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I gravi difetti del Reddito di cittadinanza

In Attualità, Economia, Politica

Prima di analizzare i problemi applicativi e le negative conseguenze sulle scelte personali del RdC, provvedo sinteticamente ad analizzare come funzionerebbe secondo la proposta del M5S.

Questo sussidio potrebbe andare alle persone maggiorenni con un reddito inferiore alla soglia di povertà, per i single è 780€, che è la cifra che si sente più spesso in televisione, invece per le famiglie di 3 persone è 1560€ (sono esempi presi dal sito).

Queste persone per ottenerlo devono:

  • Iscriversi ai centri per l’impiego
  • Iniziare un percorso di ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego
  • Offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali)
  • Frequentare percorsi qualificanti professionalmente
  • Effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno
  • Accettare uno dei primi tre lavori che ti verranno offerti

Insieme al RdC, è previsto un salario minimo di 9€ l’ora. Se non si arriva comunque ai 780€ mensili perché si fa un lavoro part-time, lo Stato integrerà il tuo reddito per arrivare a quella cifra. Se la tua pensione è inferiore ai 780€, lo Stato integrerà quest’ultima come avviene per i salari dei part-time.

Per chi non si fidasse, il link è:

https://www.movimento5stelle.it/parlamento/REDDITOCITTADINANZA.pdf

Quali sono i problemi della sua applicazione?

I centri per l’impiego in Italia danno lavoro solo agli impiegati al loro interno, chiunque cerca lavoro va alle agenzie interinali private che sono molto più efficaci nel trovartelo. Il M5S esprime consapevolezza al riguardo e ha promesso di riformarli prima di introdurre il Reddito di Cittadinanza.

Dimostrare la reale volontà di una persona direi che è abbastanza complicato: quali sono le certezze che queste persone si comportino “correttamente” ai colloqui di lavoro? Immagino che molti di voi abbiano visto “Quasi amici”; nella prima scena dove Driss va al colloquio solo per farsi firmare un documento che attesti la sua partecipazione e continuare a intascare il sussidio governativo. Chi potrebbe dimostrare che atteggiamenti simili non verranno perpetrati anche dai noi connazionali?

Anche il 5° punto lascia abbastanza perplessi; cosa si intende con ricerca attiva del lavoro? E come viene misurata la quantità di tempo che spendiamo in essa? E se un giorno facciamo 3 ore e il giorno dopo solo una ci viene revocato il sussidio?

Un problema tecnicamente risolvibile rapidamente è l’importo del sussidio. Il documento scrive che la cifra è corrispondente alla soglia di povertà. Il problema è che la soglia di povertà non è la stessa a Milano o a Palermo: il costo della vita e i salari medi non sono gli stessi e perciò un unico importo medio favorirebbe i cittadini delle città dove il costo della vita è minore e penalizzerebbe quelli delle città dove il costo della vita è più alto. L’importo dovrebbe essere quantomeno regolato per regione o ancora meglio per zone territoriali più piccole e omogenee.

Passiamo ai problemi riguardanti agli effetti delle scelte personali.

Una persona cerca lavoro semplicemente per guadagnare un salario e pagare i contributi per la propria pensione. Questi due requisiti vengono sminuiti parecchi con questo sussidio.

Questo tipo di sussidio scoraggia fortemente la ricerca di lavoro, dato che sotto i 780€ non conviene cercarsi un lavoro. Questo avviene anche con sussidio di disoccupazione classico, che però ha una durata limitata. In entrambi i tipi di sussidi si verifica anche una maggiore convenienza a lavorare in nero per ottenere sia il salario di lavoratore sia il sussidio statale.

Questo RdC disincentiva i lavoratori a impegnarsi o a fare più ore sul posto di lavoro; che il lavoratore ottenga 500 o 600€ dal proprio datore di lavoro, a fine mese gli verrà accreditata comunque la stessa cifra di 780€ sul proprio conto corrente. E anche se verrà licenziato accadrà lo stesso. Per di più, i part-time saranno più incentivati a fare ore in nero per restare sotto la soglia di povertà e vedersi accreditati una parte del sussidio.

Un forte incentivo a lavorare in nero sta anche nella proposta di integrare tutte le pensioni sotto i 780€. Chi non riceve 780€ deve ciò al non aver versato durante la sua vita lavorativa i contributi pensionistici per averli al momento del ritiro dal mondo del lavoro. Con il RdC si crea ancor di più un incentivo all’evasione contributiva, dato che per i contributori “più poveri” la quantità versata perde di importanza con una pensione minima di 780€ garantita a tutti.

Questo sussidio ha potenzialmente una durata molto lunga, dato che può andare sia ai lavoratori che alle persone in pensione, e potrebbe durare tutta la vita da maggiorenne di una persona.

A queste motivazioni si potrebbe anche aggiungere un costo economico non irrilevante, che secondo diverse stime può variare da circa 15 fino a 38 miliardi annui a carico dei contribuenti.

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