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Le figuracce rotolanti del Rolling Stone

In Attualità

Il mattino del 5 luglio è stato un mattino pieno di polemiche. La redazione di Rolling Stone Italia ha deciso di contattare artisti, attori e personaggi della televisione per coagulare quello che loro chiamano il “soft power della cultura pop” in modo da opporsi a Matteo Salvini, pubblicando la sua rivista con una copertina-manifesto dai colori arcobaleno con su scritto: “Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice”. Una iniziativa che ricorda l’inutile campagna che si è vista negli Stati Uniti durante le elezioni presidenziali che hanno visto Trump divenire presidente.

Con compostezza olimpica, Salvini replica alla rivista con una formula che ormai è un classico contemporaneo della cultura pop(ulista): “Rolling Stone? Milionari radical chic, aprano le loro ville” (qui link all’articolo dell’Huffington Post con video)

Risultato di questa iniziativa? Nullo. Anzi no, qualcuno qui ci guadagna ed è Salvini, “paladino del popolo e uomo frugale che vuole solo ordine, regole e nulla di più”.

Per non peccare di malizia, concediamo a Rolling Stone Italia di aver preso questa posizione genuinamente per cercare di esprimere il loro dissenso. Ma questa iniziativa è goffa, ridicola, inutile. È vero, attaccare una posizione politica e scinderla dal politico che la porta avanti è un compito pressoché impossibile ai giorni nostri, ma questo è un tentativo pessimo che non fa altro che consegnare a Salvini un’altra medaglietta al valore. Infatti, è questo il messaggio che passa: “guardate i multimilionari radical chic che ci attaccano dai loro attici lussuosi e dalle loro ville mentre noi poveri italiani facciamo la fame e non arriviamo a fine mese”. Cara Rolling Stone, ci vuole tanto a fare questo ragionamento? Lo stesso discorso è applicabile alla deprecabile bagarre con Saviano che non ha fatto altro che alimentare l’alone di “uomo del popolo” del Matteo nazionale.

Nel “Manifesto degli intellettuali antifascisti” non compare mai la parola Mussolini. Un caso? No, capacità intellettuale e di analisi della situazione (ma chi me lo fa fare di mettere a confronto Croce con Rolling Stone…). Il vero problema è che la stampa nostrana e gli intellettuali italiani è come se vivessero in una bolla: intorno a loro c’è il vuoto e sono autoreferenziali. Il livello di spettacolarizzazione della politica è arrivato ad un livello tale che anch’essa è entrata di diritto nella cultura pop. I giornalisti e gli intellettuali si scambiano le sedie nelle varie televisioni, portano avanti battaglie ad personam e ripetono le loro litanie fino all’esaurimento. Dove è finita la vera analisi politica? Dove è finito il vero giornalismo, asso portante delle società democratiche e filtro essenziale tra la politica e la società? Dove sono finite le idee e le capacità?

Sia chiaro: questo non è un articolo che vuole scagionare Salvini. Non sono d’accordo con questo governo su una miriade di punti, partendo dalle dichiarazioni contro le famiglie arcobaleno fino ad arrivare alle misure economiche. Ma sono fortemente convinto che ci sia bisogno di un ritorno alle idee, al dibattito serio e al confronto intellettuale e non di trovate sterili e sciatte come quella di Rolling Stone Italia. L’attacco personale è la via più sbagliata che si possa intraprendere.

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