Che liberale sei? Cinque liberali per trovare la tua strada

In Politica

Il liberalismo ha sicuramente dei valori fondanti, ma non esiste un manifesto del partito liberale e potremmo dire che ogni liberale ha la sua personale ideologia, che poi può essere raggruppata in una delle macroaree che compongono il liberalismo.

In questo articolo parleremo di cinque liberali diversi tra loro, anche in modo radicale, per dare alcuni spunti ai lettori.

Margaret Thatcher: Liberismo conservatore

Margaret Hilda Thatcher, primo ministro inglese dal 1979 al 1990 fu protagonista di una vera e propria rinascita economica del Regno Unito, all’epoca lacerato da sindacati che dettavano legge, lavori inutili per l’economia ma intoccabili e, in generale, da una società ancora ancorata all’economia pre guerra mondiale.

La Thatcher si contraddistinse per la sua giusta caparbietà: Nota è la sua frase “The lady’s not for turning“, non si torna indietro. Infatti nei primi anni le sue politiche, eliminando lavori inutili, crearono disoccupazione che solo dopo qualche anno rientrò nella norma, dimostrando come in effetti il mercato sia stato in grado di regolarsi.

Credeva inoltre fortemente nel principio per cui tutti sono capitalisti: Favorì infatti la vendita delle case popolari a chi ci viveva dentro e la vendita delle azioni delle aziende statali, privatizzate, ai lavoratori.

Durante il suo governo si vide un’ampia crescita del PIL, una riduzione del debito ma soprattutto un calo costante dell’inflazione.

A dispetto del nome dell’ideologia per la sua epoca la Thatcher si rivelò abbastanza progressista: Fu tra i pochi deputati tory a votare la depenalizzazione dell’omosessualità maschile e dell’aborto e, mentre in USA si faceva la guerra alla droga senza quartiere, prese misure per tenere i tossicodipendenti al sicuro dall’HIV, ad esempio fornendo aghi puliti per prevenire gli scambi.

Luigi Einaudi: Ordoliberalismo all’italiana

Luigi Einaudi fu il secondo Presidente della Repubblica Italiana, monarchico e membro del Partito Liberale come il suo predecessore Enrico De Nicola.

Nominato Senatore del Regno nel 1919, supportò per le elezioni dello stesso anno una piattaforma che proponeva il decentramento, la fine del protezionismo e l’europeismo ante litteram, supportò la prima politica economica fascista in risposta ai dazi doganali del governo Giolitti per poi distaccarsene e diventare profondamente antifascista.

Dopo il referendum del 1946 divenne ministro nell’area dell’economia, dove pose le basi per il boom economico degli anni ’50 e ’60.

Einaudi era fortemente contrario ai sussidi, che riteneva svantaggiosi e dannosi per il progresso, e supportava una tassazione proporzionale, a patto che ad essa corrispondessero servizi migliori e infrastrutture più efficienti e non fosse un vuoto sistema per raggiungere una presunta giustizia sociale.

Pim Fortuyn: Liberalismo conservatore

Pim Fortuyn fu un politico olandese, dipinto dai giornali di sinistra come paradosso: Gay ma fortemente anti islamico.

Il paradosso, ovviamente, non c’è da nessuna parte: Pim Fortuyn, barbaramente assassinato da un estremista ambientalista che voleva difendere “le minoranze”, credeva semplicemente che una società islamizzata non potesse garantire alcuna delle libertà a cui egli fortemente teneva come i diritti gay, l’uguaglianza tra i sessi e la libertà di parola.

In economia Fortuyn era fortemente liberista: Amante di Margaret Thatcher sosteneva la deregulation, il laissez faire e il governo minimo, oltre che repubblicano.

Fortuyn fu dunque un conservatore nel senso più nobile della parola: Voleva conservare le libertà dal nemico che voleva abbatterle e che, in Olanda, era più l’islamismo che il comunismo. A molti non piace dirlo ma è ovvio: Una società che ha come costituzione il Corano non può aver nulla a che fare col liberalismo.

Inoltre ebbe una forma di comunicazione populista, aprendo una stagione di liberalismo populista ancor oggi esistente: Il motto della sua lista era “at your service” ed è ben noto un video in cui Fortuyn fa il saluto militare agli elettori ponendosi al loro servizio.

Vaclav Havel: Liberalismo verde

Classificare politicamente Vaclav Havel, ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo della Cechia è abbastanza difficile perché ricoprì sempre ruoli più onorifici che pratici. Si potrebbe dire che Havel fu un amante della libertà nel senso più ampio del termine, che sviluppò il suo pensiero politico, forse inconsapevolmente, nel solco dell’ordoliberalismo.

Fu grande avversario sul campo di Vaclav Klaus, suo successore alla presidenza e noto liberista hayekiano: Si oppose principalmente alle privatizzazioni a voucher, col timore che portassero a povertà e magheggi, come accadde ad esempio in Russia.

Punti principali dell’idea di Havel furono l’ambientalismo, tanto da portarlo ad aderire ai Verdi Cechi, partito di centro, dal 2004 alla sua morte (prima supportava l’Alleanza Civica Democratica, partito di centrodestra che candidò per la prima volta Karel Schwarzenberg, altro nome del liberalismo ceco nonché consigliere di Havel) e l’esistenza di una società civile, idea invece fortemente avversata da Klaus.

Havel è ritenuto uno dei più importanti avversari del comunismo nell’Europa orientale e ha goduto del plauso di gran parte del mondo libero e, grazie alla sua propensione al dialogo, ha unito gran parte della società ceca: Dalla destra conservatrice al centrosinistra socialdemocratico passando per il centro cattolico o hussita.

Camillo Benso: Liberalismo classico

Camillo Benso, Conte di Cavour, primo ministro italiano e fautore dell’Unità d’Italia. Benso fu uno dei pochi liberali classici della storia: Sostenitore di un modello italiano semi-federale a livello regionale, sosteneva l’integrazione europea su modello confederale e riteneva il libero mercato la base di tutto e le infrastrutture, da costruire con aiuto pubblico ma da parte di privati, il sistema operativo di esso. Ovviamente si oppose con forza ai dazi, da evitare a tutti i costi a suo parere.

Benso propose dunque un’Italia, purtroppo, mai attuata: Decentrata, liberale ed europea, un modello ancor oggi vincente e, soprattutto, possibile

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