fbpx

Valorizzare il reddito, anziché tassarlo

In Attualità, Politica, Società

Quando l’economia va male si tende spesso a dare le colpe a chi “sta meglio” economicamente. Quasi come se fosse una colpa il fatto di avere un reddito tale da potersi permettere più del necessario.
Vedendo slogan socialisti come “per i molti, non per i pochi” sembra quasi che siano da intendere come “voi state troppo bene perciò vi dobbiamo indebolire per far stare meglio gli altri”.

Uno slogan del genere produce proposte come tassare chi “sta bene” (o comunque chi ha un reddito) e distribuire sussidi e servizi gratuiti vari chi “sta peggio” (o comunque chi non ha un reddito). Sembra facile, ma in realtà la questione è molto più complessa del previsto.

I soggetti che producono reddito – come il libero professionista, il commerciante o l’imprenditore- non possono essere usati come capro espiatorio per risolvere i problemi della povertà. Bisogna, invece, considerare questi redditi come dei punti di partenza da valorizzare,  altrimenti rischiamo di buttare all’aria questo grande potenziale. Non è un caso che coloro i quali producono reddito debbano ricorrere sempre di più all’economia sommersa, delocalizzazioni, calo delle assunzioni, evasioni o escapologia fiscale. I primi a rimetterci sarebbero proprio coloro che non hanno reddito, in quanto non avrebbero alcuna possibilità di guadagnare uno stipendio. Non solo, ma visto che non tutti gli imprenditori fanno profitti con l’esportazione e visto che una nazione non può essere ricca se i suoi cittadini sono poveri, con tasse e leggi sull’economia finiamo con l’indebolire e penalizzare proprio chi può investire.

Per rafforzare la mia tesi aggiungerei il circolo vizioso innescato dalle tasse: quando le tasse aumentano, un commerciante o un libero professionista deve necessariamente alzare i propri prezzi; l’aumento dei prezzi, potrebbe creare dei problemi ai consumatori; con il calo dei profitti, il commerciante o il libero professionista dovrà successivamente aumentare sempre più le tasse per poter massimizzare il guadagno e non dover vivere solo per pagare le tasse.

A questo punto chiedo ai partiti socialisti, qual è il vostro limite? Volete un’economia chiusa? Se continuiamo così, arriveremo al punto in cui la gente si terrà i suoi bei soldoni sotto il letto e vivrà di rendita senza investimenti. Un’economia senza investimenti vuol dire distruggere il futuro di una nazione.

L’Individualista Feroce è favorevole a quella visione che tuteli e valorizzi il reddito, basso o alto che sia. Una politica dì Laissez-Faire che permetta ai commercianti di fare economia in piena libertà perché solo così è possibile ridare impulso al lavoro, al commercio e alla ripresa economica. Una politica di “non-aggressione fiscale” da parte dello Stato, permetterebbe ai cittadini di essere finalmente liberi, protagonisti del proprio destino e poter dare il meglio di sé.

Chi propone lo slogan “per molti, non per pochi” non capisce che, anche se qualcuno di più vivrà mantenuto dallo Stato, l’epilogo finale è che tutti diventeranno più poveri. Basta vedere il graduale declino economico che sta vivendo l’Italia dagli anni settanta ad oggi. Quindi, è arrivato il momento di far capire a queste persone che la loro soluzione rende “tutti” più poveri, rischiando di mandare il sistema in tilt poiché quei “tutti” avrebbero bisogno di assistenza economica.
Vogliamo vivere nella mediocrità o nel benessere? Quando capiremo che è lo Stato a renderci mediocri, non sarà mai troppo tardi.

 

Recommended Posts

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search