8 principi liberali per condurre politiche sul lavoro in maniera ottimale

In Attualità

Dato che i liberisti sono sempre additati come quelli contro i poveri, i lavoratori e al soldo del gran capitale e dei poteri forti, esporrò brevemente quali sono solitamente i principi sul quale si dovrebbe basare una politica liberista per il mercato del lavoro:

1) Una persona accetta un lavoro perchè lo trova utile, conveniente e/o più piacevole che non accettarlo. Questo regola la Domanda di lavoro.

2) Un datore di lavoro (non padrone, i lavoratori non sono cose che si posseggono) assume un lavoratore se lo trova utile, conveniente e/o piacevole. Questo regola l’offerta di lavoro.

3) Una assunzione avviene solo se è vantaggiosa sia per l’aspirante lavoratore che per il datore di lavoro.

4) Se ad una persona vengono offerti sussidi che si perdono con l’accettazione di un lavoro, si disincentiva il lavoro regolare e si incentiva nullafacenza e lavoro nero.

5) Se ai datori di lavoro vengono imposti degli oneri extra per l’assunzione di carattere salariale (es. salario minimo e 13sima) e/o contrattuale (es. Art. 18) l’offerta di posti di lavoro regolari cala, soprattutto per le categorie che beneficiano di queste tutele a carico del datore di lavoro (lavoratori dipendenti di solito). Questo calo colpirà soprattutto le categorie meno produttive che smetteranno di essere convenienti per il datore di lavoro.

6) Più si limitano le possibilità di lavoro (lavori domenicale, licenze, ordini professionali) e più si irrigidiscono il mercato del lavoro (con la centralizzazione a livello nazionale dei contratti) più aumentano i disoccupati e meno servizi potranno essere offerti ai consumatori.

7) Molta offerta di lavoro non trova corrispondenza nella domanda di lavoro perchè non ci sono le competenze richieste. Questo è dovuto principalmente ad un articolo della nostra Costituzione che impone il “valore legale del titolo di studio” e limita pesantemente l’offerta formativa e che questa si adatti velocemente alle richieste del mondo del lavoro.

8) Per migliorare le condizioni contrattuali e salariali la via del liberismo, come sempre, è quella di una sana (e lecita) concorrenza. La concorrenza, oltre ad essere fondamentale per la meritocrazia, spinge le imprese a contendersi i lavoratori più appetibili che otterranno stipendi più elevati e spingeranno anche altri volenterosi a migliorare per ottenere un simile trattamento, innescando un circolo virtuoso di cui beneficeranno lavoratori, imprenditori e consumatori.

Per ottenere ciò è necessaria una minore centralizzazione dei contratti ( che limita le condizione ad personam a favore del benessere del lavoratore) e zero leggi che favoriscono la concentrazione di settori dell’economia nelle mani di pochi soggetti (pubblici e privati). Un altro fattore fondamentale per la concorrenza è la mobilità del lavoratore, che è l’esatto opposto di voler fissare una persona al proprio lavoro.

La mobilità è essenziale per potergli permettere di vagliare diverse offerte operative, di rendersi conto del suo effettivo valore di mercato e per poterlo sfruttare nei momenti di contrattazione. La mobilità, oltre ad essere una grandissima libertà, è fondamentale anche per incentivare il lavoratore a migliorarsi per sfruttare le possibilità del mercato del lavoro e ad accumulare nuove esperienze e competenze.

Questi sono i principi liberisti (chi vuole ne metta altri o ne tolga alcuni) per un sano mercato del lavoro. Questo è molto diverso da quello di un governo che non accetta i numeri ottimisti forniti dall’INPS, afferma che Confindustria faccia terrorismo psicologico e che le banche abbiano atteggiamenti mafiosi; e che soprattutto si arroga il diritto di definire che tipi di contratti e lavori siano degni e quali no.

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