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Basta un clic! L’ignoranza in cattedra (e al governo?)

In Attualità, Economia, Politica, Società

Nei giorni scorsi, l’intero mondo dell’informazione e della finanza è stato investito da una bozza di programma del governo in procinto di nascere. Il punto che più ha fatto scaldare i mercati e che li ha messi in allerta, è stato quello della richiesta alla BCE di eliminare 250 mld di € di debito pubblico italiano.

Nei giorni successivi, la Lega, attraverso il suo responsabile economico, il professor Claudio Borghi, ha fatto sapere che quella bozza non era valida e che il nascituro governo non avrebbe chiesto la cancellazione del debito, ma bensì solamente il non computo di questa frazione di debito nel calcolo del rapporto debito/PIL.

Per la verità, la cancellazione del debito da parte della BCE è sempre stato uno dei cavalli di battaglia del professor Borghi, il quale probabilmente ha preferito momentaneamente ritrattare, per non compromettere la nascita del governo.

Lo scopo di questo articolo è spiegare il ragionamento alla base dell’idea del professor Borghi e il perché, tuttavia, né la cancellazione di questa frazione di debito, né il non computo dello stesso nel rapporto debito/PIL, siano strade realmente perseguibili.

Prima però, un po’ di nozioni su come funziona la politica monetaria per rendere comprensibile questo articolo anche ai non addetti ai lavori.

  • Base Monetaria: La base monetaria è data dal totale delle banconote e delle monete in circolazione sommate alle riserve (obbligatorie e facoltative) e ai depositi detenuti presso un sistema finanziario. Essa rappresenta una passività nel bilancio della banca centrale.

La base monetaria, emessa dalla banca centrale, viene immessa nell’economia attraverso diversi canali:

  • la variazione delle riserve ufficiali;
  • il finanziamento del tesoro;
  • le operazioni di mercato aperto;
  • il finanziamento delle banche.

Senza voler tenere un corso di Politica Monetaria, mi limito a definire cosa siano le operazioni di mercato aperto:

  • Operazioni di mercato aperto: Le operazioni di mercato aperto sono effettuate dalla banca centrale e consistono nell’acquisto o nella vendita di titoli presso gli operatori al fine di controllare la base monetaria. Con la vendita di titoli la banca centrale diminuisce la liquidità del sistema economico e finanziario. Viceversa, con l’acquisto di titoli viene immessa liquidità nel sistema

Le operazioni di mercato aperto sono particolarmente importanti per noi e il periodo in cui viviamo poiché la BCE ha fatto largo uso di esse negli ultimi anni:

  • LTRO e TLTROs (Targeted longer-term refinancing operations): operazioni di rifinanziamento del sistema bancario europeo a lungo termine. Sono operazioni di mercato aperto parzialmente straordinarie. La straordinarietà di esse stava solamente nella scadenza a lunghissimo termine rispetto al normale (4 anni contro i 3 mesi standard)
  • Quantitative Easing: il Quantitative Easing (letteralmente: alleggerimento quantitativo) è uno strumento non convenzionale di politica monetaria espansiva, che consiste nell’acquisto da parte della Banca Centrale di titoli di debito con contingente creazione di nuova moneta. Quest’ultimo punto è ciò che caratterizza la non convenzionalità del QE rispetto alle altre operazioni di mercato aperto (come ad esempio i programmi LTRO e TLTRO). L’obiettivo del QE è quello di iniettare liquidità nel sistema economico e stimolare la crescita economica e dell’inflazione. I titoli acquistati nell’ambito del QE sono stati: titoli di debito pubblico dei paesi europei (per circa l’80%), corporate bond, obbligazioni da cartolarizzazione, obbligazioni garantite e titoli di istituzioni europee.

Date queste definizioni essenziali, possiamo andare ad approfondire l’argomento in oggetto.

L’idea del professor Borghi parte dal fatto che il capitale sociale della BCE sia composto da versamenti effettuati dai singoli stati membri appartenenti all’Eurozona, fra cui anche l’Italia, ovviamente. Il versamento italiano, fatto attraverso Banca d’Italia, rappresenta circa il 15% del capitale sociale della BCE.

In base a questo presupposto, i singoli Stati membri “possederebbero” pro-quota la BCE, e l’acquisto da parte di questa di titoli di Stato italiani nell’ambito del QE rappresenterebbe per l’Italia, allo stesso tempo, un debito e un credito di pari entità entro i limiti della quota di possesso della Banca Centrale.

Di conseguenza, questa quota parte di nostro debito sarebbe allo stesso tempo un nostro credito in pancia alla BCE.

Spiegata la tesi del professor Borghi, affrontiamo i due casi:

  • Cancellazione della quota parte di debito italiano in mano alla BCE, stimato in 250 mld€:

Ritiro di base monetaria: Il professor Borghi dovrebbe sapere meglio di me dell’esistenza di un principio contabile basilare noto come “partita doppia”, ed esso è impietoso e non fa sconti, neanche a lui: in sintesi, uno dei principi base è che l’iscrizione di una voce nell’attivo del bilancio, comporta un’iscrizione di pari ammontare nel passivo dello stesso. Lo stesso vale per l’eliminazione di una voce. Nel caso specifico, l’eliminazione di una voce dell’attivo (i titoli di stato italiani acquistati nell’ambito del QE) comporterebbe una eliminazione o meglio una riduzione della voce di bilancio principale passiva della BCE: la base monetaria. Significa che la BCE dovrebbe ritirare moneta per un ammontare di 250 mld €, l’8% della base monetaria e ben il 75% della moneta circolante in Italia. Ma non solo, in Italia circolano solamente 150 mld di € “fisici”, il resto è detenuto a riserve bancarie e a deposito, il che significa che bisognerebbe ritirare tutto il denaro in circolazione e aggredire una parte di riserve e di depositi (vedasi di nuovo la definizione di base monetaria sopra). Vi sembra che il sistema scricchioli? Avete ragione, ma non è finita qui.

Peso sulle banche italiane: L’ammontare del debito degli Stati membri acquistato dalla BCE è per a quasi totalità detenuto dalle Banche Centrali nazionali, il rischio di default di ogni paese dunque è in capo al paese stesso. Banca d’Italia, che agisce in nome e per conto della BCE in Italia, possiede la maggior parte dei titoli di debito emessi dal Tesoro. Dunque, le banche italiane (le maggiori fra cui Intesa San Paolo e Unicredit, ma non solo) che partecipano al capitale sociale di Banca d’Italia subirebbero il maggior peso di questa eliminazione di debito, che rappresenta un credito per Banca d’Italia, di cui loro sono azionisti.

 

  • Non computo della quota parte di debito nel calcolo debito/PIL:

Azzardo morale: Presupponendo che si rimanga a politiche monetarie invariate, cioè che la BCE continui il QE a tempo indeterminato (che è quello che i sovranisti più vorrebbero), si verrebbe a creare un grave problema di azzardo morale: nel momento in cui uno Stato sa per certo che la BCE continuerà ad acquistare una parte del suo debito pubblico, sapendo inoltre che quella parte di debito non verrebbe computata all’interno del calcolo debito/PIL, quello stesso Stato avrebbe un forte incentivo a continuare a indebitarsi all’infinito, poiché saprebbe che non incorrerebbe in alcun rischio normativo. Considerando poi che la BCE da tempo ha espresso l’intenzione di fare terminare il QE (senza però ancora specificare quando finirà esattamente), si rende inutile questa variazione del computo del rapporto debito/PIL, avendo effetti solo sul passato, pur mantenendo il rischio di azzardo morale per tutto il periodo in cui il QE sarebbe ancora attivo. Qualcuno potrebbe dire comunque che non computare 250 mld€ di debito già esistente potrebbe giovarci, ma ecco che arriva il secondo problema, qui di seguito.

Trattati vigenti: i trattati europei vietano questo genere di operazioni, considerando che a quel punto potrebbe farlo non solo l’Italia, ma anche tutti gli altri. Si potrebbe dire “i trattati si cambiano e si modificano”, ed è vero ma appunto bisognerebbe farlo prima e non dopo operazioni di questa entità.

In definitiva, pare evidente che questa sia l’ennesima idea balzana per tentare di trovare una scorciatoia al fine di evitare i problemi, invece che affrontarli.

Come sempre, quando sento queste idee, rimango amareggiato, non tanto per il contenuto, quanto per il fatto che se tutte le energie mentali e intellettuali che vengono sprecate nel tentativo di trovare un modo per “fottere il sistema” fossero utilizzate per risolvere i veri problemi di questo paese (deficit in costante aumento, tasse elevate e bassa produttività, solo per citarne alcuni), forse riusciremmo a risollevarci davvero, invece di continuare ad annaspare.

Non penso che il professor Borghi cambierà idea al riguardo, dunque l’unica cosa che mi viene da raccomandare al ministro dell’Economia in pectore, da privato e preoccupato cittadino, è che se davvero “basterà un clic”, come dice lui, per risolvere i problemi dell’Italia, almeno si assicuri che il pulsante che premerà non sia quello dell’autodistruzione.

Grazie.

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