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4 Novembre: festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale

In Storia
Il 4 Novembre ricorre la festa delle Forze Armate Italiane e dell’Unità Nazionale; nel 1919, anno dell’istituzione della commemorazione, venne scelta questa data poiché un anno prima vi venne firmato l’armistizio che pose fine alla Prima Guerra Mondiale.
E’ il giorno in cui le Istituzioni ed il Paese tutto, rendono onore ai caduti durante il primo conflitto mondiale ed in generale ai caduti di tutte le guerre, ricordo simbolico dei quali fu la sepoltura del Milite Ignoto presso l’altare della Patria a Roma nel 1921.
Il milite ignoto rappresenta tutti gli eroi di guerra senza nome, che hanno versato il sangue per la nostra Patria, contribuendo con il loro estremo sacrificio ad avere l’Italia di oggi che, seppur ricca di difetti, è libera da dominazioni straniere e democratica.
Tra i caduti e dispersi senza nome, vi furono nel 1917 molti ragazzi appena diciottenni, i famosi “ragazzi del ’99” (la classe di leva dei nati nel 1899) che raggiunsero la maggiore età durante il conflitto, e quasi 300.000 di loro furono impiegati sul campo.
Il Generale Armando Diaz disse di loro:  I giovani soldati della classe 1899 hanno avuto il battesimo del fuoco. Il loro contegno è stato magnifico”, aggiungendo poi “Li ho visti i ragazzi del ’99. Andavano in prima linea cantando. Li ho visti tornare in esigua schiera. Cantavano ancora”.
Vien quasi da ridere a pensare che oggi i giovanotti manifestano contro l’alternanza scuola lavoro ed allora andavano fieri, testa alta e cantando incontro a morte certa, ma non voglio scadere nel banale confronto generazionale, tempi diversi, uomini diversi.
Quello però che si deve fare è non dimenticare. Non dimenticare significa non rendere vano quello che gli ignoti morti, i ragazzi del ’99 e tutti gli altri combattenti hanno fatto per costruire un futuro di libertà e democrazia. Dimenticare sarebbe infausto, le gesta di questi uomini devono essere conosciute, devono essere narrate ai giovani di oggi che si spera non vengano mai chiamati allo stesso sacrificio, ma che ne devono essere fieri, dovrebbero immedesimarsi per qualche istante in un diciottenne sbarbato che marciava sul Piave e che cantando percorreva consapevolmente gli ultimi passi della sua breve vita.
Commemorare gesta passate non è oneroso, ma utile per il presente e per il futuro.
Non dimentichiamo. Onore agli Italiani caduti in tutte le operazioni militari.
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