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La coscienza del limite: rispettare la libertà del prossimo

In Filosofia

La libertà è una caratteristica dell’individuo, non può essere sacrificata in nome di un bene superiore e comune.
La libertà di un uomo finisce dove inizia quella di un altro.

Un individuo ha la propria volontà, il proprio carattere, i propri gusti, le proprie inclinazioni, in base a ciò egli prende coscienza del proprio io e plasma la sua persona. Ognuno ha il diritto e il dovere di autodeterminare la propria vita. Corollario di questo ragionamento è che nessuno può imporre a un altro la propria volontà, sacrificando i desideri del prossimo in nome di un bene comune. L’abuso della libertà altrui condanna il prossimo all’infelicità, nonostante si abbiano buone intenzioni, nonostante lo si faccia “per il suo bene”.

Tutto bello in teoria, ma nella pratica l’applicazione è difficile. Per comprendere a fondo il concetto meglio tenere da parte per un attimo i discorsi filosofici, ci si deve concentrare invece sulle piccole situazioni che accadono nella vita di tutti i giorni.

L’esempio più banale e più profondo è l’amore.

L’innamorato, libero di provare un nobile sentimento per un’altra persona (ovviamente senza distinzione di sesso, razza, religione ecc.), deve farsi avanti e deve affrontare il sacrosanto limite della libertà dell’amato. Quest’ultimo ha di fronte una scelta da compiere, o accettare il sentimento dell’altro o rifiutarlo.
Se accade la prima cosa, ci sono le basi per costruire un tipo di relazione che vada oltre il “libero scambio”, la quale comporta anche dei sacrifici, che per essere tali, cioè “sacri” come da origine latina del termine, devono essere volontari.

La grande sfida è comportarsi da signori di fronte al rifiuto.

Se veramente si ama il prossimo, si accetta il rifiuto, si dà prova di intelligenza e umanità in quanto si dimostra di mettere davanti al proprio egoismo, la volontà, i gusti e la libertà della persona amata. Ciò che succede dopo, è affare personale dei due individui. Così si sceglie di essere felici, accettando la realtà e permettendo alla persona amata di costruire liberamente la propria vita. Si accetta che la libertà umana ha pari dignità, senza alcuna distinzione tra individui.

Se invece prevale la parte egoistica, inizia una vera e propria persecuzione nei confronti del prossimo, che da quel momento non può definirsi “amato”. Si attua una coercizione della libertà altrui, sacrificandola per il “bene superiore”, cioè l’amore che dovrebbe rendere felice il prossimo senza rispettarne la volontà. Un paradosso.

Si badi bene che non si parla di educazione, in cui il genitore ha il dovere di impedire al figlio una scelta avventata o sbagliata o insensata. Qui si parla di qualcosa di più profondo, cioè l’intrecciarsi di due vite, delle rispettive libertà e volontà, tra due individui adulti, consapevoli della propria persona e della propria unicità, entrambi dotati della somma ricchezza che un uomo possa possedere, la propria libertà.

In questo, il Cristianesimo, base della nostra civiltà occidentale, ci lascia due comandamenti, che è bene vengano presi come principi guida e valori fondanti della vita di un liberale:

“Ama il prossimo tuo come te stesso”
“Non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te”.

Confrontarsi con la realtà ci mette di fronte a dei limiti: alcuni sono fatti per essere superati, se concernono solo la volontà dell’individuo; altri per essere rispettati, se si mette in gioco la volontà del prossimo.

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