Perché dire no alla nazionalizzazione?

In Attualità

Perché dire no alla nazionalizzazione? In questi giorni, in tanti hanno espresso diverse opinioni. Noi del L’Individualista Feroce, liberali e liberisti, abbiamo espresso in diversi modi la nostra contrarietà, rispetto a quanto sostenuto dal Governo.

Partiamo dal presupposto che lo Stato non è la soluzione, lo Stato è un problema. Dicendo questo intendiamo dire che lo Statalismo non è in grado di risolvere un problema, ma riesce ad aprire le porte al clientelismo e alla burocrazia, se non al debito e all’inefficienza.

In realtà, osservando i favorevoli alla nazionalizzazione, l’impressione è che secondo queste persone esistano due tipi di persone, il cittadino e il privato. Il cittadino è il comune cittadino, che appartiene al popolo, quel cittadino indifeso che lavora e paga le tasse. Il privato è un’entità misteriosa; non si capisce chi sia esattamente, chi ritiene sia Soros, chi ritiene sia la finanza, chi ritiene sia la Merkel, chi ritiene siano i famosi poteri forti. Rispetto al cittadino, il privato è uno che si interessa al privato, a discapito di tutti. Esattamente, il privato sfrutterebbe lo Stato per i suoi profitti.

Di conseguenza, sempre secondo queste persone, la nazionalizzazione sarebbe la soluzione ideale per evitare che questo fantomatico privato agisca contro il cittadino; la nazionalizzazione sarebbe la soluzione ideale per coloro che dicono “chi ci proteggerà da questi privati?”; la nazionalizzazione sarebbe la soluzione ideale per coloro che dicono “perché la soluzione dei cittadini viene prima dei dividendi agli azionisti”; la nazionalizzazione sarebbe la soluzione ideale per coloro che dicono “commemorare 30 nostri connazionali morti grazie alle lobby”. Eccetera…

Peccato però, che il privato e il cittadino sono la stessa cosa, il primo non è superiore al secondo, il secondo non è inferiore al primo. Ma perché esiste questa differenza, secondo le persone? La differenza esiste perché esiste lo Statalismo. Lo Statalismo è la presenza medio-forte dello Stato sia nella gestione del welfare, sia nella gestione delle regole di mercato, sia nella gestione delle aziende. Quanto incide lo Stato sulle nostre vite?

Secondo i pro nazionalizzazione, la risposta potrebbe essere “molto, perché dentro ci sono i poteri forti che agiscono, che vivono solo di profitto”. Quindi lo Stato sarebbe lo strumento dei poteri forti per poter rafforzare il proprio profitto. Grande illusione.

Quando lo Stato interviene, direttamente o indirettamente, i primi a perderci sono proprio i cittadini. Visto e considerato che non esistono soldi pubblici, ma semplicemente i soldi dei contribuenti, questo dovrebbe far già notare che chi gestisce i soldi pubblici non è nella stessa posizione di chi gestisce i propri personali denari. I soldi dello Stato, paradossalmente, non ha proprietari, o comunque, i proprietari non possono occuparsi dei loro soldi perché “trattenuti” dalla mano pubblica.

In questo caso, l’entità misteriosa, i privati, avrebbe il lasciapassare per compiere i suoi atti immorali nei confronti della collettività. Ma la domanda mi sorge spontanea: se la gestione diretta dello Stato provoca questo tipo di comportamenti, ma perché insistere? Potrebbe esserci come risposta “se non togliamo i corrotti dalle istituzioni, è normale che andrà sempre così”.

Se volete mi potete smentire ma, per il momento, non mi risulta ancora che Statalismo e Onestà siano mai andati a braccetto. Direi che lo Stato tenti molto di più di Satana.

Ma non finisce qui. La nazionalizzazione, quindi la gestione diretta dello Stato, comporterebbe l’applicazione di prezzi non di mercato, ma prezzi politici. I prezzi politici è una situazione in cui lo Stato applica un prezzo inferiore al costo di produzione del servizio offerto. Questo vuol dire che noi pagheremo due volte l’autostrada, la prima direttamente, la seconda indirettamente.

La prima per chi la percorre, quindi con i vari abbonamenti o per chi percorrerà l’autostrada per breve tempo. CasaPound, Movimento 5 Stelle i vari partiti comunisti sembrano molto d’accordo, prezzi popolari, abbonamenti annuali di 80€.

La seconda per il resto dei cittadini, poiché quando viene applicato un prezzo politico, essendo una perdita economica annunciata già in partenza, quest’ultima deve essere compensata dalle imposte. Quindi, aumenteranno il debito e le imposte, prima aumenterà il primo e poi il secondo, oppure sarà il contrario.

Comunque vada, sarà l’ennesimo disastro economico dello statalismo italiano.

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