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Che cosa significa veramente la parola Libertà?

In Filosofia

Le Libertà che liberano “da qualcosa” vengono dette  negative, mentre le concessioni “di fare qualcosa” vengono definite positive. Dando loro l’appellativo di positivo/negativo non si vuole dare un giudizio morale sulla tipologia di Libertà, bensì si definisce il modo in cui il soggetto può compiere un’azione.

Siccome le libertà negative sono assiomi della civiltà e non hanno bisogno di essere discusse, ci concentriamo sulla Libertà “di”, quella positiva. Senza dare l’accezione per cui in quelle positive si inseriscono i presunti diritti derivanti dal contratto sociale, andiamo a vederla in un’ottica di autodeterminazione: ovvero il perseguire il proprio bene e autorealizzarsi nella maniera che si desidera senza che terzi (altre persone, la collettività, lo Stato) limitino le proprie opzioni o ci forzino a soddisfare prima le loro volontà, il tutto delimitato dalla classica regola del non infrangere la Libertà altrui.

Non bisogna, però, identificare le libertà positive in capacità di compiere azioni: come scritto poco fa, non dobbiamo infrangere la Libertà altrui; questo vuol dire che benché abbiamo la possibilità e la capacità di uccidere, rubare o offendere, ciò non crea automaticamente un diritto a esercitare tali azioni reputandole l’espressione del diritto alla Libertà.  Vale anche il caso opposto: io sono liberissimo di intraprendere un viaggio per andare sul Sole, questo non vuol dire che ne sia capace o che sia possibile. O il caso intermedio: mi è possibile ed è un mio diritto provare ad accedere alla carica di Presidente della Commissione Europea, ma non sono capace.

Ora, prima di continuare, ripetiamo insieme: possibilità non significa diritto alla Libertà.

Le regole sulla Libertà sotto forma di leggi non servono a limitare i diritti degli Individui, bensì a difenderli dai soprusi, ovvero a impedire che una volontà unilaterale agisca in una relazione senza il consenso della controparte.

Non tocchiamo il caso “liberty or death”, perché quasi tutti preferiremmo cedere quote della nostra indipendenza per continuare a vivere; tuttavia il progresso ci ha portato a poter dare un significato a tutto ciò che acquisisce un valore tramite la Libertà, dunque a saggiarne la bellezza e volerne di più. Possiamo fare un passo indietro e riacquisire le quote di indipendenza cedute per la costruzione della civiltà? Banalmente sì.

Un Individuo deve necessariamente desiderare di perseguire il proprio bene nel modo che desidera, deve poter sbagliare e assumersi le proprie responsabilità. Ovviamente, è importante che sia a conoscenza di ciò che lo aspetta nel caso di pericolo, perché ovviamente siamo tutti ben liberi di gettarci da un grattacielo, ma non è detto che tutti sappiano quali siano le conseguenze.

L’obiettivo della collettività non deve essere di impedire agli Individui di farsi del male, dicendo cosa è meglio per loro, bensì di informarli adeguatamente dei rischi e delle conseguenze che si ripercuoteranno sulla loro vita.

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