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È compito dello Stato gestire i licenziamenti?

In Attualità, Società

Una volta ero in una piazzetta, stavo facendo pausa pranzo e accanto a me c’erano circa 30 dipendenti della FedEx Corporation, società di trasporto specializzata in spedizioni espresse con servizi overnight di posta e plichi, che stavano tirando le somme su un incontro, probabilmente concluso poco prima, con i sindacati per discutere del loro destino. L’azienda è in esubero e sono previsti dei licenziamenti. Bisogna capire come e quando. A tal proposito, c’era il portavoce di questo gruppo di lavoratori che spiegava le varie strade da adottare per poter ottenere una buona fuoriuscita senza problemi. La spiegazione però, magari ero troppo concentrato a mangiare, era talmente lunga e farraginosa che, e chiedo scusa, ad un certo punto mi sono perso.

Quando mi avviai per tornare a lavoro, ero preso da un dilemma: ma è compito dello Stato gestire gli esuberi, le delocalizzazioni e i licenziamenti di un’azienda? Se si, ne vale davvero la pena?

Ebbene, la mia conclusione fu che non era compito dello Stato. Arrivai a questa conclusione grazie, e soprattutto, a tre motivazioni.

Si trascurano le cause

Prima di capire il motivo (o i motivi) per cui un’azienda decide di delocalizzare o di licenziare, provate a pensare a qualcuno della vostra famiglia, o qualche vostro amico, o addirittura voi stessi, che magari gestisce un’azienda. Probabilmente si tratta di un’azienda familiare di piccole e medie dimensioni, come il classico commerciante che gestisce il proprio negozio di abbigliamento o la propria pizzeria. Scusate se risulterò volgare, ma chi fa il commerciante, quante “rogne” provocate dallo Stato deve gestire? Che si tratti di tasse, che si tratta di burocrazia, che si tratta di autorizzazioni, che si tratta di bolli inutili, quante volte vi siete chiesti o quante volte avete sentito dire “ma chi me lo fa fare?”

Ebbene, la vostra è un’azienda di piccole e medie dimensioni; provate ad immaginare, nel caso di un’azienda dalle grandi dimensioni, quante potrebbero essere le “rogne” in più da affrontare. Probabilmente sono il doppio o il triplo. Se voi siete stufi, chissà quanto potrebbe esserlo coloro che gestiscono un’azienda di grandi dimensioni. Anzi, loro hanno una cosa che voi non avete, i sindacati.

Ma se una piccola o media impresa può solo limitarsi a decidere se chiudere baracca oppure resistere all’invadenza statale, quando si tratta di una grande azienda, invece, ha anche la possibilità di trasferire e delocalizzare in un territorio con meno “rogne” da gestire la propria azienda.

Non risolve il problema e provoca debiti

Se uno Stato non gestisce i propri difetti, cosa serve intervenire sulle trattative azienda-sindacati? Immaginate di avere le “rogne” sopracitate e, per evitare la chiusura dell’impresa, lo Stato per convincervi trasferisce del denaro, oppure paga gli stipendi per un certo periodo, oppure non pagate le tasse per un certo periodo. Ma quando finisce questa parentesi, vi renderete conto che siamo tornati al punto di partenza. Non è un caso che tutti i tentativi di concertazione tra Stato-Sindacati-Imprese siano finiti con soluzioni fragili e deboli, poiché nel lungo termine si finisce con il delocalizzare o licenziare.

Limita la libertà dell’imprenditore

Inutile che ve lo racconti, ma la concertazione è un modo socialista di limitare la libertà di gestione d’impresa dell’imprenditore. Un imprenditore deve essere libero di salvaguardare la sua azienda e nessuno deve permettersi di fargli i conti in tasca, come invece fanno spesso i sindacati. L’imprenditore non ha nessun obbligo di sovraccaricarsi sulle spalle il destino dei suoi lavoratori. Se lo Stato non vuole impegnarsi per creare un circolo virtuoso del lavoro, nel quale un lavoratore non deve avere il terrore di essere licenziato, ma essere consapevole che il lavoro può cambiare più volte nel corso della sua vita, perché il peso sociale dovrebbe essere pagato dall’imprenditore? Invece no, ci hanno voluto convincere nei decenni, che un lavoratore deve nascere e morire nella stessa azienda, come testimoniano gli indici di anzianità interna, tra i più alti in Europa.

In conclusione, l’obiettivo di uno Stato dovrebbe essere quello di permettere ai lavoratori di trovare lavoro in tempi brevi. Sarebbe un grande risultato evitare che qualcuno chieda il sussidio di disoccupazione, proprio perché lo stesso licenziato ha già trovato lavoro altrove. Per ottenere tali obiettivi, bisogna ridurre le “rogne” agli imprenditori, alleggerire i costi dei contratti di lavoro, abbassare le tasse, smantellare il welfare state e favorire il welfare aziendale.

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