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Ieri come Oggi, amanti della ricchezza controllata

In Politica, Società

Negli anni sessanta il Boom Economico italiano veniva considerato, secondo i politici più influenti di quel tempo, un benessere disordinato, caos da domare. I consumi vanno bene, ma solo se sono pubblici, anziché privati. Se i cittadini hanno così tanti soldi, piuttosto che permettere loro di acquistare ciò che desiderano, tassiamoli perché se i soldi sono nelle casse dello Stato sono in buone mani. Benvenuti nel mondo della ricchezza controllata.

Probabilmente se non avessi scritto Anni Sessanta o Boom Economico, ci sarebbero state tante persone illuse che stessi parlando dell’attuale classe dirigente. Ebbene sì, come negli anni sessanta, oggi ritorna la passione per i consumi pubblici, a discapito dei consumi privati. A detta loro, i consumi privati non fanno girare l’economia, non contribuiscono – indirettamente – allo stipendio di un lavoratore, non contribuiscono al benessere di una nazione. Invece, i consumi privati non avrebbero rispetto di chi ha poco reddito, non avrebbero rispetto per la collettività, non avrebbero rispetto per le regole, non avrebbero rispetto per l’ambiente e l’aria che respiriamo. Praticamente, se hai dei soldi e decidi di spenderli sei nel torto; pertanto, la soluzione è consegnarli allo Stato, che si considera maggiormente idoneo di gestire i tuoi soldi.

Ma non parliamo solo di consumi micro-privati, ma estendiamo il nostro sguardo anche al consumo macro-privato. Non abbiamo fiducia nel rendere a disposizione dei privati cittadini un’azienda appartenente allo Stato, poiché il consumo privato sarebbe egoista. Ma la domanda mi sorge spontanea: ma qualcosa più egoista della gestione ALITALIA – che ha prodotto debito su debito a discapito dei cittadini contribuenti – esiste?

In sostanza, tutti vogliono programmare la nostra ricchezza. Ma ognuno ha la sua idea di “programmazione”. Abbiamo quelli che vogliono una ricchezza onesta, abbiamo quelli che vogliono una ricchezza moralista, abbiamo quelli che vogliono una ricchezza rispettosa del prossimo, abbiamo quelli che vogliono una ricchezza senza troppo difficile da ottenere. Ma soprattutto, questa ricchezza deve essere “sacrificata”, perché – sempre secondo loro – esistono persone che rimarranno eternamente povere e, perciò, devono essere aiutate fino alla fine.

Perciò, per coloro che vogliono governare la ricchezza, le proposte politiche sono:

nazionalizzare tutto ciò che è pubblico (quindi gestione totale da parte dello Stato dei servizi pubblici);

eliminare la concorrenza per il commerciante (il negozio che ha aperto da 10 anni non deve essere disturbato da chi decide di aprire oggi, specie se i suoi prodotti non sono italiani);

– aumentare lo stipendio ai lavoratori (fin qui tutto va bene, ma lo stipendio lordo – cioè senza il prelievo fiscale dello Stato – degli italiani è già alto);

– tutti i contratti a tempo indeterminato (dimenticando che ogni lavoro produce qualità per l’imprenditore e che questa qualità deve essere pesata);

assistenzialismo totale per chi vive in zone di alta disoccupazione (trascurando completamente le cause che lo favoriscono).

In conclusione, quella tendenza marxista-statalista, già forte e viva degli anni sessanta-settanta, sta tornando (o è già tornata)? La mia risposta è sì. Non si tratta di cambiamento o di novità, ma stanno riprendendo un filone del passato. Queste persone vogliono dirci come dobbiamo lavorare, vogliono la “rigenerazione del lavoratore”. Quarant’anni fa hanno creato la divisione di lavoratori di Serie A (con molti privilegi) e di lavoratori di Serie B. Oggi potrebbero creare anche i lavoratori di Serie C. Per non parlare che si sta tornando a dare per scontato – come negli anni sessanta – che i datori di lavoro siano gli eterni colpevoli.

Ma io chiudo con questa domanda, ma se non hanno fiducia nelle persone, come si permettono di candidarsi per governare la nazione?

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