Un feudalesimo populista

In Attualità, Società

Se nel cinquecento l’Italia era un potenza commerciale, marittima e artistica, già dal lontano settecento l’Italia iniziò un lento declino che non si è mai arrestato, nonostante qualche periodo in controtendenza.

Fra i motivi del declino, gli storici hanno parlato di un problema di sviluppo di “refeudalizzazione” inteso come lo sviluppo di pratiche economiche che tendono a mettere da parte le attese del profitto e la buona volontà verso l’investimento per mettere sul “piedistallo” le rendite e i privilegi politici.

Perché ho riportato questo elemento storico? Perché ho notato che nelle ultime elezioni sono prevalse forze politiche pessimiste che hanno invitato i cittadini ad essere votati per evitare ulteriormente la povertà. Sento dire “non siate ciechi, l’Italia è povera, ha bisogno di aiuto“. Sento dire “è vero che non si vive di assistenzialismo, ma l’Italia è in forte difficoltà economiche“. Questo è ciò che sento. Zero speranza verso gli investimenti, verso il profitto, quasi come se non ci fosse più alcuna possibilità di trovare lavoro e di creare lavoro. Perciò “scegliamo” chi ci potrebbe garantire l’aiuto necessario. Un feudalesimo populista se consideriamo che oggi i cittadini hanno scelto politici che non vogliono solo rappresentare, ma creare i presupposti per costruire un progetto a lungo termine di assistenzialismo.

Di questo passo, ma è la mia impressione, l’Italia non ridurrà la povertà e non aumenterà i posti di lavoro bensì potrebbe aumentare le posizioni sociali “acquisite”, a discapito di chi ha già un lavoro o un’azienda che si ritroverà sempre più sommerso dalle tasse.

Ecco perché ho voluto intitolare l’articolo Feudalesimo Populista: col passare degli anni il populismo italiano sta diventando un pensiero politico sempre più forte, grazie anche alla scarsa lungimiranza dei partiti tradizionali e alla mancanza di partiti alternativi di stampo liberale.
Per il feudalesimo populista non c’è più speranza verso il mercato; per il feudalesimo populista occorre “stimolare” i cittadini verso nuove posizioni sociali; per il feudalesimo populista, chi è già privilegiato deve essere sostituito dal popolo. Se per il socialismo l’assistenzialismo è un diritto o una scelta, per il feudalesimo populista è una necessaria, urgentissima o incombente scelta per “salvarci” dalla povertà. Peccato (per loro) che l’economia si muova in modo naturale; si muove con il lavoro razionale, con il profitto e il guadagno, con la soddisfazione del cittadino che “gode” delle proprie entrate economiche.

Questo elemento non è da sottovalutare se consideriamo che l’Italia oggi è vicina al “pericolo” bancarotta e  che la macchina pubblica statale è piena e grassa.

Per questo motivo, è opportuno che i cittadini cerchino nuove alternative liberali. Alternative che abbiano fiducia nelle persone, nelle famiglie, nel mercato perché  il guadagno e il profitto sono le uniche strade per far rialzare l’Italia. Finora la presenza massiccia dello Stato, dalle tante troppe aziende pubbliche al grande numero di dipendenti pubblici, dal vitalizio alle nomine politiche, ha davvero impoverito negli anni gli italiani. Non basta dire che servono misure politiche assistenzialiste per salvarci dalla povertà. Perciò, come ho già accennato poco fa, bisogna lavorare per proporre ai cittadini nuovi soggetti politici, innovatori e che sappiano essere ottimisti tanto quanto sono pessimisti attualmente alcuni partiti.

Ottimismo vuol dire fare in modo che i cittadini abbiano in tasca più soldi per le proprie esigenze, per i propri investimenti e per i propri progetti perché solo loro possono essere il motore della nazione. Scegliere più tasse per misure assistenzialistiche vuol dire distruggere qualsiasi possibilità di soddisfare le proprie esigenze.

Articoli consigliati

Inizia a scrivere e premi Enter per cercare