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Fuggite sciocchi! I rischi per l’Italia nel prossimo futuro

In Attualità

In questi infausti giorni successivi all’eliminazione dell’Italia dai Mondiali di calcio, è con mia profonda insensibilità che scrivo questo articolo. Nonostante io possa comprendere lo sconforto nel non poter vedere la nostra Nazionale giocare l’anno prossimo, vorrei invitare i nostri lettori a considerare lo scenario che si va profilando all’orizzonte per il Bel Paese. Scenario tutt’altro che roseo, per la verità. In concomitanza dell’insediamento della nuova legislatura, altri numerosi avvenimenti a livello geo-politico saranno, con ogni probabilità, rilevanti per il futuro del nostro paese. Avvenimenti di cui le italiche genti dovrebbero preoccuparsi. (P.S. no, uno di questi non sarà l’invasione della Svezia a furor di popolo, mi spiace).

  • Elezioni Italiane: come già accennato poco sopra, in primavera si terranno le elezioni per rinnovare i membri del Parlamento, le quali porteranno alla formazione di una nuova maggioranza e di un nuovo governo. Tuttavia è ormai chiaro che, a meno di sorprese dell’ultimo momento, nessuno dei tre principali poli riuscirà ad ottenere i voti necessari per governare da solo, costringendo almeno due di questi ad un’improbabile alleanza. Il Governo che si creerà, dovrà dunque districarsi fra le diverse opinioni e i veti incrociati dei partiti che lo appoggiano. Una situazione che, nel migliore dei casi, porterà Governo e Parlamento a non fare nulla, nel peggiore causerà un’instabilità politica costante in seno alla maggioranza e il continuo avvicendamento di ministri e sottosegretari. Sfortunatamente, l’unico tema su cui tutti e tre i poli sembrano trovarsi d’accordo è il rifiuto di sottostare alle regole europee e il rispetto degli impegni presi con Bruxelles.
  • Riduzione del QE e possibile aumento dei tassi d’interesse: Per i non addetti ai lavori, il Quantitative Easing (letteralmente: alleggerimento quantitativo) è uno strumento non convenzionale di politica monetaria espansiva, che consiste nell’acquisto da parte della Banca Centrale di titoli di debito con contingente creazione di nuova moneta. Quest’ultimo punto è ciò che caratterizza la non convenzionalità del QE rispetto alle normali operazioni di mercato aperto (come ad esempio i programmi LTRO e TLTRO). L’obiettivo del QE è quello di iniettare liquidità nel sistema economico e stimolare la crescita  e l’inflazione. Parallelamente, l’altro strumento di politica monetaria è il controllo dei tassi d’interesse. Nel 2015, dopo aver implementato i programmi LTRO e TLTRO, la BCE ha avviato il QE, con conseguente creazione di nuova moneta, attraverso acquisti di titoli per un totale di 60 miliardi al mese (aumentati a 80, fra marzo 2016 e marzo 2017) e, allo stesso tempo, ha ridotto i tre tassi d’interesse principali (il tasso di riferimento, il tasso overnight e il tasso sui depositi) intorno allo zero o addirittura facendoli diventare negativi. I titoli acquistati nell’ambito del QE sono stati: titoli di debito pubblico dei paesi europei (per circa l’80%), corporate bond, obbligazioni da cartolarizzazione, obbligazioni garantite e titoli di istituzioni europee. Lo scorso 26 ottobre, il presidente della Banca Centrale Europea ha annunciato la riduzione del programma di Quantitative Easing che, da gennaio 2018, passerà da 60 a 30 miliardi al mese fino a fine anno, ma che potrebbe continuare anche oltre. Inoltre, se ritenuto necessario, la BCE potrebbe anche aumentare nuovamente l’entità degli importi mensili. Draghi ha assicurato che non è ancora stata decretata una data di fine per il QE, anche perché, per sua stessa ammissione, la crescita economica europea è ancora fragile e l’inflazione è ancora lontana dal raggiungere il parametro target del 2% (per fine 2018 la BCE prevede che raggiunga l’1,5%). Allo stesso tempo, ha sottolineato che il rialzo dei tassi d’interesse non è stato ancora collocato temporalmente e che sarà comunque non correlato alla fine del QE. Nonostante queste rassicurazioni, ai fini di questo articolo, è opportuno fare alcune considerazioni:
        • Il Quantitative Easing è sempre stato osteggiato dai paesi nordici dell’Eurozona, in particolare dalla Germania, poiché ritenuto una scappatoia per quei paesi che non avevano rispettato i vincoli di bilancio e con un enorme debito pubblico in rapporto al PIL nazionale. Allo stesso tempo è ritenuto lesivo degli interessi di quegli Stati che, invece, hanno un buon saldo di finanza pubblica. Date le difficoltà che stava affrontando l’Europa dopo la crisi finanziaria e la crisi dei debiti sovrani, il programma di QE era stato, malgrado tutto, approvato. Ora che l’economia europea è in ripresa, così come l’inflazione, è logico pensare che questi paesi (primo fra tutti la Germania) chiedano la fine del QE e il rialzo dei tassi d’interesse. Bisogna ricordare, infatti, che da anni i rendimenti dei Bund tedeschi sono negativi (e dunque poco attrattivi) anche a causa delle operazioni della BCE.
        • Come già detto sopra, l’economia è in crescita, così come l’inflazione e, sebbene non ci siano state ancora indicazioni, è logico pensare che entro un paio d’anni si avrà un rialzo dei tassi d’interesse. Gli analisti di Morgan Stanley prevedono il primo rialzo per il luglio 2019.
        • Il mandato di Mario Draghi come Presidente della BCE scade il 1 novembre 2018 e non è rinnovabile. Date le premesse di cui sopra, è probabile che venga sostituito da una persona più vicina agli interessi nordici e che traghetti verso la sua naturale fine il programma di QE, nonostante le promesse di Draghi.
  • Il QE è stata la salvezza dell’Italia in questi anni di crisi, avendo impedito che la situazione peggiorasse ulteriormente. Il problema è che, per stessa ammissione di Draghi, la politica monetaria espansiva non ha mai potuto essere da sola la soluzione dei problemi italiani. Doveva servire a guadagnare tempo, a tenere al sicuro i conti pubblici e a creare le condizioni per la crescita, a patto che il legislatore italiano, nel frattempo, varasse quelle riforme strutturali necessarie ad innescare la ripresa economica. Così non è stato. La crescita tendenziale prevista del PIL del 1,8% per il 2017 è trainata dalla crescita economica mondiale, ma ha a poco a che fare con meriti specifici dell’Italia. Infatti, il FMI prevede per l’Italia una crescita dell’ 1,1 % nel 2018 e dello 0,9% per il 2019. La propaganda governativa, in tempo di elezioni, dice che il disavanzo pubblico italiano negli ultimi anni è diminuito, ed è vero, ma se si vanno a vedere i dati Istat si può vedere facilmente che la riduzione di deficit è dovuta in minor parte al taglio degli investimenti pubblici, e in massima parte alla riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico. Attenzione questo punto è fondamentale: con la fine del QE e il probabile aumento dei tassi, la spesa per interessi su debito pubblico tornerà a crescere, causando un nuovo aumento del deficit. Tutto ciò passa sotto silenzio, mentre il segretario di uno dei più importanti partiti italiani, che aspira a tornare a essere premier, annuncia che vuole mantenere stabilmente il rapporto deficit/PIL al 2,9%. Annuncio che ricalca quelli fatti da tutti gli altri leader politici. Auguri a noi.
  • Brexit: Adesso abbiamo anche l’ora. Il 29 marzo 2019, alle ore 23.00, il Regno Unito non farà più parte dell’Unione Europea. Che si sia d’accordo o contrari con la scelta del popolo inglese, è un dato di fatto che il Regno Unito sarà fuori dall’Unione, da Schengen e dal mercato unico. Nonostante le promesse del Primo Ministro May, tuttavia, i negoziati per l’uscita sono ancora ben lontani dal concludersi. Sebbene non sia auspicabile, l’immobilismo britannico nel gestire la crisi rende fin troppo reale la possibilità che il Regno Unito esca dall’Unione Europea anche senza un accordo ben strutturato e puntuale, cosa che provocherebbe un terremoto geo-politico sull’intero continente. I più colpiti sarebbero, ovviamente, i paesi considerati più a rischio, fra cui l’Italia. A livello finanziario, di fronte ad uno scenario di questo genere, si verificherebbe un aumento del rischio Paese e di conseguenza dello spread; ciò porterebbe ad un aumento del rendimento sui titoli di Stato italiani (rischio e rendimento in finanza sono direttamente proporzionali), in quanto gli investitori pretenderebbero un premio per il rischio. Questo significherebbe un aumento della spesa per interessi per le finanze pubbliche. Se consideriamo tutto ciò alla luce della fine del QE e dell’aumento dei tassi d’interesse di cui sopra, diventa lampante il pericolo che potrebbe correre il nostro paese nei prossimi anni.
  • Elezioni Tedesche: Questo paragrafo dell’articolo voleva analizzare brevemente gli scenari probabili in seguito alla nomina del nuovo governo Merkel, sostenuto dalla cosiddetta coalizione “Giamaica”. Tuttavia, oggi 20/11/17, i Liberali hanno fatto saltare il tavolo delle trattative per la formazione del nuovo governo. A questo punto, o verranno indette nuove elezioni, o si procederà alla formazione di un governo di minoranza. Tuttavia, l’ultima tornata elettorale tedesca ha reso indubbiamente nota l’insofferenza del popolo tedesco, e dei partiti che li rappresenta, verso quella “parte debole” dell’Europa che, malgrado tutto, sentono di dover sostenere. La CDU di Angela Merkel ha subito un duro calo di consensi, pur rimanendo il primo partito del paese, così come la SPD di Martin Schulz, il più benevolo verso di noi. Ne hanno tratto vantaggio Alternative für Deutchland e il Freie Demokratische Partei. Questi ultimi, per quanto da liberale io sia contento del loro risultato, rappresentano l’ala più dura dell’elettorato tedesco nei confronti della flessibilità di bilancio dei paesi europei più problematici, ma anche all’interno della stessa CDU molti ritengono che la cancelliera Merkel sia stata troppo accondiscendente verso di essi, in particolare verso l’Italia. Persino la leader dei Verdi, Katrin Goering-Eckardt, nei giorni scorsi ha affermato “La sostenibilità ambientale è importante, ma altrettanto importante è la sostenibilità finanziaria”. In questo frangente, ci resta solo da aspettare e vedere quale sarà la strada scelta dai tedeschi. Quello che è certo è che l’Italia deve prepararsi ad una Germania ancor meno flessibile nei confronti dei propri eccessi.

Come già detto all’inizio, la prospettiva è tutt’altro che rosea e sarà bene che la classe dirigente italiana ne tenga conto nel corso di questa campagna elettorale e nei prossimi cinque anni di legislatura. Tuttavia, ho dei seri dubbi al riguardo e, per quanto doloroso sia doverlo ammettere, il pensiero fisso che avevo in testa mentre scrivevo questo articolo è l’ormai iconica frase di Gandalf il Grigio, che è poi il titolo di questo articolo. Del resto lo stregone, nella sua saggezza, era perfettamente consapevole che in fondo al baratro, ad attenderlo, non avrebbe trovato la decrescita felice, ma bensì un Balrog incazzato chiamato Recessione.

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