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Apologia di Ronald Reagan – smontare i falsi miti

In Economia, Politica, Storia

Dedico le mie prossime parole a chi reputa che Reagan non sia un buon liberale, amministratore, politico. Penso che queste persone, purtroppo, stiano agendo con pregiudizio, perché partono dal dato del debito causato senza contestualizzare, senza sapere cos’altro abbia fatto, detto, promosso.

Il debito causato è un numero, solo un numero, ma cosa c’è dietro? Noi, amanti dell’individualismo metodologico, non guardiamo solamente i dati finali, gli aggregati, vogliamo approfondire e capire cosa ci sia dietro.

Vediamo un attimo gli obiettivi della Reaganomics:

  • Abbattere la spesa pubblica improduttiva;
  • Ridurre le imposte;
  • Ridurre la burocrazia;
  • Ridurre l’inflazione.

La sua prima azione, nel 1981, fu abbassare le imposte sul reddito, ad esempio l’aliquota massima dal 70% al 50% e quella minima dal 14% all’11%.

Due anni dopo gli venne chiesto di aumentare le spese a favore della Social Security  (da 179 mld a 269 mld) e di Medicare (da 43.5 mld a 80 mld), che non erano inizialmente previsti dalla Reaganomics ma che effettuò sotto pressing dell’opposizione democratica e di quella interna al partito repubblicano (non era visto per niente bene da molti politici del suo partito!); e, come ben sappiamo tutti, dovette affrontare enormi spese per la guerra fredda, aumentando la spesa militare da 303 miliardi a 426 miliardi di dollari. Ovviamente, era un aumento temporaneo, difatti da allora la percentuale di spesa militare sul PIL americano si è quasi dimezzata.

Ora, un breve esempio tratto da un bel libro che ho letto (Manifesto Capitalista di Luigi Zingales), per spiegare perché supporto l’aumento temporaneo della spesa militare:  ipotizza di essere, tu lettore, presidente del Consiglio e scoprissi che un meteorite potrebbe colpire l’Italia con una probabilità del 50%, cosa faresti? Non spenderesti vari miliardi per mettere al sicuro la popolazione? E se infine il meteorite non cadesse sull’Italia, avresti speso miliardi in nulla, eppure il rischio c’era.

Nel 1984 vennero sistemate le norme fiscali, evitando che ci fossero scappatoie in favore dell’elusione. Nel 1986 la riforma venne completata eliminando la maggior parte delle detrazioni, riducendo i tassi marginali e il numero di scudi fiscali.

Uno studio portato avanti da Martin Feldstein ha esaminato la riforma del 1986 di Reagan e si è notato come il taglio delle imposte dal 50% al 28% (che già precedentemente nel 1981 erano scese dal 70% al 50%) ha avuto come effetto un aumento del 44% del reddito imponibile medio dichiarato. Questo vuol dire che la riforma si è ripagata da sola della metà del costo, perché c’è stato un aumento delle assunzioni e un aumento del tempo lavorativo per chi già era assunto, data la convenienza a lavorare di più con una tassazione più bassa.

I risultati delle politiche liberiste si vedono sul lungo periodo, perché l’occupazione e la ricchezza aumentano a poco a poco nel tempo. A differenza dell’assunzione di dipendenti pubblici, che aumenta l’occupazione in un giorno solo e compromette il futuro delle casse statali -e delle tasche dei contribuenti- per decine di anni a venire. Tutto il contrario, insomma.

Bisogna anche precisare che Reagan non era amato dai rappresentanti del Partito Repubblicano, coi quali dovette scendere a grandi, enormi compromessi pur di non ricevere più le critiche dalle frange avverse del suo stesso partito, critiche che nei primi due anni (intorno alle midterm elections) lo resero molto impopolare.

Oggi viene ricordato come il miglior presidente di sempre, per l’eccezionale e radicale cambiamento effettuato in ogni campo: poco prima della sua ascesa le posizioni dei Repubblicani si erano appiattite su quelle dei Democratici, tanto che la sua lotta contro il Governo, la tassazione, la regolamentazione furono viste come un atto sovversivo, una vera e propria rivolta contro l’establishment che voleva tarpare le ali al Sogno Americano. Dopo Reagan ogni forma di statalismo venne vista come un avvicinamento al socialismo e alla schiavitù, ogni espansione dello Stato come una minaccia all’Individuo, alla famiglia e alla stessa Nazione.

Torniamo a fare qualche calcolo veloce: durante gli otto anni di Reagan, l’aumento del debito è stato di 1800 miliardi di dollari, ma già metterei da parte le spese militari aumentate per la Guerra Fredda, che non avevano nulla a che vedere con il piano liberista e dovevano essere una misura temporanea. Dunque, accantoniamo circa 600 miliardi. Poi, aggiungiamo le proposte vicine alle posizioni democratiche e dei repubblicani più avversi, ossia la Social Security, Medicaid e l’aumento per il  Programma di Adesione, dunque un costo sui due mandati di ben 1000 miliardi di dollari.

Partiva dalla situazione lasciata da Jimmy Carter in cui il deficit annuale era di 74 miliardi, dunque se avesse lasciato tutto intatto il debito sarebbe aumentato di circa 600 miliardi. Bisogna però considerare che Carter riuscì a raggiungere i 74 miliardi di deficit con un tasso di inflazione al 13.5% e come ben sappiamo l’inflazione non è altro che una forma di tassazione occulta. Reagan riuscì a contrarre l’inflazione sino al 4.4%, permettendo ai cittadini di risparmiare decine di miliardi di dollari.

Dunque, spinto dalla mia curiosità e dall’ignoranza da cui partivo, ho sommato tutti i numeri che ho trovato ed ho scoperto che la Reaganomics non solo ha funzionato se considerata sé stante, ma ha permesso di bilanciare tutte le altre spese che, pur essendogli indigeste, aveva dovuto inserire nel budget di Governo.

Vediamo altri dati significativi:

  • L’indice di miseria dopo i due mandati di Reagan scese dal 19% al 9%, il risultato migliore dopo la Seconda Guerra Mondiale.
  • La percentuale di famiglie povere scese dall’8.8% all’8.3%, mentre la percentuale di famiglie ricche aumentò dal 20.2% al 25.7%.
  • Pur essendo stato l’unico presidente a non aver aumentato il salario minimo, il salario medio dei lavoratori americani aumentò di 1.5$ l’ora.
  • Le entrate federali aumentarono del 60%, ossia da 618 miliardi a 991 miliardi di dollari, aumento notevole se considerato il taglio delle imposte. Aumentarono di molto, e si dice grazie alla Reaganomics sul lungo periodo, le entrate federali negli anni successivi, ossia dal 1989 in poi.
  • Stephen Moore del Cato Institute sostenne che nessun atto aiutò mai l’economia americana più della Reaganomics, permettendo che le famiglie americane aumentassero la loro ricchezza di 15’000 miliardi di dollari.

Aggiungo una curiosità: in molti lo contestano per le numerose sviste e gli errori che commetteva durante i discorsi e i dibattiti, senza però considerare che soffrisse del morbo di Alzheimer già dall’epoca della sua presidenza. Molto spesso, alcuni democratici si dimenticano di questo fatto, o lo ignorano. Atto veramente ignobile.

Spero di avervi convinto della bontà del buon vecchio Ronnie, il quale al termine della sua carriera si disse veramente dispiaciuto di aver aumentato così tanto il debito, aggiungendo che avrebbe aiutato i suoi successori ad aggiustare le riforme per recuperare il danno. Sono sempre estremamente dispiaciuto quando leggo commenti ben poco positivi nei suoi confronti da parte di persone che la pensano come noi de L’Individualista Feroce, ecco perché nutro la speranza che questo mio articolo possa risollevare l’idea che i nostri lettori hanno di lui.

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