Il problema del Made in Italy? In casa nostra

In Attualità, Economia

Non c’è stato governo degli ultimi dieci o forse vent’anni che non abbia difeso strenuamente il Made In Italy.

Scanso di equivoci, l’export italiano se la cava egregiamente (sono del parere che tutto ciò che funziona vada rivendicato): abbiamo un saldo commerciale (differenza tra esportazioni ed importazioni nette) pari a 1,8 miliardi di Euro (fonte ISTAT) e il commercio estero ha retto molto bene la crisi degli scorsi anni.

Tuttavia c’è tanto, tantissimo da lavorare. Chi difende il “Made-In-Italy” lo fa, a torto, con una logica protezionistica. Inseriamo marchi, chiediamo agli organismi internazionali e all’Unione Europea di proteggerci da contraffazioni. Alcuni dati parlano chiaro: la pizza è nata in Italia, ma le prime pizzerie al mondo per fatturato sono Pizza Hut, texana, e Domino’s sempre americana.

Anche la più grande catena di caffè espresso, Starbuck’s, viene dagli Stati Uniti, nonostante il caffè espresso sia una tradizione prevalentemente italiana.

Ora, il problema non è da ricercarsi nelle imitazioni “made in U.S.A.”, ma nelle cause endogene del nostro sistema Paese, che sono di due tipi: culturali e politco-economiche.

Tra le cause culturali vi sono l’atavica difficoltà degli italiani a “fare sistema”: non esiste, ad esempio, una catena di pizzerie italiana che sia riconoscibile in tutto il mondo un modello di business, tipico delle aziende italiane, di incentrare la propria strategia di marketing esclusivamente sul prodotto, infatti non troviamo nel mondo una catena di caffetterie che esporti l’esperienza del caffè all’italiana, prodotto economico e conviviale allo stesso tempo.

Infine, sempre in termini di cultura aziendale, vi è un limite che è sorto negli ultimi tre/quattro decenni: la preferenza delle rendite sui profitti, senza curarsi del fatto che, prima di poter vivere di rendita, è necessario fatturare.

Tra le cause politico-economica invece vi sono l’avversione al profitto istituzionalizzata da leggi dello Stato che puniscono la ricchezza, la Pubblica Amministrazione che onora i propri debiti entro 104 giorni, contro i 56 della Spagna e i 33 della Germania e la burocrazia asfissiante.

Come vedete i problemi del “Made-In-Italy” si risolvono non con logiche protezionistiche leggi o brevetti, ma agendo sui problemi interni. Obbligando la PA ad onorare i propri debiti entro massimo 60 giorni, consentendo a chi fa impresa di sbrigare le pratiche online.

Tutte politiche, quelle di cui sopra, da attuare se si vuole incentivare i nostri prodotti, senza attuare politiche protezionistiche che finiranno per danneggiare, oltre gli altri attori del mercato anche le nostre aziende.

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