Come sarebbe un mondo perfettamente comunista? Ce lo spiega Isaac Asimov

In Filosofia

Il comunismo perfetto non esiste, poiché implicherebbe l’esistenza di un ente superiore che sappia governare gli umani assegnando loro i lavori adeguati e distribuendo perfettamente la ricchezza secondo le necessità. Questo è il presupposto comunemente accettato.

Ma cosa accadrebbe se esistesse un mondo con una coscienza collettiva, una connessione mentale fra tutti gli individui di un pianeta?

Ce lo spiega Isaac Asimov nel Ciclo della Fondazione parlando di Gaia, il pianeta con una coscienza collettiva in cui ciascuno contribuisce al Tutto e ne fa parte con una unione mentale simile a quella della serie tv Sense8 (ovvero condivisione di pensieri, sensazioni, emozioni, conoscenze).

Uno dei personaggi protagonisti, Bliss, parla di sé come “io/noi/Gaia” e dichiara la rinuncia agli scopi individuali a favore del bene comune: la sua felicità è la felicità di tutti. E non possiamo metterlo in dubbio: condividono ogni cosa, sono un tutt’uno.

Noi non siamo così, non possediamo questa caratteristica. Già solo per questo il Comunismo (e ogni altra forma di collettivismo) non potrebbe funzionare, ma andiamo avanti.

C’è un personaggio estremamente Individualista che vuole mettere in discussione il proprio appoggio al pianeta Gaia, il pianeta collettivista, ritenendolo troppo differente da ciò che pensa sia più giusto per sé come Individuo e dunque per ogni altro Individuo facente parte dell’umanità.

Forse ti starai chiedendo perché un Individualista avesse appoggiato quel pianeta, te lo spiego subito: doveva scegliere fra una Società Scientista (totalmente dedita alla tecnologia e alla scienza, detta Fondazione, volta a sottomettere la Galassia con la forza), una Società Elitista (dedita allo studio, alla psicologia sociale e alla matematica, detta Seconda Fondazione, anch’essa volta a sottomettere la Galassia con la forza) ed un Pianeta Collettivista (dedito al pacifismo e al bene della Galassia).

Pare ovvio che fra due guerrafondai e un pacifista si scelga il pacifista. Anche se il marxismo prevede la lotta di classe e la dittatura del proletariato, che sono tutto fuorché atti pacifisti. Ipotizziamo allora sia accettabile che il pacifismo si diffonda in maniera automatica e conquisti le persone senza alterare lo status della loro società.

Vediamo però, ed è il fulcro di questo discorso, le critiche del nostro Individualista, chiamato Golan Trevize e le motivazioni date dal personaggio “io/noi/Gaia”, chiamato Bliss. Non commenterò passo per passo, poiché credo non ce ne sia bisogno.

Prima conversazione, sulla natura del pianeta:

Bliss: « Io sono Gaia. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio tra l’erba, laggiù. E l’uomo che si intravede fra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Condividiamo tutti una coscienza globale, ognuno contribuisce all’insieme.»
Trevize: « In tal caso, Bliss, chi governa questo mondo?»
Bliss: «Si governa da solo -disse lei. – Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi vuoti lasciati dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno, altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro parte, e solo quella. Piove quando è necessario. »
Trevize: «Anche la pioggia sa cosa deve fare?»
Bliss: «Sì»

La rinuncia all’individualità per il sovrumano:

«Io rimango un essere umano; al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione

La distribuzione dei ruoli nella società:

Bliss: «Non so volare come un uccello, ronzare come un insetto o diventare alta come un albero. Faccio ciò che sono più adatta a fare.»
Trevize: «Chi ha deciso di attribuirvi questo preciso incarico?»
Bliss: «Noi tutti.»

Il pensiero di Trevize (e -spero- di noi tutti) descritto da Asimov:

Trevize pensò rassegnato che ognuno dovesse trovare la felicità come meglio credeva. Era questo lo scopo dell’individualità…
« Il pianeta [Gaia], per quanto grande e vario, rappresenta un unico cervello. Uno solo! Ogni nuovo cervello che nasca si fonde con la totalità. Non c’è la possibilità di opporsi, di discordare!
Quando pensiamo alla storia umana, pensiamo al singolo individuo che, nonostante la sua visione minoritaria condannata dalla società, alla fine vince e cambia il mondo.»

Sulla libera associazione:

Bliss: «Se obbediamo solo alle regole che riteniamo giuste e ragionevoli, allora qualsiasi regola cessa di avere valore, perché non esiste una regola giusta e ragionevole per tutti. E se ci interessa solo il nostro tornaconto personale, troveremo sempre una giustificazione per definire ingiusta una regola restrittiva. Si comincia con un trucco astuto e si finisce con l’anarchia e la catastrofe, così, anche per lo scaltro autore del trucco, dal momento che nemmeno lui sopravvivrà al crollo della società.»

Trevize ribatté:  « La società non crolla tanto facilmente. Tu parli come Gaia, e Gaia non può capire un’unione di individui liberi. Le regole, instaurate con ragionevolezza e giustizia, possono facilmente diventare superate e inutili via via che le circostanze cambiano, e restare ugualmente in vigore per inerzia. In tal caso è legittimo ed anche utile infrangere queste regole, se non altro per evidenziare che sono diventate superflue e magari anche dannose. »

Bliss: « Allora ogni ladro, ogni assassino, può giustificarsi dicendo che stia servendo l’umanità. »
Trevize: « Non arrivare agli estremi. Nel superorganismo di Gaia c’è un consenso automatico circa le regole sociali e a nessuno viene in mente di infrangerle. Si potrebbe anche dire che Gaia vegeti e si fossilizzi. Nella libera associazione di individuo c’è senza dubbio un elemento di disordine, ma è il prezzo che bisogna pagare per non perdere la capacità di introdurre novità e cambiamenti… Tutto sommato, è un prezzo ragionevole. »

Sulla libertà individuale:

Trevize: «Può darsi che ai cani non importi di perdere la libertà individuale, ma per gli esseri umani è una questione di grande importanza… E se tutti gli esseri umani cessassero di esistere, ovunque, non solo su un mondo o su alcuni mondi? Se la Galassia restasse senza esseri umani? Ci sarebbe ancora un’intelligenza guida? Tutte le altre forme di vita e la materia inerte riuscirebbero a mettere insieme un’intelligenza comune adatta allo scopo?»

Bliss esitò.  « Una simile situazione non si è mai verificata, e probabilmente anche in futuro non si verificherà mai.»

Trevize:  « Ma non capisci che la mente umana qualitativamente è diversa da qualsiasi altra cosa, e che se venisse a mancare, la somma complessiva di tutte le altre forme coscienti non basterebbe a rimpiazzarla. Gli esseri umani costituiscono un caso speciale, e devono essere trattati in quanto tali, non ti pare? »

Ecco, abbiamo un esempio di cosa sia il perfetto Collettivismo. In tanti, sostengono che se questa utopia fosse possibile allora staremmo certamente bene. Eppure, dovremmo rinunciare a ciò che c’è di più caro nella propria vita: la libertà di scelta sulle azioni della vita stessa.

Non voglio fare spoiler nel caso in cui a qualcuno possa interessare cosa avvenga alla fine del libro, eppure Asimov trova un essere superiore che possa governare gli umani, ma c’è una falla logica: questo ente superiore è stato creato dagli umani per essere aiutati e non concepisce l’Individualità. Questo essere superiore è un robot.

In un altro libro, Asimov asserisce che “i robot sono logici ma non ragionevoli” e che per questo motivo non possano comprendere le azioni umane. E poi, fattore più importante di tutti, davvero vogliamo mettere il nostro destino nelle mani di qualcun altro, che ne sia artefice al posto nostro?

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