Quei Referendum Liberali..

In Politica, Storia

Probabilmente pochi riusciranno a ricordarlo, ma nel 2000 in Italia ci fu un Referendum Abrogativo promosso dai Radicali con l’obiettivo di dare maggiore “libertà al lavoro e all’impresa”.

Un referendum coraggioso, ambizioso, azzardato aggiungerei, per un paese come quello italiano da anni abituato al paternalismo dello Stato e dei sindacati.
Di certo, l’obiettivo del referendum era quello di salvare tanti commercianti da un destino che avrebbero conosciuto 10-12 anni dopo con la grande crisi mondiale.

Salvare i commercianti anche dal dominio dei sindacati. Ma gli stessi sindacati e tutto il mondo socialcomunista facevano opposizione parlando di “far-West”, di “ritorno del padrone”, delle “oligarchie dominanti”. Essi però dimenticavano che gli interlocutori a cui si riferivano – quello degli oligarchi o degli imprenditori delinquenti – riguardava una parte abbastanza minoritaria del mondo imprenditoriale. Ma gli imprenditori onesti, che pagano puntualmente stipendi e le tasse, non fanno notizia.

Ma il Referendum non era solo una grande occasione per i commercianti o gli imprenditori, ma anche per il lavoratore.

Ma andiamo per ordine.

Abrogazione della reintegra per licenziamento ingiusto
Il punto si riferiva al fatto che il datore di lavoro deve solo limitarsi a risarcire economicamente, come già previsto dallo Statuto dei Lavoratori, ma non è tenuto a reinserire i lavoratori licenziati senza giusta causa. Aldilà dei pregiudizi socialcomunisti, ogni datore di lavoro è libero di scegliere se licenziare o meno il proprio dipendente, a prescindere dalla causa. L’obiettivo, per quanto mi riguarda, non deve essere quello di tenere un dipendente nella stessa azienda per sempre, ma creare i presupposti per un circolo virtuoso, nel quale i lavoratori possano con libertà e ottimismo cambiare “senza terrore” lavoro nel corso della sua vita, rispetto al pessimismo cronico socialcomunista.

Deregolamentazione dei contratti a termine
L’obiettivo dei Radicali era quello di far scomparire il contratto a tempo indeterminato. Sono perfettamente d’accordo e il motivo è già stato spiegato in precedenza.

Deregolamentazione dei contratti a tempo parziale
Direi che questo è uno dei punti più importanti, soprattutto in chiave liberale. L’obiettivo era quello di eliminare l’iscrizione alla lista di collocamento, gli assegni familiari, i benefici pensionistici. Qualora fosse stato abrogato l’articolo 5, D.L. 30 ottobre 1984, n.726, oggi il lavoro avrebbe un costo molto più basso di quello attuale. Questo è un dettaglio da non sottovalutare considerando che il costo del lavoro è una delle principali cause della precarizzazione del lavoro e del boom del lavoro nero.

Abrogazione dell’obbligatorietà del Servizio Sanitario Nazionale
Oggi la sanità è sempre più al collasso; un numero sempre più grande di persone che pagano le tasse sono costrette ad andare dal privato perché i tempi di attesa sono lunghissimi. Non avere più l’obbligo del SSN permetterebbe ai cittadini di non pagare due volte per lo stesso servizio e, per coloro che hanno difficoltà economiche, attraverso il buono Sanità potrebbero gestire al meglio la cura della salute.

Abrogazione del monopolio dell’INAIL
(Avrei aggiunto anche dell’INPS) Ritengo sia fondamentale che il cittadino possa liberamente scegliere e gestire le proprie assicurazioni e la propria pensione. Con INAIL e INPS, invece, paghiamo 100 e riceviamo 1. Che dite, invertiamo o no?

Abrogazione dei patronati sindacali
Ridurre o eliminare la presenza dei sindacati nei luoghi di lavoro,ritengo sia uno dei principali obiettivi di un partito liberale. Se ieri sono nati per difendere e tutelare il lavoratore, oggi hanno perso la sfida di diventare un’agenzia che sappia creare coesione e armonia nel rapporto datore-lavoratore. Hanno preferito continuare sulla falsa riga di fomentare il lavoratore in ogni occasione e, pertanto, è giusto che l’operaio venga sostituito da agenzie di mediatori privati neutrali garantiti dallo Stato.

In conclusione, questi punti potrebbero far parte del programma liberale del domani. Perseguire questi obiettivi vuol dire meno tasse per chi assume, più lavoro e più soldi in tasca per chi viene assunto. Probabilmente il tasso di anzianità all’interno delle aziende calerà, ma i cambiamenti sono sempre positivi, altrimenti si resta fermi e non si migliora.

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