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Guai a sottovalutare la spesa pubblica

In Politica, Società

Reddito di Cittadinanza, pensione di cittadinanza, trattare il debito con l’Unione Europea, Flat Tax, rafforzare la Sanità. Questi sono i punti fondamentali, almeno dal punto di vista delle politiche economiche, previste dal Contratto di Governo stipulato dai partiti di maggioranza Lega Nord e Movimento 5 Stelle.

Sono passate poche ore dal discorso alla Camera dei Deputati e un giorno dal discorso al Senato della Repubblica del nuovo presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed è arrivato il momento di fare una breve considerazione su un aspetto poco affrontato in sede parlamentare, non solo dal nuovo presidente, non solo da Di Maio o Salvini, ma nemmeno dalle forze dell’opposizione. Il grande assente di questa maratona parlamentare è stata la spesa pubblica che, a mio parere, è il vero pericolo per l’Italia e per gli italiani.

Oggi si parla (forse troppo) del debito pubblico. Un problema grave se consideriamo l’attuale livello, ma se noi ampliamo la nostra attenzione rispetto alle voci di spesa del nostro Stato, possiamo notare che gli le principali spese dello Stato sono le pensioni, l’assistenzialismo e la sanità pubblica. Esattamente, finiscono in queste tre voci il 41% delle nostre tasse.

A questo punto, mi chiedo cosa serva gestire il debito se non gestiamo prima la nostra lista della spesa? Anche qualora l’Unione Europea dovesse venirci incontro, o venire incontro al nuovo governo, se non viene fatta una riforma generale della spesa pubblica? Probabilmente ci ritroveremo, tra qualche decennio, di nuovo nella stessa situazione, se non peggio.
L’Italia è uno dei paesi più lenti dal punto di vista della ripresa economica perché lo stesso Stato limita l’economia. Quando dico limitare, intendo dire, che spendiamo troppi soldi per lo Stato che non è più in grado di restituirci un servizio all’altezza della spesa.

Non solo, ma se noi decidiamo di istituire il reddito di cittadinanza, rischiamo addirittura di aumentare la spesa pubblica ed entreremo presto in un circolo vizioso. Infatti nuova spesa pubblica dovrà essere mantenuta con nuove tasse, le nuove tasse indeboliranno coloro che riescono ad avere almeno uno o due redditi discreti e queste persone si ritroveranno presto a chiedere nuove tutele economiche allo Stato. Dunque, una manovra come il reddito di cittadinanza non solo rischia di renderci tutti più poveri, ma con l’aumenta della spesa pubblica ci sarà nuovo deficit, dunque nuovo debito pubblico e di conseguenza, l’anno successivo avremo nuovi interessi sul debito.

Allora, iniziamo a parlare della spesa pubblica. Se qualcuno ha come cavallo di battaglia il reddito di cittadinanza, i liberali se, puntano a tornare sulla scena politica, dovrà puntare sul tema della spesa pubblica in modo continuativo, quasi come se fosse una campagna elettorale permanente. Con riforma della spesa pubblica non intendo la semplice Spending Review, ma lo smantellamento dell’attuale welfare state e la riduzione dei poteri dello Stato rispetto alla sanità pubblica e all’istruzione.
Questo perché non ci possiamo dimenticare che i soldi pubblici sono, principalmente, sono soldi dei contribuenti, sono soldi nostri.

In conclusione credo che sia utile riportare due citazioni di Ronald Reagan.

“Considero tutte le proposte d’intervento statale con mente aperta, prima di votare no”

“L’assegno di disoccupazione è una vacanza prepagata per i fannulloni”

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