fbpx

Individualismo vs Stato Sociale

In Filosofia

Se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che i tiranni mirano proprio a sminuire e comprimere l’individualità di ciascuno. Mi spiego meglio: si pensi alle dittature del 20° secolo; qual è stata una delle caratteristiche comuni a tutte quante nei confronti dei popoli? L’uniformità.

Uno dei grandi vantaggi delle società militarizzate (come la Germania nazista o l’Italia fascista, entrambe di origini socialiste) è proprio quello di mettere addosso alla persona un’uniforme che la renda uguale e indistinguibile dagli altri. Impone una sola idea, un solo modo di pensare, un solo modo di agire, ha paura e reprime chi osa opporsi e chi la pensa diversamente. Mira a rendere il popolo una massa informe e difficilmente distinguibile.

Propongo un paragone storico, anche se ammetto un po’ azzardato, ma chiedo di seguirmi lo stesso: si pensi agli Stati Generali in Francia nel 1789. Il cosiddetto Terzo Stato era composto da contadini, manovali, piccoli borghesi, avvocati, tutte persone diverse tra di loro, con idee, sogni, speranze diverse eppure tutti quanti erano considerati una cosa sola: il Terzo Stato. Avevano diritto ad un solo voto (eppure al proprio interno avevano sia monarchici moderati che rivoluzionari reazionari, ma comunque apparivano come una sola cosa ed erano il 98% della popolazione francese).

Invece pretesero il voto per testa, pretesero che ogni singolo rappresentante del popolo potesse esprimere il proprio voto. Ancora meglio, si pensi al Marchese Lafayette, nobile eletto nel Primo Stato. Col voto per testa poté esprimere un voto contrario a quello del suo ceto di appartenenza. Poté dunque esprimere la propria individualità, le proprie idee. Col voto per classi, il suo voto, la sua persona, la sua individualità si sarebbe persa.

In termini più generali, l’Individualista Liberale, come noi siamo, non è un individualista anarchico, che fa quello che vuole fregandosene delle conseguenze. Esso invece è consapevole di essere libero, ma è anche consapevole che le proprie azioni abbiano delle conseguenze, e dunque è responsabile di sé stesso e delle proprie azioni. L’individualista non nega la collettività, ma la concepisce come somma di tanti individui diversi fra di loro, che hanno idee diverse, personalità diverse, desideri diversi.

Io da individualista, non andrò mai da terzi a dire “io so cosa è meglio per Lei“, o “Lei deve pensarla così” come fa lo Stato Sociale, e questo perché io non conosco tale persona, non so chi è, cosa desidera. Perché, alla fin fine, questo tanto vagheggiato Stato Sociale, cos’è se non un’oligarchia di uomini che, in quanto tali, sono fallibili? Possono sbagliare, possono prendere la rotta sbagliata.

Il fatto è che non si ha altra alternativa che seguire. Il rematore (che è un propulsore) deve remare e basta, non importa se il timoniere vada verso i Caraibi o dritto contro un Ice Berg, deve solo remare. Pare davvero giusto? L’individualista lascia libere le persone di crearsi il proprio percorso, chiedendo solo in cambio di poter fare lo stesso. E se io e molti altri non fossimo d’accordo con la rotta presa dal timoniere? Perché io devo fare il rematore e remare, se non sono d’accordo?

E qui non metto in discussione il principio della maggioranza che decide, metto in discussione la presunta onniscienza dello Stato Sociale di sapere cosa sia meglio per me, e dunque che sappia meglio di me quale rotta io DEBBA prendere. Perché non posso scegliere? Nella nostra concezione ogni individuo è sacro, non è un numero di codice fiscale, ma una persona, che fa parte di una collettività di persone con pari diritti, libertà e doveri verso gli altri.

Recent Posts

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search