La mano dello Stato crea ingiustizia

In Politica, Storia

 

Spesso e volentieri la politica è un lungo ed eterno braccio di ferro tra diversi attori. Non solo i partiti, ma anche diversi gruppi di interessi (sindacati, imprenditori, lobby o associazioni). La prima repubblica è stata, soprattutto, una democrazia “consociativa”, dove più partiti erano al Governo e le riforme erano spesso allo scopo di non scontentare nessuno. L’Italia, all’indomani della fine del fascismo, era profondamente divisa. La guerra fredda aggravò senz’altro una situazione fin troppo tesa come quella tra comunisti e l’area cattolica-occidentale.

La stessa costituzione e l’insieme di un compromesso tra tre culturale politiche:Liberale, Cattolica, Comunista. Con il passare del tempo e con la fine della parentesi Einaudiana, l’area Cattolica e l’area Comunista erano sempre più forti. I compromessi continuavano ad esserci, ma tra cattolici e comunisti in realtà c’era un punto di incontro importante: quella dello statalismo. Con statalismo intendo una politica dove il Governo tende sempre di più ad essere padrone del nostro destino. In particolare, questa politica diventò sempre più forte alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta per mezzo delle battaglie sindacali, in cui vennero poste le basi dell’attuale modello welfare italiano.

Non è un caso che vennero adottate delle politiche per la figura più temuta dal governo, la categoria degli operai formata da padri di famiglia. Non tutti però, perché i governi si concentrarono sui lavoratori di due categorie:
– Imprese di medie e grandi dimensioni;
– Imprese di interesse strategico per lo Stato.

L’idea di partenza era che per mantenere “in piedi” la coesione sociale, si decise di intervenire su una parte di lavoratori che, per importanza e numero, potevano mettere in tilt l’Italia (con scioperi, per esempio).

Inizialmente quella era una politica che non scontentava nessuno. Le donne erano in grande maggioranza casalinghe, i giovani imparavano molti mestieri e i liberi professionisti erano ancora pochi. Con il passare del tempo, quel tipo di politica iniziava a gravare sempre di più su tutta la popolazione, in quanti per sostenere i costi del peso economico dei lavoratori delle categorie sopracitate, occorrevano maggiori entrate nelle casse dello Stato. Di conseguenza, le tasse iniziarono a lievitare sempre di più e il costo della vita degli italiani iniziò ad aumentare. Il padre di famiglia non bastava più e sempre più donne iniziarono a mettersi in gioco nel mondo del lavoro. In parallelo, si diffusero sempre maggiori lavori autonomi con partita IVA.

Il problema è che ormai l’Italia era entrata in un circolo vizioso difficile da risolvere:
– chi era un lavoratore con contratto a tempo indeterminato di imprese medie e grandi andava in pensione con benefici molto onerosi per lo Stato;
– per pagare i benefici, servivano più tasse;
– con la crisi demografica, non bastavano i lavoratori. Servivano dunque maggiori tasse.
Di conseguenza, una buona (e sempre maggiore)fetta di lavoratori era costretta a pagare per i benefici altrui. L’intervento dello Stato, per garantire dei diritti ad alcuni, provocò una grande ingiustizia sociale per altri. Quando lo Stato interviene in modo così decisivo è uno Stato Socialista che penalizza il singolo cittadino per il bene di tutti. Penalizza soprattutto se il singolo cittadino è un libero professionista, se è una donna, se è un giovane e se è un signore licenziato a 50 anni.

Ecco perché occorrono piccole regole che garantiscano il reciproco rispetto tra cittadini e, poi LAISSEZ-FAIRE. Lasciateci liberi di fare perché siamo stanchi delle ingiustizie provocate dalla mano del Governo di turno.

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