fbpx

La questione occupazionale-assistenziale

In Attualità, Economia, Politica

Dopo anni di processi, trattative e quant’altro, la questione Ilva non è ancora del tutto risolta. Questo governo, in particolar modo nella figura di Luigi Di Maio che se ne occupa in prima persona, sembra stia facendo il possibile per ritardare ancora la conclusione della vicenda rischiando di distruggere l’azienda in questione.

Voglio però soffermarmi su un punto che ha coinvolto la vendita (non ancora definitiva) e di un aspetto del contratto: la questione occupazionale.

Nello stabilire i termini per i possibili interessati che poi avrebbero partecipato alla gara per aggiudicarsi la compagnia, era stato (non so tecnicamente e dettagliatamente i termini) che il vincitore avrebbe dovuto mantenere in pianta stabile – con contratti a tempo indeterminato e art. 18 (non so se l’art. 18 riguarda tutti o solo quelli che sono rimasti anche durante la cassa integrazione) – circa 10.000 lavoratori.

E qui arrivo al punto. La nuova azienda è costretta ad accollarsi dei lavoratori, che gli serva oppure no. “Cosa cambia per noi”, potreste dire, “se questi (che sono pure stranieri) si accollano un po’ di persone che forse non vorrebbero neanche?” Provo a spiegarmi.

Nel formulare un’offerta i partecipanti cercano di capire quali saranno i costi, i ricavi e perciò i profitti che potranno trarre da questa compagnia. Calcolati i profitti, formuleranno un’offerta che per loro è adeguata ad intraprendere il rischio di gestire questa azienda. Esempio veloce: nei prossimi 10 anni: costi 1 milione, ricavi 2 milioni, ergo profitti per un milione. Un offerente potrebbe offrire 500 mila euro, un altro 600 mila ecc. Nessuno si avvicinerebbe molto con l’offerta al milione di profitti perché non gli sarebbe conveniente, e sarebbe molto più intelligente investire in titoli molto più sicuri con un minimo rendimento.

Premesso che la gara per Ilva era praticamente una contrattazione uno a uno (l’altra cordata era semipubblica e ha offerto pochissimo, parole dell’ex ministro Calenda), veniamo al problema: se si impongono costi ai possibili compratori, come il mantenimento di lavoratori che costano più di quanto rendono all’azienda (oltre ad essere una coercizione per il compratore), le offerte per l’azienda si abbasseranno automaticamente perché i profitti prospettati saranno minori.

E dato che “l’incassatore” dell’offerta è lo Stato, che vive grazie ai contribuenti, una minore offerta si traduce in costo occulto per i contribuenti, che si vedono per la milionesima volta costretti ad accollarsi il costo di un posto di non lavoro. Il grande problema è che la questione occupazionale è sempre contenuta nelle contrattazioni per le aziende che sono in difficoltà e di cui lo Stato si fa curatore (vedasi Embraco) e queste sono centinaia ogni anno, ergo decine di migliaia di persone che passano dal lavorare perché utili, al lavorare perché utili al politico di turno e a spese del contribuente.

Di giornalisti e politici però che lo fanno notare non riesco nemmeno a vederne l’ombra, probabilmente perderebbero copie e consenso.

Articoli consigliati

Inizia a scrivere e premi Enter per cercare