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Trapassa il paladino della libertà sessuale: Onore a Zanza

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Non sono un avventore della Riviera romagnola perché prediligo la Versilia. Le discoteche sull’Adriatico hanno nomi esotici che non mi ricordano niente, mentre La Capannina e La Bussola raccolgono nel loro nome una storia indimenticabile alla quale guardiamo con lo specchietto retrovisore e col sorriso amaro di chi quella felicità, anzi serenità, sa d’averla perduta. Leggete Edoardo Nesi, leggete la sua Storia della mia gente e pensate. 

Però in Versilia non abbiamo mai avuto lo Zanza, il re dei vitelloni della Riviera morto qualche giorno fa di crepacuore mentre stava tecnicamente scopando in camporella con una ventitreenne, lui che ne aveva sessantatré. In Versilia abbiamo avuto molti anni fa gli Agnelli che giocavano a carte in Capanna, poi Jerry Calà e De Sica nei film che potremmo battezzare “cinevongoloni”, fratelli dei cinepanettoni natalizi, una qual certa malinconia e lentezza che accompagnano da sempre le giornate sulla spiaggia, vero riposo, vera spocchia, e un conseguente approccio all’adescamento di donne con cui scambiarsi piacevoli effusioni. C’è libertà nell’esibire, ma non nello scopare. Una donna devi ipnotizzarla, non convincerla. Lo Zanza, invece, faceva il contrario.

Era uno di quelli che sta fuori dalle discoteche e il cui compito comprende tutto e niente. Secondo me lo hanno definito “buttadentro” e non più comunemente “buttafuori” per la sua propensione ad entrare, massimamente desideroso di rimanere e svogliato quando giungeva il momento di uscire. In Versilia non esiste la camporella, in Versilia esistono le tende sulla spiaggia.

È comodità e non eroismo. Lo Zanza era difatti un eroe a tutti gli effetti, io, al massimo, uno affezionato alla comodità. Difatti penso a cosa significherebbe soddisfare centoquaranta donne a stagione: un viaggio all’inferno senza la certezza di riemergerne tutt’intero. È un lavoro da schiavi a tutti gli effetti. Sarei un puttano, e la cosa non è che mi devasti. Sarei tecnicamente usato, e il pensiero non è che mi disturbi. Forse perché non sono una donna, forse perché sono un realista. In questo probabilmente gli somiglio.

Pensate che arrivavano donne dall’estero solo per provare quel particolare e tipico prodotto della Riviera. Roba da far accapponare la pelle ai pudici e guardoni d’oggi, cioè i moralisti che hanno creato il clima di terrore per cui nella Repubblica Islamica d’Italia un grande occhio veglia su di noi e carbonizza con fiamme giudicatorie il porco. 

Ecco, lo Zanza è morto di crepacuore tra le braccia di una che poteva essere sua figlia. Se ne è andato mentre veniva, e per quanto sia abbastanza fastidioso morire, viste le sue passioni non mi pare poi così malvagia la modalità da lui adottata.

È un vessillo di libertà. Ha alimentato una logica di mercato per cui al consumatore si deve proporre un prodotto accattivante e d’eccellente qualità. Lo Zanza era tutta questa roba qui. Eppoi ha scopato senza freni in tempi di sguardi che sono molestie e di senso comune del pudore, tragici momenti in cui non esiste la moralità e l’etica di ogni individuo ma in cui dei cialtroni vestiti a festa hanno deciso che ne esiste una sola a cui tutti dobbiamo omologare le nostre condotte.

Mentre nelle aule giudiziarie e nei salotti tivù furoreggiava la polizia del perbenismo sessuofobico, Giuliano Ferrara urlava in piazza che “siamo tutti puttane”. Lo Zanza ascoltava e metteva in pratica. Si immolava per la causa. Anche con ragazze sensibilmente più giovani di lui, perché l’amore non ha età e la libertà tanto meno.

Non so se abbia rappresentato un modello italiano e roba simile, discorsi forse vuoti di cui ci riempiamo la bocca quando staniamo una straniera. Non lo so e non mi interessa, proprio come quando accusavano Berlusconi di aver divulgato nel mondo la figura del maschio arlecchino e puttaniere. Ed era solo uno che rivendicava il diritto di fare in casa proprio ciò che più gradiva, senza isterismi e senza utilizzare la sua privacy come trama per romanzi origliatori d’appendice.

Lo Zanza vi è riuscito addirittura all’aria aperta, violando chissà quante volte la legge che vieta di scopare nei luoghi pubblici. È il tipico ribelle che non molla mai, dedito al lavoro e pronto a morire nell’esercizio delle sue funzioni. Onore a te, che sei il più grande di tutti gli eroi.

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