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Enigma socialista

In Attualità

Quando scopri che il budget a disposizione non è abbastanza, ti ritrovi in una posizione molto scomoda. Si ritrova spesso in questa posizione il politico socialista, subito dopo aver scoperto che il totale della lista della spesa previsti nella legge di bilancio. Si sono ritrovati in questa posizione tanti governanti italiani nel corso della storia. Si ritrovano, oggi, in questa situazione anche il trio Salvini-Di Maio-Tria?

In poche parole, le coperture non sono abbastanza per coprire i 40 miliardi previsti dalla legge di bilancio. Non solo il governo del cambiamento si è permesso di produrre nuovi debiti a discapito dei cittadini, imponendo il deficit al 2,4%; non solo la lista della spesa attuale sta già spremendo le tasche dei cittadini (oggi la spesa pubblica costa circa 5000 euro a cittadino, quasi 15000€ a famiglia); ma quanto fatto precedentemente, non è abbastanza per le casse statali.

L’impressione è che lo Stato voglia percorrere una strada fra tre possibili, almeno secondo i loro schemi mentali:
– Nuovo deficit;
– Aumentare le tasse;
– Tagli ai servizi statali.
Tre strade, ma ciascuna è socialista. Perché? Ve lo spiego subito.

 

Nuovo Deficit

Sarebbe la scelta primaria per una parte del governo, ma anche la più pericolosa. Non pericolosa soltanto perché l’Unione Europea non tollera questo tipo di decisione, ma pericolosa perché potrebbe logorare, sempre di più, le tasche e il futuro degli italiani. Come ho già scritto in un altro articolo,

“Il deficit è un doppio male perché consisterebbe nel creare nuovi debiti che dovranno essere ripagati da lavoratori del domani. Il vero problema del deficit è che il lavoratore del domani dovrebbe pagare due volte le tasse, il primo per finanziare i servizi fondamentali, il secondo per pagare i debiti del passato”

Nuove tasse

Parlare di altre tasse in uno dei paesi più tassati d’Europa è davvero incredibile, ma il rischio è dietro l’angolo. Negli anni sessanta, i governanti ritenevano che la ricchezza dovesse essere “governata“, nonostante l’inflazione e l’inizio del declino fossero dietro l’angolo. Alla risposta, rispetto a quest’ultimi due problemi, era da parte loro la seguente, “la ricchezza deve essere governata di più”. Lo stesso discorso, a quanto pare, vale anche in Italia. Lasciare il nostro presente e il nostro futuro nelle mani delle Stato, attraverso l’acquisizione di pieni poteri che richiedeva una pressione fiscale sempre più alta, è stato un progetto fallimentare. Pensare di aumentare le tasse per risolvere il problema, non distruggerà la povertà, ma aumenterà sempre di più.

Tagli ai servizi

Quando sento parlo di “ritocchi” O “tagli” al welfare state italiano, penso che sia il punto più basso per il sistema politico. Se uno Stato decide di ritoccare il suo interventismo nell’assistenzialismo, lasciando la pressione fiscale invariata, vuol dire che il contribuente sarà due volte beffato. Nonostante un cittadino paghi le tasse per ricevere un servizio offerto dallo Stato, non solo riceverà un servizio più scadente del previsto, ma non avrà abbastanza soldi – perché impoverito dalle tasse – per rivolgersi altrove.

In conclusione, siamo molto lontani da quello che dovrebbe essere fatto per l’Italia. La nazione ha bisogno di un progetto liberista che consista in una riforma di riduzione dei ruoli dello Stato; taglio concreto della spesa pubblica; abbassare gradualmente la pressione fiscale ed eliminare le tasse inutili; mettere in condizione il cittadino di poter lavorare e guadagnare il possibile.

Come diceva la nostra cara Maggie Thatcher

“Credo che la persona che è pronta a lavorare più sodo è quella a cui spetta il compenso maggiore, un compenso che dovrebbe restargli anche dopo le tasse. Dobbiamo appoggiare i lavoratori e non gli imboscati: che non è solo lecito ma lodevole voler migliorare la propria famiglia con il proprio impegno”.

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