1920-1921: La Crisi Dimenticata degli Stati Uniti

Sui libri di storia tutti hanno studiato la Crisi Economica del 1929, i suoi effetti, le sue conseguenze e la politica fiscale espansiva del Presidente Franklin Delano Roosevelt.

In pochi però conoscono la crisi del 1920-1921, che sostanzialmente dimostra come ci sia un’alternativa alle ricette keynesiane, incentivando la ripresa tramite la libera iniziativa privata. Le cause di questa contrazione economica sono molteplici, in primis abbiamo la fine della prima guerra mondiale, le aziende statunitensi dovettero riconvertire la loro produzione e molte aziende focalizzate esclusivamente sulla produzione di armamenti dovettero chiudere.

L’esercito americano nel 1918 era composto da circa 2,9 milioni di soldati, nel 1919 da 1,6 milioni e nel 1920 contava solamente 380.000 unità, questo significa che 2,5 milioni di soldati avrebbero dovuto essere assorbiti nel mercato del lavoro.

Un’altra causa fu certamente lo  strapotere dei sindacati, che riuscirono a paralizzare il paese con numerosi scioperi nel 1919.

La crisi inizia a gennaio del 1920, con una tasso di disoccupazione che passa da circa il 5% ad oltre il 10%.

Un altro dato interessante è l’andamento del Prodotto Nazionale Lordo, ovvero tutti i beni e servizi finali prodotti dai cittadini di una determinata nazione in un determinato periodo di tempo,(si considerano le attività delle imprese nazionali all’estero, ma non le attività di imprese estere nella nazione in questione) che secondo il Dipartimento del Commercio americano  diminuì del 6.9%, la produzione industriale totale si ridusse di circa il 30% con un particolare crollo del settore automobilistico del 60%. Per quanto riguarda il mercato azionario il Dow Jones Industrial Average, dopo aver raggiunto l’apice il 3 Novembre 1919 crollò il 24 Agosto 1921 toccando i 63.9 punti base registrando un sonoro -47%.

I fallimenti aziendali triplicarono passando da 37 ogni 10.000 a 120 ogni 10.000, le imprese che riuscirono ad evitare la bancarotta subirono in media una riduzione dei profitti del 75%.

La Politica Economia attuata

Le misure attuate dai presidenti Wilson (D) e Harding (R) sono in netto contrasto con ogni logica keynesiana. La spesa del governo federale fu ridotta del 65% passando da 18,5 mld a 6,4 mld nel FY (anno fiscale) 1919-1920 con Wilson e fu ulteriormente ridotta con la presidenza di Harding fino a toccare i 3,3 mld nel 1922. Con la presidenza repubblicana le tasse furono ridotte drasticamente, venne eliminata la “excess profit tax” una tassa introdotta durante il periodo di guerra per “tutelare l’interesse nazionale” e garantire il finanziamento bellico.

Le tasse sulle imprese furono ridotte del 15%, portando la corporate tax rate dal 65% al 50%. Furono inoltre ridotte tutte le imposte sui redditi (income tax) in particolar modo sulle fasce di reddito più alte, rimanendo quindi fedeli alle teorie della supply side economics. L’aliquota fiscale più alta passo dal 73% nel 1921 al 58% nel 1922.

Questa enorme riduzione fiscale ebbe ovviamente un effetto positivo per le finanze pubbliche, che beneficiarono di maggiori entrate grazie all’effetto di lungo termine di queste politiche. Questo fatto è riconducibile alla Curva di Laffer, ideata molti anni dopo semplificando la supply side theory.

La politica monetaria della FED nel biennio 1919-1920 non fu certamente espansiva, difatti i tassi di interesse aumentarono fino al 7%.

La combinazione di queste ricette di austerity consentì agli Stati Uniti di entrare in quelli che vengono definiti i “ruggenti anni 20”. Il tasso di disoccupazione passò dall’11,7% del 1921 al 6,7% del 1922 fino ad arrivare al 2,4% nel 1923.

Speriamo che qualcuno in futuro possa trovare il coraggio di superare la prossima crisi economica con ricette simili, anziché credere alle magie del moltiplicatore.

A cura di Andrea Gabba

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