fbpx

Conoscere la Scuola Austriaca: storia e lineamenti (parte 1 di 15)

In Economia, Storia

Conoscere la Scuola Austriaca: storia e lineamenti

⦁ La scuola austriaca fu fondata a Vienna nel corso degli anni Settanta del XIX secolo. Essa si caratterizza per essere estremamente critica nei confronti del moderno mainstream economico.
⦁ Gli “austriaci” (così i suoi seguaci sono conosciuti) affermano che tutti i fenomeni economici hanno il proprio fondamento nelle scale di valori, nelle scelte dei singoli individui e nelle particolari circostanze che questi ultimi si trovano di volta in volta ad affrontare.
⦁ Come conseguenza di ciò, gli austriaci sostengono che gli economisti convenzionali sbaglino a cercare relazioni quantitative tra grandezze di tipo economico.
⦁ Essi asseriscono, inoltre, che il loro approccio, basato sull’individuo e sulla sua scala di valori, sia in grado di fornire una spiegazione affidabile dei cicli economici di espansione e di depressione (boom and bust).

La Scuola austriaca di economia non è una istituzione scolastica con sede a Vienna e non ha nulla a che fare con il sistema economico austriaco. Piuttosto, quella denominazione designa un particolare approccio al pensiero economico e qualifica gli economisti che promuovono quel particolare punto di vista.

Del modo in cui gli economisti dovrebbero operare

La Scuola austriaca di economia ebbe origine presso l’Università di Vienna con la pubblicazione del libro “Principi di economia” di Carl Menger. Quel libro criticava le idee economiche allora prevalenti nel mondo tedesco.
Menger riteneva che gli economisti potessero davvero scovare principi in grado di mostrarsi validi in qualsiasi luogo e tempo; era però convinto che i classici inglesi sbagliassero nel cercare stabili relazioni quantitative nei dati statistici relativi al commercio e agli affari.

La statistica, egli credeva, è destinata a nascondere la reale natura dell’accadere economico, in quanto mero complesso di azioni di più individui. Gli studiosi, egli sosteneva, devono rivolgere i loro sforzi al livello dei singoli individui e cercare di comprendere come questi ultimi effettuino concretamente le loro scelte.

Menger affermava, inoltre, che le scelte praticate dai singoli dipendono dal valore che essi attribuiscono alle differenti tipologie di beni (un fisico è ovviamente in grado di misurare il peso e il volume di un oggetto, ma gli economisti non possono misurare il grado di preferenza che le persone attribuiscono ad esso). L’economia, dunque, non si occupa di fenomeni oggettivi, ma di manifestazioni puramente soggettive.

In aggiunta a ciò, Menger sviluppò anche la rivoluzionaria analisi dell’utilità marginale, che rappresenta ancora oggi una pietra portante dello studio dell’economia. Essa si basa sul postulato che gli individui sono soliti scegliere sulla base dell’utilità marginale che i differenti beni sono in grado di fornire. Questo principio permette di comprendere come gli uomini gestiscano le negoziazioni economiche e come i mercati funzionino.

Le prime due generazioni di economisti austriaci

L’approccio di Menger scatenò un’intensa disputa, che prese il nome di dibattito sul metodo, relativa a quale debba essere l’effettivo oggetto di studio delle scienze sociali. Proprio nel corso di essa, Menger e i suoi seguaci all’Università di Vienna, Eugen von Böhm-Bawerk e Friedrich von Wieser, finirono con l’essere indicati come appartenenti alla “Scuola austriaca”.

Böhm-Bawerk approfondì l’approccio soggettivista di Menger, applicandolo alla sfera dell’interesse e del capitale. Egli dimostrò come i tassi di interesse riflettano la preferenza che gli esseri umani attribuiscono al tempo: noi preferiamo possedere le cose immediatamente piuttosto che in futuro e siamo pronti a indebitarci pur di poterle ottenere in anticipo.

Wieser applicò il medesimo approccio all’analisi dei costi. Egli dimostrò che questi ultimi non rappresentano misurazioni oggettive, quanto piuttosto valutazioni e preferenze soggettive. Egli sottolineò inoltre l’importanza del ruolo svolto dall’imprenditore nel formulare quel genere di valutazioni basandosi sulla propria esperienza e comprensione dei mercati.

Menger, Böhm-Bawerk e Wieser rappresentano la prima generazione della Scuola austriaca. A essa ne seguì una seconda guidata da Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek, i quali collaborarono nel corso degli anni Trenta del XX secolo nella formulazione della teoria dei cicli economici: Mises e Hayek ipotizzarono che quei cicli traessero origine da iniezioni di credito bancario. In particolare sostennero che la concessione di denaro a buon mercato incoraggia gli imprenditori a investire in maggior misura nella produzione e al contempo spinge i consumatori a incrementare i propri livelli d’acquisto.

Quando, però, lo stimolo creditizio si esaurisce, il sistema tende a riassestarsi: gli imprenditori si accorgono di produrre in eccesso merci sbagliate, l’economia entra in recessione e gli investimenti avviati si rivelano eccessivamente ambiziosi e vengono abbandonati.

A causa della crescente minaccia nazista, Mises e Hayek abbandonarono l’Austria nel corso degli anni Trenta. Il primo emigrò in America dove continuò i suoi studi focalizzandosi sulla scienza pura della scelta e dell’azione, affinando i principi inizialmente sviluppati da Menger e approfondendo le loro implicazioni. Il secondo si diresse dapprima in Inghilterra e solo in seguito in America. Egli rivolse la sua attenzione al ruolo cruciale svolto dall’informazione nelle decisioni dei singoli e nel funzionamento del mercato.

Gli austriaci contemporanei

La terza generazione di economisti appartenenti alla Scuola austriaca proviene principalmente dagli Stati Uniti e in particolare dalle Università di New York, Auburn e dalla George Mason. Essi sono, in realtà portatori di tradizioni intellettuali diverse, a seconda dell’influenza che ha avuto la Scuola austriaca nel loro pensiero economico.

Tra i più in vista di essi, vanno annoverati Murray Rothbard, che individuò nell’azione delle banche centrali il verificarsi dei cicli economici e sviluppò una rigorosa critica libertaria al concetto di Stato. Israel Kirzner, che sottolineò la cruciale l’importanza degli imprenditori nel promuovere il progresso economico. Lawrence White, che dimostrò la maggiore efficienza delle banche libere dalla regolamentazione statale. Sono comunque molti gli economisti austriaci di primo piano, e tra questi alcuni vincitori di Premi Nobel.

Lo stesso Hayek vinse il Nobel nel 1975 per il suo lavoro sul ciclo economico. Questo avvenimento creò nuovo interesse a livello mondiale per le tesi degli austriaci che continuarono però a rimanere in assoluta minoranza nel contrastare il punto di vista del mainstream economico.

La Scuola austriaca ha molto da insegnare circa il modo in cui le persone effettuano le proprie scelte (gli austriaci affermano che il cuore dell’economia risiede proprio in questo); da tutto ciò che deriva la necessità di presentare in modo semplice le idee di quegli studiosi, così da renderle accessibili al largo pubblico, anche a rischio di qualche eccessiva semplificazione e distorsione.

Recent Posts

Inizia a scrivere e premi Enter per cercare