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Il contratto dei metalmeccanici: inizio dell’incubo?

In Politica, Società

Nel 1973 nasce il nuovo contratto dei metalmeccanici. Evento straordinario per i lavoratori? Probabilmente sì per coloro che si ritrovarono a lavorare negli anni settanta, probabilmente no per tutto il resto. L’inaugurazione di questo tipo di contratto ritengo sia stato l’inizio di una rivoluzione, purtroppo negativa, non solo per il mondo dei metalmeccanici, ma per tutti i lavoratori. L’inizio della divisione tra lavoratori di Serie A e lavoratori di Serie B.

Ma andiamo per ordine, perché credo sia giusto motivare il mio giudizio.

Rafforza i sindacati, rafforza i lavoratori, ma non tutti.

Il nuovo contratto dei metalmeccanici non è un libretto, ma un macigno di parole e di pagine. Nemmeno se fai il furbetto e salti le pagine, puoi scampare perché se vai alla pagina 25 se ancora all’articolo 3 con il titolo “Osservatori paritetici in sede aziendale” (??????). Leggerlo credo sia da suicidio, però più scorri le pagine e più ti rendi conto che non è un macigno di parole per tutelare i lavoratori, ma per spiegare a tutti (politici e imprenditori in primis) che da questo momento in poi i sindacati hanno potere e possono fare quello che vogliono. Però credo di essere almeno un 50% bugiardo quando dico che il nuovo contratto dei metalmeccanici penalizzò i lavoratori. In realtà, chi era già inserito in azienda si poteva considerare vincitore del superenalotto; ma non solo loro, aggiungerei anche gli assunti fino alla fine degli anni novanta.

Inizia la burocrazia nel lavoro

Grazie al contratto dei metalmeccanici godi di speciali indennità se devi fare una qualsiasi trasferta, se hai una ricaduta della stessa malattia dopo un mese è normale, se lavori quattro anni sei super tutelato, puoi andare subito in pensione, se l’azienda è in crisi puoi contare sulla cassa integrazione. Un paradiso per i lavoratori? Forse per chi lavorava negli anni settanta-ottanta perché gli imprenditori non avevano scelta (alla faccia della democrazia). Peccato però che proprio quel contratto è uno dei principali responsabili della precarietà del lavoro, del lavoro in nero, della disoccupazione in Italia. Ma questa non è soltanto colpa dei Sindacati, ma anche della politica e dei governanti. Quando negli anni novanta iniziarono a verificarsi i problemi causati dal sistema rigidissimo dei contratti de lavoro, chi governava preferì favorire l’apertura di contratti di breve (forse troppo breve) termine, piuttosto che riformare quel macigno del contratto a tempo indeterminato.

Chi pensa ai lavoratori di serie B?

Nei primi anni del duemila in Italia ci sono due mostri in Italia, da una parte i contratti a tempo indeterminati, dall’altra i contratti a tempo (troppo) breve. Manca la democrazia perché gli imprenditori sono costretti a valutare la scelta meno costosa, licenziare è impossibile ed è meglio de-localizzare. Chi è stato assunto almeno prima del 2004 può vivere felice e tranquillo, ma solo l’azienda non delocalizza, altrimenti sono cavoli amari. I nuovi lavoratori (giovani e donne) fanno fatica ad inserirsi e tanti di loro nemmeno hanno mai avuto il contratto a tempo indeterminato. In 12 mesi sono riusciti a fare 5 lavori diversi in 5 posti differenti.

Conclusioni

Il contratto dei metalmeccanici non hanno tutte le colpe, ma ha la principale responsabilità di legittimare e di permettere ai governanti di continuare sulla linea di contratti sempre più burocratizzati, complessi, rigidi, ma soprattutto dei contratti poco utili sia al lavoratore che al datore di lavoro. Poi, smettiamola di parlare di dignità e di proporre soltanto l’abolizione dei contratti a breve termine. Iniziamo a riformare il contratto a tempo indeterminato e vedrete come trovare sarà più bello e semplice.

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