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[Intervista] Stefano Parisi ed il Liberalismo “popolare”

In Attualità

Siamo partiti da Torino con il treno delle 8.05 per incontrare Stefano Parisi a Milano, al Teatro Franco Parenti, e porgli qualche domanda. Tralasciando il fatto che Trenitalia ci abbia fatto arrivare in ritardo di un’ora, proponiamo di seguito l’intervista integrale:

Quali sarebbero i primi passi da compiere una volta entrati nella squadra di governo?

Domani [NdR: oggi, domenica] presentiamo i 10 provvedimenti che la prima riunione del consiglio dei ministri deve assumere, sono provvedimenti che riguardano immediatamente azioni chiare di taglio della spesa pubblica; vogliamo dare un ruolo politico ai commissari della spending review licenziati da Renzi, un vero e proprio ruolo operativo; vogliamo assumere immediatamente un CTO (Chief Technical Officer), ovvero il capo dell’informatizzazione delle amministrazioni pubbliche che dia standard di interoperabilità a tutte le amministrazioni per fare in modo che ci sia un’unica infrastruttura informatica per tutta l’amministrazione pubblica.
Questo va nella direzione di taglio alla spesa pubblica.

Poi, dobbiamo ridurre il perimetro d’azione delle amministrazioni pubbliche in modo tale che lo stato costi sempre di meno e sia sempre più efficiente, riducendo ovviamente sedi, costi di gestione e personale: bisogna ridurre il personale dell’amministrazione pubblica!
Faremo subito un intervento di abolizione dell’Imu sui beni strumentali per i commercianti e per le imprese, in modo tale che le imprese non vengano più soffocate, rifaremo subito il nuovo codice degli appalti e attueremo l’abolizione dell’Anac.

Ha già risposto alla nostra seconda domanda, avremmo voluto proprio chiederle cosa ne pensa dell’informatizzazione della pubblica amministrazione.
La prossima: ieri sul Sole 24 Ore c’era la notizia di circa 272’000 posti vacanti nelle piccole e medie imprese, dunque come risolvere la questione? Soprattutto per quanto concerne il miss-matching,  il mancato incrocio fra quanto esce da scuole/Università e quanto richiesto dalle imprese.

Servono periti. Abbiamo smontato le scuole tecniche per farle diventare dei licei. Abbiamo fatto una stupidaggine: servono mestieri, capacità professionali, questo è un ritardo drammatico che l’Italia ha assunto, fa capire quanto siamo stati miopi negli ultimi anni per fare delle riforme della scuola esclusivamente nell’interesse dei professori e del sindacato, mai nell’interesse di chi deve invece acquisire una professionalità. Dobbiamo capovolgere questo ragionamento: i professori sono al servizio della scuola, non al centro della scuola . Abbiamo bisogno di meno insegnati, più pagati, più professionalizzati che stiano molte più ore a scuola per stare vicino ai ragazzi, perché abbiamo bisogno di lavorare molto di più a scuola rispetto a quanto non si lavori ora.

Per quanto riguarda la scuola, se oggi i genitori mandano un figlio in una scuola privata, pagano la scuola due volte, sia quella privata con la retta sia quella pubblica con le tasse; stesso discorso vale per la sanità, per il sistema previdenziale e pensionistico. La libera concorrenza ha uno spiraglio?

Fra poco parleremo proprio di questo, noi siamo per il dare totale concorrenza fra scuola pubblica e scuola paritaria, finanziando la domanda e non più l’offerta, mettendo un voucher nelle mani delle famiglie italiane le quali possano spendere questo voucher (che corrisponde al costo della scuola per lo stato, dunque per gli italiani) in modo tale che questo possa essere speso sia presso una scuola pubblica sia presso una scuola privata.

Oggi tutto ciò è ancora più fattibile rispetto a prima, perché siamo in una fase in cui c’è la necessità di fare una grande riconversione strutturale del nostro sistema scolastico, è proprio il momento in cui serve concorrenza.
Fra l’altro faremmo grandi risparmi e soprattutto consentiremmo l’accesso alle scuole private anche ai poveri, anche alle famiglie a basso reddito, mentre invece oggi sono scuole elitarie.

Ovviamente, a fianco a questa proposta va spiegato molto chiaramente che devono essere garantiti degli standard di qualità: ci sono delle scuole private che sono sotto gli standard di qualità, noi non vogliamo diplomifici, abbiamo bisogno che ci sia serietà in tutta l’offerta scolastica, perché una volta che lo stato spende quei soldi deve anche garantire assoluta qualità. Se un ragazzo non riesce a diplomarsi deve fare un’altra cosa, non deve andare in una scuola privata perché così ha un diploma lo stesso.

Proprio per questo, siamo per l’abolizione del valore legale del titolo di studio: per portare sostanza alla formazione e non formalità.

Quali pensa che siano i primi passi da far compiere ai cittadini italiani per far entrare nel loro cuore una mentalità un po’ più liberale?

Io penso che gli italiani siano molto più liberali di quanto non vogliamo pensare. Gli italiani tendenzialmente sono uno spirito libero, l’importante è non circondarli di retorica. Un errore che ha compiuto il pensiero liberale in italia è stato di essere troppo elitario, cioè di parlare alle  élite, di essere convinti che soltanto poche  élite potessero capire il valore della libertà.

Invece, il valore della libertà è popolare, deve essere popolare. Noi quando vogliamo liberare gli italiani dalle tasse parliamo al popolo, non parliamo alle élite; è proprio un tema di linguaggio, non dobbiamo considerarci più un’élite ma darci una missione popolare. Questo paese è decisamente migliore della classe politica che lo rappresenta, d’altronde è un paese di spiriti liberi, di imprenditori, di liberali. Dobbiamo far capire alle persone che cosa vogliamo fare: dobbiamo cambiare linguaggio ed essere più vicini alle persone.

Questo deve essere il compito di tutti quanti, specialmente voi giovani: mettere energia in questo lavoro.

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