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Comunisti in cerca di Rolex?

In Attualità, Politica

Hanno portato avanti una campagna elettorale giustizialista da separati e ora, salvo nuovi capovolgimenti, si ritroveranno insieme a governare. Due campagne apparentemente simili, ma con tante analogie. D’altronde, sono i partiti che sono riusciti a conquistare la gente “arrabbiata”, che non aveva più pazienza. Parliamo di Lega Nord e Movimento 5 Stelle. I due partiti che da diversi anni avevano bersagli diversi. Il primo attaccava l’Europa e i partiti italiani inetti rispetto alla crisi dell’Unione Europea. Il secondo, invece, puntava il dito ai partiti politici, colpevoli di aver vissuto per decenni di clientelismo, corruzione e spreco pubblico.

Diversi bersagli equivalevano a diversi obiettivi politici. La Lega Nord ha elaborato un programma che ha l’obiettivo di contro-riformare le scelte europee, come l’abolizione della Legge Fornero, misure di anti-accoglienza immigrati e libertà di sparare all’interno della proprietà privata. Il Movimento 5 Stelle ha ha elaborato un programma di attacco ai privilegi della Politica e dello Stato, per poi ridistribuirlo ai cittadini.

I due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sono cresciuti e maturati in ambienti socialcomunisti. Nonostante il primo, negli ultimi anni, sia diventato più nazionalsocialista, l’impressione è che, esplicitamente o implicitamente, i due principali protagonisti del prossimo governo italiano, abbiano in mente di raggiungere un comune obiettivo.

Visti dall’esterno (e da liberale), sembra che l’intenzione sia quella di compiere una Rivoluzione Popolare dell’assistenzialismo.

In che senso? Con il sistema di assistenzialismo fondato da Fanfani insieme ai socialisti, quindi alla fine degli anni cinquanta e primi anni sessanta, lo Stato italiano iniziò ad essere sempre più incisivo rispetto alla vita dei cittadini. La Pubblica Amministrazione contava un numero esorbitante di assunti, al punto che nemmeno i Ministri di quel tempo erano in grado di quantificarlo. Insieme ai sempre più forti sindacati, negli anni settanta nacque lo Statuto dei Lavoratori e un sistema di privilegi sempre più corposi.

Chi lavorava dentro lo Stato poteva contare di una serie incredibile di privilegi, uno su tutti la pensione anticipata; chi non lavorava per lo Stato doveva necessariamente ambire a lavorare in una grande azienda, così almeno da ottenere altri privilegi.

Oggi noi manteniamo i costi di scelte politiche del passato, come mantenere gli ex dipendenti statali che vivono con una pensione molto alta (ma non dimentichiamo i tantissimi sconti di dipendenti che lavorano per il Comune o altre aziende come INPS o INAIL).

Ebbene, la mia impressione è che questi due partiti non vogliano porre fine ai privilegi di Stato, ma vogliano allargarli. In particolare, il Movimento 5 Stelle ha quasi la convinzione che basterebbero misure come l’abolizione del vitalizio, abolizione delle nomine politiche nei CDA delle aziende statali per far ripartire l’Italia.

Oggi l’Italia è in ginocchio per colpa dei “Comunisti con il Rolex” che chiedevano negli anni sessanta e settanta “più Stato” per risolvere i problemi. Altro che risolvere, questi sono “ingrassati” a tal punto di vivere un benessere “drogato” o “falsato”, a discapito di chi da anni o da decenni paga tante e troppe tasse. Però come ho già detto in precedenza, Lega Nord e Movimento 5 Stelle non sembra che abbiano intenzione di voler porre fine al benessere di questi pochi, ma diffondere questo “falso benessere” anche al resto dei cittadini. Il partito Liberi e Uguali aveva come slogan “per i molti, non per i pochi”: per il duo Lega-M5S possiamo dire che lo slogan giusto sia “assistenzialismo e privilegi per i molti, non per i pochi”?

Pensando al contratto di governo, avremo sempre più persone che lavoreranno per mantenere gli altri e chi prenderà di nuovo 1900€ di pensione retributiva (abolito dalla legge Fornero). Il vitalizio non esiste più perché sarà sostituito dal Reddito di Cittadinanza, cioè il vitalizio per chi non lavora. Probabilmente con il passare del tempo diventeremo più poveri, ma almeno saremo liberi di avere un fucile in casa.

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