2017 Odissea burocratica: viaggio nelle segreterie universitarie

In Attualità, Società

Esperienza in prima persona del rendimento basso delle segreterie universitarie negli atenei pubblici. È giusto pagare certe rette per certi servizi?

Anno del Signore 2017. La data è nefasta, trattandosi del 31 ottobre. Ma, armandomi di coraggio, decido di intraprendere un’attività che sicuramente renderà meno positiva la mia giornata. Una normale visita in segreteria didattica.

La segreteria didattica è un luogo magico dell’Università, in cui succede di incontrare alcune curiose creature, meglio note come dipendenti pubblici. Questi si nutrono dell’ira dei contribuenti e degli utenti della segreteria, stufi di girare in lungo e in largo per segreterie arrendendosi di fronte alla burocrazia imperante.

Nel mio caso, sto svolgendo un Corso di Laurea Magistrale in interateneo. Questo particolare meccanismo sadico serve per incentivare la collaborazione tra più università, sulla carta. Nella realtà serve a creare confusione tra due segreterie che, dati alla mano, nemmeno si parlano.

Tornando alla mia ex-bella giornata, attendo il mio turno e dopo un’ora di coda riesco ad andare allo sportello. Che cosa mi serve? Dovrei avere delle credenziali per la piattaforma e-learning dell’Ateneo – alcune lezioni registrate, delle slide, parti di programma, dispense, ecc. – per le quali ho mandato la richiesta il giorno dopo l’inizio delle lezioni, ovvero il 25 settembre.

Dopo essere stato rimandato ad un ulteriore sportello, mi viene comunicato che, contrariamente a quanto ottenuto dal precedente colloquio con la dirigente della segreteria didattica, la quale mi aveva promesso che avrebbe fatto giungere queste credenziali via mail, le stesse non sono disponibili oggi.

Forte della mail dell’altra Università – alla quale verso 3.200€ di tasse – nella quale si specifica che sono stati inviati tutti i dati all’Ateneo in cui mi trovavo, segnalo che le credenziali devono essere disponibili. Con estrema solerzia, l’impiegato annuisce ma specifica il problema: “Non c’è la direttrice e nessuno può stamparle“.

Ora, sinceramente, dobbiamo ancora parlare di Università pubblica quando, con 3.200€ annui di tasse – senza contare sistemazione per i fuori sede, libri di testo e simili – il servizio erogato è decisamente scadente? Ammettiamo, per paradosso, che avessi avuto bisogno delle stesse cose in un’Università privata come la Luiss di Roma. Avrei dovuto aspettare oltre un mese per avere una password che, tra l’altro, già possedevo essendomi laureato nello stesso Ateneo?

A cosa serve pagare le tasse per l’Università pubblica, se poi la stessa ti chiede un’ulteriore tassa senza nemmeno concederti il servizio base proposto? Molto semplice: non serve. Lunga, lunghissima vita agli istituti privati o paritari: non avendo il monopolio del mercato e non avendo entrate fisse, sono costretti ad erogare un servizio. Altro che problemi di stampa di una password.

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