mercati nel mondo reale siano imperfetti e che le autorità debbano prendere delle misure per rimuovere le imperfezioni.

Esso ipotizza, inoltre, che i fornitori siano identici l’uno all’altro, che non ci siano barriere all’ingresso nei mercati e che i profitti siano destinati a essere limitati dalla concorrenza a qualche livello di “onesta” profittabilità. Così, quando le persone realizzano che nel mondo reale le barriere esistono, si convincono che queste siano storture da correggere.

Molti vanno oltre e arrivano ad affermare che il sistema di mercato non potrà mai consentire benefici economici né dal punto di vista dell’organizzazione né da quello dell’efficienza. Così essi finiscono per reclamare piani di intervento pubblico sia sulla produzione che sulla distribuzione

Come i mercati riducono le nostre differenze

Gli austriaci affermano che il mercato sia, nei fatti, un sistema assolutamente funzionale, in grado di indirizzare le risorse verso gli impieghi di maggiore utilità. Esso è in grado di svolgere questo compito perché si comporta in modo completamente dissimile da quanto descritto dai manuali. Il mercato non funziona perché le persone sono tutte uguali, ma grazie al fatto che esse sono tra loro diverse. Esso è chiamato a coordinare le diversità e a consentire ai singoli di utilizzare i propri talenti per il mutuo beneficio.

È il mercato che mette in connessione le diverse popolazioni del mondo e consente loro di cooperare pacificamente. Date le differenze politiche tra le nazioni, questo non è un traguardo da poco ed è improbabile che qualche altra istituzione potrebbe consentire i medesimi risultati.

Ciò che il mercato riesce a fare è consentire agli obiettivi di certe persone di poter essere riconciliati con quelli di altre, perché tutti beneficiamo delle transazioni economiche cui diamo reciprocamente vita. Quanto più le scale di valori dei partecipanti alle transazioni divergono, tanto più ognuno guadagna dagli scambi.

Il mercato aiuta le controparti a raggiungere i propri scopi, qualsiasi essi siano. Se in questo quadro c’è un ruolo che i poteri pubblici possono svolgere, è quello di lasciare il sistema libero di promuovere la collaborazione tra gli uomini, evitando di forzare ognuno di noi all’interno di qualche nozione preconcetta in merito a quali dovrebbero essere i suoi giudizi di valore.

Il sistema dei prezzi è come un’ampia rete di comunicazione

Ma come può il mercato coordinare le attività di milioni di persone e consentire loro di cooperare, traendo da ciò dei reciproci vantaggi, nonostante non si siano mai incontrate e abbiano valori, preferenze e costumi totalmente diversi? La risposta è, secondo Hayek, nel sistema dei prezzi che agisce come una vasta rete di comunicazione.

I prezzi sono, di fatto, il tasso al quale le persone sono disposte a scambiare un bene con un altro. Se un oggetto aumenta di valore agli occhi degli operatori, questi saranno pronti a cedere una quantità maggiore di altri beni per ottenerlo. Il conseguente incremento di prezzo segnala ai fornitori la possibilità di ottenere un profitto offrendo una maggiore quantità di quel bene.

Così, pur motivata dalla ricerca di un guadagno personale, l’azione di costoro dirige le risorse lì dove queste possono meglio soddisfare i bisogni delle persone. È così che il sistema dei prezzi è in grado di coordinare le mutevoli preferenze di produttori e consumatori.

Per meglio chiarire queste dinamiche, Hayek utilizza l’esempio della crescita del prezzo dello stagno. Una evenienza di questo genere può essere dovuta alla scoperta di nuove modalità di utilizzo di quel metallo o, magari, al fatto che una importante miniera si è esaurita. Cosa sia realmente successo, però, non interessa i consumatori ai quali serve solo sapere che, se vogliono risparmiare moneta, devono limitare l’impiego dello stagno, utilizzandolo solo quando è essenziale e cercando materiali sostitutivi più a buon mercato per tutti gli altri scopi.

L’incremento di domanda rivolta ai beni di rimpiazzo farà, a sua volta, aumentare il prezzo di questi ultimi, spingendone gli utilizzatori a mettere in atto comportamenti analoghi a quelli appena descritti: economizzazione e ricerca di succedanei.

Tutta l’informazione necessaria per coordinare le azioni degli operatori con quelle degli altri soggetti è fornita dal sistema dei prezzi e la risposta di tutti costoro agli input che esso fornisce indirizza automaticamente le risorse verso gli impieghi di maggior valore e le distoglie da quelli meno utili.

Il sistema dei prezzi consente di impiegare la combinazione produttiva più a buon mercato

Solitamente, esistono più soluzioni tecnologiche per fabbricare lo stesso prodotto. Ai compratori di teloni interessa probabilmente poco se essi siano fatti di canapa, lino, juta, cotone o nylon. Ciò, naturalmente, spinge i produttori di teloni a scegliere il materiale meno costoso, quello il cui utilizzo ha il minor impatto sulla realizzazione di altri prodotti richiesti dal mercato. È così che, cercando di contenere i propri costi, i produttori rendono disponibili al sistema risorse che possono trovare impieghi maggiormente utili.

Allo stesso modo quando per fabbricare un manufatto è necessario ricorrere a più componenti, i suoi produttori cercheranno di ottenerlo utilizzando il mix di materie prime meno costoso.

L’adeguamento delle persone ai cambiamenti nel mercato non è istantaneo né meccanico, come ipotizzato dai modelli riportati nei libri di testo. In un mercato in cui vengono scambiati milioni di prodotti, fenomeni “a cascata” come quello descritto provengono in contemporanea da varie direzioni, e produttori e consumatori si devono continuamente orientare in mezzo a essi. Si tratta di un processo sociale davvero complesso.

La cosa notevole è che questo meccanismo di guida delle risorse verso le destinazioni più urgenti è completamente automatico. Non si tratta di qualcosa che è stato deliberatamente progettato da governanti o burocrati.

Come i mercati usano l’informazione disponibile localmente

Nei modelli riportati nei manuali di economia, l’informazione è “perfetta” ed è questa sua caratteristica a consentire ai mercati di funzionare efficientemente. Nella realtà, invece, l’informazione è tutt’altro che perfetta. Nessuno possiede notizie complete. La maggior parte di esse è parziale, frammentata, non accurata, ambigua, diffusa, custodita gelosamente dai singoli, costosa da ottenere e difficile da trasmettere. Ma è proprio perché l’informazione è imperfetta che i mercati lavorano meglio di qualsiasi altra forma di organizzazione economica.

Quando i burocrati locali sono in grado di spedire agli organismi centrali i dati raccolti, questi ultimi sono spesso già obsoleti (oltre che probabilmente incompleti). A loro volta gli enti pianificatori centrali finiscono di analizzare i punti di vista dei funzionari decentrati quando la situazione nei mercati locali si è già modificata rendendo del tutto inutilizzabili gli studi prodotti. La cosa bella dei mercati è che essi consentono a informazioni che sono locali di essere utilizzate in modo veloce ed efficiente.

Il capitalismo non conduce al monopolio

Marx affermava che, man mano che la concorrenza elimina le aziende meno efficienti, le imprese rimaste tendono a ingrandirsi fintantoché non sopravvive che solo un produttore monopolista per ciascun settore.

Gli austriaci affermano che questa teoria è priva di fondamento. Se, infatti, la crescita di grandi aziende attira sempre l’attenzione degli osservatori, è altrettanto vero che esse prendono spesso il posto di imprese di pari dimensione il cui declino passa sovente inosservato. Il mercato è un processo che porta verso il confronto e il cambiamento, e non verso una inevitabile concentrazione.

Ciò che preoccupa le persone circa il monopolio è che le aziende, una volta arrivate a dominare il mercato, siano in grado di fissare per i loro prodotti qualunque prezzo. Ma anche questo è falso. La minaccia rappresentata da imprese, magari anche di dimensioni inferiori, ma più innovative, è sempre presente.

Inoltre, ci saranno sempre prodotti alternativi a quello sottoposto a regime di monopolio ai quali i consumatori potranno rivolgersi: la posizione dominante tenuta dalle compagnie ferroviarie americane, per esempio, fu scardinata dallo sviluppo del trasporto aereo.

Il settore pubblico, invece, può acquisire posizioni monopolistiche per semplice decreto, come è accaduto in passato con riferimento al sale, ai telefoni, alle telecomunicazioni e molto altro. Oppure essi possono creare monopoli a favore di gruppi ristretti, regolando la possibilità di accedere a determinate professioni.

Solitamente le autorità ricorrono a motivazioni di pubblica sicurezza per giustificare il ricorso a sistemi autorizzativi (ad esempio, la necessità di avere dottori o tassisti qualificati). Al contrario, gli austriaci sostengono che i reali motivi siano per lo più politici. La concessione di licenze genera ricavi per le casse dello Stato e aiuta i professionisti già presenti sul mercato, probabilmente dotati di maggiori risorse e, dunque, di maggiore influenza politica, a escludere potenziali concorrenti.

Pochi cartelli e monopoli sarebbero esistiti se non fosse stato per l’intervento dei pubblici poteri e per gli sforzi esercitati dai gruppi di pressione per soffocare la competizione. Il capitalismo presenta una poderosa tendenza verso la diversità che, sola, è in grado di offrire qualità crescenti a prezzi calanti. Questo è il punto qualificante del sistema della libera concorrenza.

La giustizia e il mercato

La prosperità del sistema di mercato non dipende da quanto duramente le persone lavorino, ma da quanto esse siano in grado di realizzare le cose di cui gli altri hanno effettivamente bisogno, ricorrendo a modalità produttive che interferiscano il meno possibile con altre necessità presenti nel sistema. Il mercato riconosce unicamente il valore che i vari beni e servizi posseggono agli occhi dei consumatori e distribuisce le proprie ricompense a prescindere dalla fortuna, dal buon senso o dal duro lavoro degli operatori.

Alcuni operatori, ad esempio Karl Marx, adottarono la teoria del “valore-lavoro” che affermava che il valore di un prodotto è determinato dal lavoro che si è reso necessario per produrlo (Marx utilizzò proprio questa teoria per giustificare le sue tesi sull’esproprio capitalista ai danni dei lavoratori: in effetti, i capitalisti non aggiungono il proprio lavoro fisico ai beni che producono).

Bohm-Bawerk e gli altri austriaci affermarono e affermano che ciò è del tutto falso. Il valore non è una qualità intrinseca agli oggetti o una proprietà che i produttori possono attribuire a quest’ultimi. Un imprenditore può lavorare duramente e investire una grande quantità di tempo e fatica e nonostante tutto creare un bene che nessuno vuole acquistare. Il valore è ciò che i consumatori pensano di un determinato prodotto. I prezzi informano i produttori di quanto tempo e lavoro sia ragionevole impiegare per realizzare un prodotto.

Il sistema di mercato non è qualcosa che è stato progettato con l’obiettivo di ottenere risultati pianificabili a priori. Può accadere che chi ha lavorato duramente venga ricompensato dei propri sforzi in modo inadeguato, mentre altri che si sono affidati alla fortuna ottengano un successo insperato. La parte di benessere destinata a ciascuno sarà la più ampia possibile.

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Categories: EconomiaStoria

Alessandro Pala

Alessandro Pala

Nato il 25 dicembre 2001 ad Iglesias, Sardegna. Studio in un liceo scientifico e faccio parte di questa associazione per contribuire alla diffusione della cultura liberale, purtroppo scarsa in Italia. Mi considero un liberale classico; ho abbracciato questo pensiero perché postulo l'addizione di libertà economica e libertà politica come unico fondamento di una società libera.

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