Lo Sharing Economy è Liberale?

In Politica, Società

Negli ultimi anni è esploso il fenomeno dello Sharing Economy. Di che cosa si tratta? lo Sharing Economy è l’Economia della Condivisione. Lo sharing economy si presenta in forme diverse, come il Car Sharing (utilizzare un veicolo su prenotazione noleggiandolo per un periodo di tempo breve, nell’ordine di minuti o ore, per poi essere di nuovo disponibile per un’altra persona), come l’House Sharing (condividere la propria abitazione con altre persone), il Coworking (condivisione di un ambiente di lavoro e di risorse, tra professionisti che fanno lavori diversi con approccio collaborativo), il Crowdfunding (microfinanziamento tra persone).

La domanda che mi volevo porre è: lo Sharing Economy è liberale?

Prima di rispondere, vorrei riprendere una citazione di Sergio Ricossa (1927-2016), economista e saggista liberale, che potrete recuperare nel suo saggio Lo Straborghese.

Il collettivista non è contro i consumi in generale: è solo contro i consumi privati, ma è per i consumi pubblici, quelli decisi da lui, dai politici collettivisti come lui

Perché ho riportato questa citazione? Una frase che probabilmente andrà in controtendenza rispetto ad alcuni avvenimenti politici. Alcuni sentono l’esigenza di unirsi in unico gruppo per esprimere le proprie esigenze, ma questo unirsi non è orientato alla condivisione, ma al sacrificio e alla solidarietà forzata. Sacrificio perché per ottenere un risultato, chi partecipa al movimento è disponibile a sacrificare i propri interessi. D’altronde come esprimeva lo stesso Rousseau nel suo Contratto Sociale, una volontà che io considero mediocrizzata. Mediocrizzata perché se vengono limitati gli interessi primari del cittadino, una società è destinata al declino e alla mediocrità.

Lo Sharing Economy esprime, contrariamente alle logiche del collettivismo, esprime i valori forti e positivi dell’individualismo.

Non sacrifica le volontà del cittadino perché la condivisione è un processo volontario e spontaneo. Io decido volontariamente e spontaneamente di partecipare e di contribuire alla raccolta fondi per realizzare quell’iniziativa X nel mio comune o quartiere. Io decido di essere un cliente e di procedere con un breve servizio di noleggio con il Car Sharing.

Non si tratta nemmeno di solidarietà forzata perché lo Sharing Economy investe sulla solidarietà spontanea. Io partecipo a quell’iniziativa, nonostante non otterrò un beneficio diretto, perché sono favorevole e non perché lo Stato mi obbliga ad esserlo, trasferendo i miei soldi in assistenzialismo.

Il collettivismo punta a sacrificare le volontà del cittadino con il pretesto della volontà generale che, a sua volta, viene mantenuta in piedi dall’identità della nazione. Lo Sharing Economy favorisce lo sviluppo di diverse identità, valorizza la diversità e permette la condivisione tra diverse culture e punti di vista, valorizza la libertà.

Lo Sharing Economy è una scelta liberale che, soprattutto nelle realtà locali, va portata avanti con decisione. Sono molto favorevole all’autogoverno del welfare; provate ad immaginare i cittadini che gestiscono, volontariamente e spontaneamente, i problemi che affliggono il proprio vicinato, il proprio quartiere, il proprio comune. Gestirsi autonomamente evitando di rivolgerci al proprio municipio che ci darà l’ennesima risposta piena zeppa di burocrazia e che avvierà l’ennesimo iter burocratico. Con condivisione, spontaneità e responsabilità i cittadini potranno fare molto di più per il proprio territorio, rispetto alla pubblica amministrazione locale.

A questo punto mi sembra opportuno concludere con un’altra, stavolta di Ludwig Von Mises (1881–1973), economista liberale.

Il collettivismo non può [… ] essere definito in altro modo che come dogma partigiano in cui l’impegno verso un ideale preciso e la condanna di tutti gli altri sono ugualmente necessari

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