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Cosa direbbe la Thatcher di questo governo?

In Politica, Società

In questo articolo, volevo provare ad immaginarmi la mia cara Margaret Thatcher che risponde ad un intervistatore che gli chiede un parere in riferimento al nuovo governo leghista-grillino.
Essendo deceduta, ho deciso di improvvisare un’intervista alquanto particolare.
Ecco che cosa ha prodotto la mia fantasia.

Buonasera signora Margaret, cosa ne pensa del governo leghista-grillino?

I socialisti gridano “potere al popolo”, e sollevano il pugno chiuso mentre lo dicono. Noi tutti sappiamo ciò che realmente intendono – potere sul popolo, potere allo Stato.

Ha qualche timore particolare?

Ogni richiesta di sicurezza, che riguardi il posto di lavoro o il reddito, implicherebbe l’esclusione di tali vantaggi di quelli che non appartengono allo specifico grippo privilegiato e provocherebbe richieste di privilegio compensativi da parte dei gruppi esclusi. Alla fine, tutti verrebbero a perdere.

Mi pare di capire, che Lei ha un giudizio contrario su questa deriva populista?

«Abbiamo attraversato un periodo in cui troppi bambini e troppi adulti facevano ragionamenti del tipo: “Ho un problema, ci deve pensare il governo a risolverlo!”, oppure “Ho un problema e ho il diritto di farmelo risolvere dal governo”, o “Sono senza casa, il governo me ne deve dare una”. E così affibbiavano i loro problemi alla società. E chi è la società? Non c’è niente del genere. Ci sono individui, uomini e donne, ci sono famiglie e nessun governo può fare nulla se non attraverso le persone e le persone, prima di tutto, pensano a loro stesse. È un nostro dovere badare a noi stessi e quindi anche aiutare i nostri vicini a badare a se stessi. La gente ha avuto troppo in mente i propri diritti acquisiti, senza pensare ai propri doveri, ma non esistono diritti acquisiti senza aver prima assolto i propri doveri».

Ma che cosa ha provocato questa crisi dei partiti tradizionali?

La causa principale del crescente allentamento della gente dai partiti politici è il troppo governo. La competizione tra i partiti nell’offrire livelli sempre più alti di benessere, aveva diffuso la convinzione che il governo fosse in grado di fare qualsiasi cosa e aveva offerto ai socialisti l’opportunità di estndere massicciamente l’intervento statale. La conseguenza diretta è che provocava nelle persone la sensazione di avere scarsa voce in capitolo riguardo alla vita propria e della propria famiglia. I socialisti affermavano che la soluzione era la creazione di strutture che permettessero una maggiore partecipazione democratica alle decisioni politiche. Il risultato inevitabile era che la politica si stava insinuando in un numero esorbitante di decisioni che propriamente erano al di fuori del suo ambito.

Ma il governo leghista-grillino ritiene che bisognerà difendersi da questa Unione Europa.

«L’Europa non è stata creata dal Trattato di Roma. Né l’idea europea è proprietà di alcun gruppo o istituzione… la cooperazione volontaria e attiva fra Stati sovrani indipendenti è il modo migliore per costruire una Comunità Europea di successo. Cercare di sopprimere le nazionalità e concentrare il potere al cuore di un conglomerato europeo sarebbe altamente dannoso e metterebbe a rischio gli obiettivi che cerchiamo di raggiungere»

Ma gli obiettivi di questo governo, quali potrebbero essere, secondo Lei?

Lo Stato deve essere un servitore, non un padrone. Non ci devono essere tentazioni paternaliste. Il paternalismo è nemico della libertà e della responsabilità. Benché si mostri sorridente e umano, è come tutti gli altri tipi di governo interventista: soffoca gli sforzi di tutti, fiacca le imprese, incoraggia la dipendenza e promuove la corruzione.

Maurizio Martina, segretario reggente del Partito Democratico, ha affermato ieri “da oggi opposizione al liberismo”. Ripensando al suo governo, cosa vuole dire per smentire tale affermazione?

Ho assunto la carica con un deliberato intento: cambiare la Gran Bretagna da società dipendente a società autosufficiente, da una nazione “dare-a-me” ad una nazione “fai-da-te”. Una Gran Bretagna “alzati e fai”, invece di una Gran Bretagna “siediti e aspetta”.

Perciò, questo nuovo governo non ha lo stesso intento?

Immaginate un manifestante laburista che parla sulla porta di casa a quelle famiglie della Germania dell’Est appena trasferitesi nella parte libera del muro. “Vuoi conservare più soldi di quelli che guadagni? Ho paura che è da egoisti. Noi vogliamo tassare quello che va via. Vuoi possedere delle azioni della tua azienda? Noi non possiamo averle. Lo stato deve possedere la tua azienda. Vuoi scegliere dove mandare i tuoi figli a scuola? Questo creerà molta divisione sociale. Potrai inviare il tuo bambino dove ti diciamo noi.”

Quindi, a suo parere, quale dovrebbe essere la linea da adottare?

Io credo che, come ognuno di noi ha il dovere di dare il meglio di sé, i governi hanno il dovere di creare l’ambiente in cui ognuno di noi lo possa dare. […]  La via della ripresa passa attraverso il profitto. Buoni profitti oggi portano a maggiori investimenti domani, a lavori pagati meglio e a standard di vita migliori. […] Se nei valori borghesi rientrano l’incoraggiamento della diversità e della scelta personale, l’offerta di equi incentivi e ricompense per l’abilità e l’impegno nel lavoro, la conservazione di efficaci barriere contro l’eccessivo potere dello stato e la fede nella più ampia distibuzione della proprietà privata individuale, allora credo che siano valori da difendere. […] La tassazione deve essere imposta solo per soddisfare alcuni bisogni in cui i privati cittadini, individualmente o collettivamente, non riescono a subentrare. […] In una società libera, tutto ciò a cui dobbiamo mirare è uno Stato limitato. Il che non significa uno Stato debole.

In chiusura, vuole dare qualche consiglio a noi del L’Individualista Feroce?

Potresti dover combattere una battaglia più volte per vincerla.

 

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